Più soldi in tasca ai lavoratori!

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Oltre alle misure sul sistema finanziario globale che auspicavo nei precedenti articoli, oltre ai vostri suggerimenti preziosi, credo davvero che sia necessario, in questo momento storico caratterizzato da una difficoltà economica notevole (difficoltà che si ripercuote sulla fiducia e sulla speranza nel futuro), considerare un dato. L’attuale crisi non può far andare in secondo piano l’evidenza sul fatto che moltissimi lavoratori già avvertono da tempo difficoltà a sostenere l’aumento del costo della vita.

Tutta quella fascia di lavoratori non può essere dimenticata o lasciata in balia di misure una tantum solo perché oggi la “crisi” globale detiene il primato tra le notizie e le preoccupazioni. Io credo che una misura assolutamente opportuna sia indirizzare denaro pubblico per finanziare la riduzione del cosiddetto cuneo fiscale, ma in modo davvero percepito, reale, consistente.

La strada che si era intrapresa qualche anno fa, sotto questo punto di vista, è a mio parere molto opportuna a andava perseguita. Vediamo perché.

Ridurre il “cuneo fiscale”, cioè le somme prelevate dallo Stato sugli stipendi e i salari dei lavoratori (sia lato datore di lavoro che lato lavoratore) che si sostanziano in contributi e imposte, significa lasciare nelle tasche dei lavoratori più soldi. Inoltre, una parte di riduzione andrebbe sul lato datore di lavoro, facendo incidere meno il lavoratore sui costi dell’azienda ed evitando, in tal modo, numerosi eventuali licenziamenti. Visto il dibattito di questi giorni su “soldi veri/soldi falsi”, potremmo dire che quelli sono soldi verissimi e…utilissimi! Sono un aiuto indiretto ma concreto!
Poiché di solito un aumento del cuneo fiscale è valutato come maggiore equità, poiché aumenta il ruolo redistributivo del sistema fiscale, e viceversa una sua riduzione è segno di un orientamento verso maggior efficienza allocativa a scapito dell’equità (per il noto trade-off tra equità/efficienza sempre presente nelle grandi scelte di politica economica e fiscale), per recuperare equità occorrerebbe orientare la maggior riduzione del cuneo prioritariamente verso quei lavoratori con reddito complessivo familiare inferiore.

Inoltre, verso tante altre situazioni andrebbero orientati i fondi pubblici che ora sono impiegati in misure tampone ma che esauriranno prestissimo la loro funzione. Ad esempio, non si può più pensare che possa andare avanti la situazione di migliaia di ricercatori universitari che fanno la fame! Alcuni vanno avanti per mesi senza vedere un soldo, poi cominciano a percepire una miseria come 600-700-800 euro al mese… E’ un vero scandalo.
Per non parlare, poi, della “moda” che oggi ha preso il sopravvento: è diventato “normale” chiedere a qualcuno di lavorare gratis, per mesi e mesi, sottoforma di stage e formule simili!

Queste ma tante altre misure sono necessarie oggi più di ieri! E la crisi globale non può e non deve oscurare la situazione di migliaia di persone che non possono più aspettare per vedere riconosciuto il loro diritto a vivere una vita dignitosa.

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