Tutti pazzi per il Project Finance

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Tra criticità e potenzialità, occorre una visione corretta perché un’operazione abbia successo

(Articolo pubblicato su “Il Salentino” del 26 maggio 2012)

Tra gli argomenti più citati durante la campagna elettorale nei diversi comuni chiamati al voto vi è stato, senza dubbio, il Project Finance. Musica per le orecchie di chi, come me, dedica da tempo particolare attenzione a questo argomento ed ora lo trova al centro del dibattito pubblico. Come ho fatto in altri casi, però, rivolgo a tutti l’invito ad essere cauti e ad affrontare anche quest’argomento con la giusta consapevolezza.
Infatti, pur essendo uno strumento innovativo, un potenziale motore di sviluppo, una soluzione in molti casi “geniale” per realizzare un’opera pubblica, la sua applicazione non ha presentato sempre un quadro idilliaco. Anzi, spesso operazioni di questo tipo sono fallite nelle fasi iniziali. Perciò occorre comprendere in profondità di cosa si parla e le ragioni di tali fallimenti che, se ben comprese, possono divenire la base per il successo.

Il “Project Finance”, letteralmente tradotto con l’espressione italiana “Finanza di progetto”, è uno strumento di finanziamento di investimenti di tipo infrastrutturale con un certo grado di complessità. Sviluppatosi negli Stati Uniti (anni ’50) e nel Regno Unito (anni ’80), ha trovato sempre maggior applicazione in Italia negli ultimi anni come modalità capace di dare una risposta concreta all’ostacolo della mancanza di risorse, per le amministrazioni pubbliche, da destinare al finanziamento di opere ed investimenti pubblici, mediante l’impiego di capitali privati e l’ingresso di soggetti privati nella gestione delle opere realizzate.

Tra le principali motivazioni alla base della diffusione del Project Finance vi è, infatti, la situazione relativa al quadro della finanza pubblica che è andato via via delineandosi, con i vincoli stringenti derivanti da Maastricht fino ai giorni nostri. Spesso, in precedenti articoli, mi sono soffermato a descrivere la situazione di difficoltà finanziaria nella quale versano le amministrazioni: patto di stabilità, ridotti trasferimenti da enti sovraordinati, mancanza di risorse adeguate a coprire il costo di opere strategiche per un territorio. Tale situazione impedisce di ricorrere alla “finanza tradizionale” e il Project Finance (insieme alle altre forme di partnership pubblico-private, per esempio il Leasing) diviene, pertanto, una delle poche vie percorribili. Tralasciando in questa sede, per ovvi motivi, gli aspetti più tecnici e le classificazioni, mi propongo di fornirne una descrizione semplificata e generale, ma, lo spero, ugualmente adeguata. Ciò non toglie che sia necessaria un’analisi più specifica di questo strumento per chiunque intenda farne uso.

L’aspetto principale da tener presente è che si tratta di un’operazione di finanziamento nella quale l’attenzione si sposta dal finanziare un’azienda al finanziare un progetto. Pertanto, il sistema di garanzie alla base dell’operazione non è più di tipo tradizionale (ad esempio, garanzie reali come l’ipoteca): la garanzia necessaria è la sostenibilità economico-finanziaria del progetto. In sostanza, questo significa che l’opera realizzata deve essere in grado, mediante la sua gestione, di produrre flussi di cassa sufficienti a garantire un recupero delle risorse investite nonché una congrua remunerazione ai soggetti che a vario titolo hanno concorso alla realizzazione dell’investimento e alla sua gestione. In questo modo possono essere realizzate opere, ritenute strategiche per l’interesse pubblico, con un impatto nullo o, in taluni casi, minimo, sul bilancio dell’amministrazione. Le principali tipologie di opere realizzate mediante questo strumento (proprio per la ragionevole certezza sulla realizzazione di adeguati flussi di cassa) sono: impianti del settore energetico, sportivo, ospedali e cliniche, parcheggi, cimiteri.
Un altro aspetto tipico di un’operazione di Project Finance è che i soggetti presenti nel raggruppamento aggiudicatario della gara (ad esempio costruttore, gestore, fornitore, ecc.) costituiranno un’apposita “società di progetto” che ha come oggetto esclusivo la realizzazione e la gestione dell’opera fino al momento in cui le somme investite non saranno state adeguatamente remunerate (molte operazioni prevedono una durata mediamente pari a trent’anni). Lo strumento giuridico alla base dell’operazione è la Concessione di costruzione e gestione.
La “società di progetto” è una società spesso definita come “scatola vuota”: si tratta, infatti, solo di un contenitore, di una veste giuridica con la quale si “blinda” il progetto e lo si separa, a tutela della riuscita dell’operazione, dai patrimoni e dalle attività dei soggetti che ne fanno parte.
Terzo aspetto fondamentale è la costruzione di un pacchetto di contratti mediante i quali si trasferiscono i diversi rischi connessi con l’operazione in capo ai soggetti in grado di gestirli nel miglior modo possibile. In particolare, perché si configuri un’operazione di Project Finance, il rischio di costruzione, gestione e finanziamento devono essere trasferiti al soggetto privato.
Gli interventi legislativi volti a regolamentare lo strumento, da metà degli anni ‘90 fino ai giorni nostri sono stati molteplici; negli ultimi anni sono stati introdotti, mediante specifiche norme, alcuni elementi necessari a snellire degli inutili appesantimenti procedurali che, di fatto, spesso bloccavano molte operazioni. L’ultimo intervento volto a dare un ulteriore impulso al Project Finance riferisce al recente “Decreto Sviluppo”.

In conclusione, per le amministrazioni è importante approcciarsi al Project Finance con la consapevolezza che si tratta di uno strumento di finanziamento che necessita di particolari, accurate e scrupolose analisi economico-finanziarie. Molte criticità emerse dall’osservazione della maggior parte delle operazioni fallite, infatti, riguardano l’approccio eccessivamente burocratico-giuridico allo strumento. Dotarsi di uno Studio di fattibilità, con un puntuale Piano economico-finanziario che proietti i flussi di cassa per tutta l’eventuale durata della Concessione, diviene per le amministrazioni condizione di fondamentale importanza. Esso è necessario anche per avere contezza dei risultati che il privato potrà conseguire ed avere, quindi, maggior potere contrattuale per negoziare condizioni più favorevoli per i cittadini, ad esempio nell’applicazione delle tariffe o nella configurazione del servizio.
Non va, infatti, dimenticato che si tratterà comunque di un servizio di tipo pubblico anche se gestito da soggetti privati. Questa visione è necessaria per costruire operazioni con un’elevata probabilità di successo ed un equo mix tra condizioni economico-finanziarie ed accettabilità sociale.

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