Informazione

La mia esperienza a L’Aquila [di Leandro Candido]

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[Ricevo e pubblico un articolo da parte di Leandro Candido. Amico, nostro concittadino, laureato in Ingegneria e brillante studente dell'Alta Scuola Politecnica - Milano. Ci racconta la sua esperienza a L'Aquila con un articolo ricco di particolari tecnici ed umani...]

Carissimi amici,
penso sia un gesto carino condividere con tutti voi la mia esperienza a L’Aquila dopo il tragico evento sismico dello scorso 6 Aprile. Per tale motivo ho deciso di scrivere e di mettervi a disposizione la presentazione che ho esposto ai miei colleghi del corso di Costruzioni in zona sismica. Ringrazio vivamente Carlo per la generosità con cui presta il suo spazio all’uso pubblico.

Tutto è cominciato con la speciale opportunità di intraprendere un lavoro di tesi nell’ambito di un progetto di ricerca sul comportamento di elementi strutturali sottoposti a carichi sismici in cui è coinvolto il noto Prof. Spacone, che insegna all’Università di Pescara. Grazie a lui, ho avuto la possibilità di visitare L’Aquila due volte nell’arco di un mese a pochissimi giorni di distanza dal terremoto.
In particolare, il 16 Aprile ho preso parte alle operazioni di verifica dell’agibilità antisismica degli edifici siti in Assergi, piccola frazione di L’Aquila distante 4 km, mentre il 24 Aprile mi sono unito ad una squadra di esplorazione di ingegneri che quasi in modo piratesco è andata per le vie di L’Aquila (ma non in centro, blindatissimo!) a caccia di strutture danneggiate che potessero essere di interesse didattico e scientifico.

Qui ho potuto osservare tipologie costruttive del tutto differenti.
Ad esempio ho visto abitazioni dei centri storici di antica origine, dove praticamente le case erano appoggiate una all’altra e dove si è verificata la maggiore distruzione. Per darvi un’idea, pensate che queste case avevano delle “tegole” fermate da massi e pietre posizionate al di sopra di esse, e che le scosse hanno catapultato per strada. Nei centri storici ho visto anche molte case costruite tra i primi del novecento e gli anni ’40, in cui lo schema era quello classico a volte, esattamente come quelle delle case dei nostri nonni a Melendugno. Bene, la maggior parte di queste volte non avevano “catene” orizzontali che servono principalmente a contenere la spinta che la pesante volta stessa impone ai muri cui si poggia. Inoltre le volte lavorano molto bene se compresse, ma il sisma, nel suo caratteristico scuotimento in tutte le direzioni, inverte le forze all’interno delle strutture causando la rottura e spesso il collasso delle stesse. Essendo inoltre i materiali antichi, si capisce come queste strutture siano crollate molto presto e come in questi casi solo la provvidenza ha potuto scegliere quali abitazioni salvare. Lo stesso tipo di comportamento è stato dimostrato dagli edifici costruiti in muratura “a sacco”, cioè gettando senza regola pietre e malta cementizia dentro delle casseforme che danno la forma desiderata agli elementi.

Niente a che fare con le case in muratura di recente costruzione. Ho visto infatti, una tipologia di costruzione che ha retto magnificamente agli attacchi del sisma. Si tratta di edifici costruiti con blocchetti pieni di calcestruzzo (per intendersi, come i mattoni che vediamo nelle case in costruzione nella nostra zona, ma completamente pieni). Queste strutture, non più alte di tre piani, non hanno avuto danni per due motivi essenziali. In primo luogo le forze sono state uniformemente distribuite lungo tutta la struttura, e in secondo luogo erano state costruite dai proprietari stessi, che ci avevano messo molta attenzione ed esperienza, e che non si erano di certo risparmiati nell’uso dei materiali. Queste strutture sono state decisamente più efficaci confrontate ad altre equivalenti costruite con telai in calcestruzzo armato.

Venendo a queste ultime, si tratta delle costruzioni di maggiore interesse scientifico perché costruite in tempi più recenti e in accordo ai criteri normativi che si sono succeduti dal dopoguerra. Qui si possono distinguere nettamente due categorie: le strutture pre-1984 e quelle post. Le prime infatti, sono state costruite in totale assenza di criteri normativi attenti agli aspetti sismici, in quanto la conoscenza dei fenomeni era limitata e la sensibilità e l’approccio a tali eventi erano significativamente meno razionali e razionalizzati. In questo caso quindi, non si può parlare di negligenza o imperizia da parte dei progettisti di quegli edifici che sono crollati o almeno parzialmente collassati. Diverso è, invece, il caso delle costruzioni post-1984. Infatti, il terremoto dell’Irpinia scosse l’opinione pubblica e spinse i centri universitari e i governi verso l’adozione di criteri che aprissero alla prevenzione degli eventi sismici, iniziando con una prima classificazione e mappatura del territorio italiano. Le strutture post-1984, e quindi piuttosto recenti, non sarebbero dovute collassare, ma subire tutta una serie di danni, che sono assolutamente nelle regole del gioco. La tipica rottura a croce che si verifica sui muri, la caduta degli stessi e il danneggiamento di tutti quegli elementi che non hanno la funzione di reggere la struttura è consentita, sebbene sia comunque alto il rischio che qualcuno possa essere colpito. Lo scopo dell’ “ossatura” di un edificio in caso di evento sismico non è altro che quello di evitare il collasso. Anche spostamenti e deformazioni sono leciti purchè la fuga sia garantita e purchè non vi sia il crollo!

Eventi tragici come questi mostrano come l’esigenza della sicurezza dei cittadini porga una priorità ai governi, nella direzione dell’adozione dei pacchetti normativi più recenti e che sono in grado di essere continuamente aggiornati. In Italia, purtroppo, si assiste alla tendenza inversa, cioè a rimandare l’entrata in vigore e l’adozione degli Eurocodici, che sono la norma di riferimento a livello europeo e di cui solo parte è contemplata nelle nuove Norme Tecniche per le Costruzioni (del 2008 ma non ancora cogenti). Nei comuni in zona 4, quelli a minor rischio, come Melendugno, è ancora consentito progettare con il criterio delle Tensioni Ammissibili che appartengono alla scuola tradizionale di progettazione ma che è stata ampiamente superata in tutti gli stati europei. Si registra una forte resistenza da parte della categoria dei Professionisti ad evolvere verso i nuovi criteri.

Termino questa prima parte di analisi osservando che la responsabilità principale dei crolli delle strutture recenti è imputabile in alcuni casi ad errori progettuali e in altri alle imprese esecutrici che spesso hanno speculato sui “dettagli costruttivi” cercando di risparmiare sui ferri e di allungare con acqua il cemento, contravvenendo alle prescrizioni progettuali e confidando sul fatto che ad opera fatta solo l’involucro è visibile. Nella presentazione che vi allego e che manca delle animazioni, potrete scendere nel dettaglio delle problematiche citate. Non abbiate paura, sono principalmente immagini.

Vorrei ora abbandonare gli aspetti tecnici e raccontare quelli umani, per condividere con voi quali siano state le sensazioni vissute sul posto. Il giorno della verifica di agibilità ho incontrato le popolazioni locali presso le tendopoli, dove erano stati allestiti i centri di organizzazione della Protezione Civile e dove la gente viveva collettivamente il momento tragico lasciando che l’unione li rafforzasse nella loro identità. La gente è stata molto calda e in ogni momento traspariva la loro capacità di essere ospitali e la loro richiesta di conforto. Se la PC ci chiedeva di verificare l’agibilità degli edifici la gente ci chiedeva quanto sarebbe durato ancora. A molte case abbiamo assegnato un’agibilità completa con effetto immediato di rientro perché erano praticamente illese. Bene, i proprietari ci hanno confessato che non sarebbero tornati a dormire perché avevano troppa paura e che avrebbero trascorso le nottate in macchina in cui si sentivano più sicuri. Alla domanda, “quanto pensa sia durato?” la risposta più frequente è stata “2-3 minuti, anche più!”. Si è trattato invece di soli 20 secondi. Di fatto, la combinazione del moto ondulatorio con quello sussultorio è stata micidiale per chi l’ha vissuta e questo da solo giustifica il trauma che ha colpito la gente. Anche i più forti hanno ceduto, perché il fatto che la terra sia ferma sotto nostri piedi è una convinzione ancestrale e inconscia prima che razionale.

Altro aspetto importante è quello della Solidarietà. Questa è arrivata a tutti i livelli e immediatamente. Nei giorni successivi al sisma le strade principali sono rimaste chiuse per controlli. Bene, le uniche vie accessibili erano quelle secondarie di collegamento tra i paesi. La gente delle città vicine ha raccontato come raggiungere L’Aquila è stato impossibile nei giorni immediatamente successivi al primo, perché le strade erano completamente intasate dai camion di primo soccorso e di primo ristoro che arrivavano spontaneamente da tutta Italia. Anche gli ingegneri che si sono occupati dell’agibilità antisismica delle strutture meritano un particolare ringraziamento, perché a titolo completamente volontario e gratuito, hanno lasciato i propri lavori per prestare la loro opera professionale al fine di consentire alla gente di rientrare al più presto nelle proprie case lì dove possibile.

Anche se ci sarebbe molto ancora da raccontare, soprattutto di storie tristi, intendo affrontare un ultimo aspetto. Si tratta di un prodotto secondario ma non trascurabile della vita in tendopoli. Posso testimoniare personalmente e quindi confermare il servizio televisivo delle Iene, che raccontava di come nella tragedia collettiva e nella necessità si sia rafforzato il tessuto sociale abruzzese e in particolare dell’aquilano. La vita nelle tende, spesso condivise tra vicini di casa, e la possibilità di partecipare attivamente al lavoro necessario a portare avanti le tendopoli stesse ha costituito un elemento di arricchimento personale e collettivo. Gli anziani e i bambini si sono allontanati dalle tv e i ragazzi hanno abbandonato face book e i prodotti della tecnologia per assaporare il gusto della vita tradizionale della famiglia allargata tipica del mezzogiorno italiano. La gente pur avendo perso tutto, si è sentita confortata dall’abbraccio della solidarietà e dal sentimento di rivincita e sfida per il futuro. E’ stato bello per me, dopo una giornata intensa, consumare un pasto insieme a questa gente e provare la tipica “colazione di pasqua”, un mix dolce-salato di pane arricchito con uvette e un saporitissimo salame abruzzese.

So di essermi appropriato di una buona fetta del vostro tempo, ma spero di averlo reso un momento interessante e, almeno in parte, di avervelo fatto vivere con me. Rimango a disposizione di tutti per eventuali approfondimenti, materiale e confronti.

Leandro Candido

Informazione, Politica Locale

Elezioni Comunali 2009: liste e programmi

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[chiedo scusa per la qualità dell'immagine, ma non è stato possibile ottenere loghi con una risoluzione migliore]

Cari amici, ci siamo quasi: le elezioni Comunali sono vicine e, con l’intento di dare a tutti voi un’informazione utile, pubblico le due liste che si affronteranno in questa competizione elettorale e i loro programmi amministrativi (così come presentati insieme alle candidature, non nella veste grafica nella quale saranno distribuiti agli elettori). Come tutti sappiamo, ormai, a contendersi la carica di Sindaco ci saranno Roberto Felline e Vittorio Potì.

LISTA N. 1: “Per Melendugno e Borgagne” 
Presentazione: venerdì 15 maggio a Borgagne (scuole elementari), sabato 16 a Melendugno (piazza Vittorio Emanuele III).

Candidato Sindaco:
POTI’ Vittorio
Candidati al Consiglio Comunale:
1. BUFANO Fabio
2. CISTERNINO Oronzo Maurizio
3. CONTE Niceta (detta “Tina”)
4. CORVINO Niceta
5. DE RINALDIS Ezio Antonio
6. DIMA Luca Maria
7. DIMA Simone
8. DORIA Massimo
9. DURANTE Antonio (detto “Uccio”)
10. GALASSO Erlene
11. MANGIACAVALLO Alberto
12. MAZZEO Oronzo Giuseppe
13. POTENZA Sandro
14. PRETE Anna Elisa
15. RUSSO Mauro
16. SERINO Luigi

LISTA N. 2: “UNITI per Melendugno e Borgagne”
Presentazione: domenica 17 maggio a Melendugno (villa comunale), lunedì 18 a Borgagne (scuole elementari), martedì 19 a San Foca (Piazza Fiume).

Candidato Sindaco:
FELLINE Roberto Luigi
Candidati al Consiglio Comunale:
1. CANDIDO Francesco (detto “Franco”)
2. CANDIDO Pantaleo (detto “Leo”)
3. CARRA Luigi
4. CARROZZO Lara
5. DEGAETANI Luigi
6. DURANTE Cherubino
7. GALATI Angelo
8. GIAUSA Marino Francesco Giulio
9. MARRA Giuseppe
10. MARRA Pietro (detto “Piero”)
11. MONTINARO Andrea
12. PETRACHI Sonia
13. SERINO Giuliana
14. STELLA Francesco
15. TROVE’ Fernando Antonio
16. VERI Alessandro

Ecco i programmi presentati dalle due liste:
Programma amministrativo Lista N. 1
Programma amministrativo Lista N. 2

Per concludere, voglio fare una cosiderazione: leggete i programmi; vedrete che, in ogni caso e complessivamente, non sono il risultato di scopiazzature o roba simile, ma sono riferiti al nostro territorio, con le sue peculiarità. Questo è positivo.
Inoltre, voglio da subito sottolineare che la differenza, tra i due programmi, c’è. Soprattutto in alcuni ambiti, come l’ambiente, l’organizzazione, i servizi, la sicurezza.

Buona informazione a tutti, dunque. E buona campagna elettorale!
Vorrei interrompere la pubblicazione di articoli per qualche settimana, ma vi chiedo di dare uno sguardo al blog quotidianamente… Potrebbero esserci delle sorprese dagli appuntamenti di campagna elettorale…

Ambiente ed Energia, Sociale

Liberiamoci dall’amianto!

Cari amici, quanto amianto ancora ci circonda. Siamo pieni di pannelli, tetti, coperture in eternit. Nonostante sia obbligatorio smaltirlo, nonostante sia stato dichiarato fuorilegge, l’amianto è ancora molto presente in mezzo a noi.

Facendo un giro nel nostro territorio ho potuto costatare quante coperture in eternit ancora vi siano tra le abitazioni di campagna ma anche nei centri abitati. Quante tubazioni sono ancora in cemento-amianto.
Sappiamo che questi materiali diventano pericolosi nel momento in cui si logorano, si danneggiano, liberando nell’aria che poi noi respiriamo fibre di amianto altamente cancerogene. Allora, a quanti ancora gettano via l’eternit nelle campagne facendolo a pezzettini dico: fermatevi! Basta!
A quanti ancora hanno le coperture in eternit di parti di case, garage e aziende, dico: vi imploro, fate sparire questo materiale e smaltitelo adeguatamente! Ci sono anche incentivi per lo smaltimento dell’amianto!

Forse non siamo ancora abbastanza consapevoli dei danni che esso può procurare… Forse non sappiamo… Allora, siccome sono profondamente convinto che la conoscenza sia fondamentale per il miglioramento comune, vi invito a guardare il video. Si riferisce al processo iniziato qualche tempo fa che vede coinvolta la fabbrica Eternit, che in Italia aveva stabilimenti a Casale Monferrato (la fabbrica è stata chiusa nel 1986). L’amianto liberato durante la produzione in fabbrica ha ucciso 2.889 lavoratori!! Una strage! Complessivamente sono quasi 3.000 le persone uccise per aver respirato polveri di amianto dentro e fuori dalla fabbrica! E ce ne sono ancora quasi 500 ammalate in quella zona! Pensate che anche le persone che venivano in contatto con gli indumenti dei lavoratori si ammalavano! E succede ancora in tutta Italia a chiunque respiri fibre di amianto.

La malattia, neanche a dirlo, è il cancro. Il mesotelioma ha ucciso tutte queste persone e continua ad uccidere! E’ scientificamente provato che la causa è l’amianto!! Ma esso provoca anche tumori in tutto l’apparato respiratorio. Il pericolo è ancora alto.

Viaggiando da Lecce a Milano, attraversando l’Italia, è incredibile vedere quanto di questo materiale sia ancora presente nel nostro Paese. Da decine di anni ci stiamo facendo del male da soli. Infatti l’incidenza di queste malattie è aumentata incredibilmente. Oggi il mesotelioma (tumore della pleura selettivamente indotto dall’amianto) colpisce in Italia 1.350 persone l’anno!!

Amici, cominciamo noi a ribellarci a tutto questo. Cerchiamo di costruire un ambiente migliore per una vita migliore. Per noi, per i nostri familiari, per il futuro!

Ambiente ed Energia, Sociale

Gli incivili!

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Sono anni che mi dispero su uno dei più grandi segni dell’inciviltà che caratterizza molta nostra gente, troppa ancora! Mi riferisco ai tanti luoghi pubblici, molti immersi nella splendida natura, in meravigliosi angoli di macchia mediterranea, presi di mira dagli incivili che li utilizzano come discariche!

La foto riguarda una notizia di alcuni giorni fa: la scoperta, da parte dei Carabinieri di Melendugno, di alcune persone (non so chi siano) che scaricavano in una campagna materiale edile di risulta.
Ovviamente questo è solo uno dei tanti episodi che si ripetono nel nostro territorio. Oggi ho fatto un giro per le strade di campagna (ma lo spettacolo si può assistere anche vicino a molti cassonetti nelle marine) e ho potuto costatare come la situazione sia sempre la stessa: si può trovare tutto ciò che si vuole, frigoriferi, cucine, divani, materassi, water e bidet, lavandini, tubi di ogni tipo, sfalci di potatura a volontà, materiale di risulta, sacchetti d’immondizia e, scandaloso e criminale, parti di coperture in Eternit (spezzettate e perciò pericolossissime, perché rilasciano fibre d’amianto altamente cancerogene e causa di numerose malattie inguaribili!) che, sappiamo, è fuorilegge e va smaltito obbligatoriamente con particolare cura. E chi più ne ha più ne metta…

Voglio rivolgere un appello a questi vigliacchi e incivili che continuano, mese dopo mese, a danneggiarci: basta, basta con questo disastro ambientale, basta con l’idea che è sufficiente liberarsi di una cosa per essere con la coscienza a posto. Sappiate che ogni volta che fate un gesto simile create problemi all’ambiente, alla salute di tutti i cittadini, all’immagine del territorio (scommetto che siete gli stessi che si lamentano perché non c’è turismo!), alle casse comunali (pagate voi stessi ugualmente)!!! Sappiate che danneggiate anche voi stessi, i vostri familiari, i vostri amici!

Basta!

Ambiente ed Energia, Politica Locale

Diossina a volontà nel Salento!

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Questa mattina, come ogni giorno, mi trovo a leggere gli articoli di LeccePrima. E’ scioccante ciò che si continua a leggere in merito alla situazione ambientale del nostro Salento!

Innanzitutto un grazie alla redazione di LeccePrima per la caparbietà nell’informazione, con l’obiettivo di tenere svegli i salentini su una questione cruciale come l’ambiente!

Leggo (articolo dal titolo: “Trovate alte concentrazioni di diossina nel latte ovino“): “Una notizia che desta inquietudine arriva da alcuni allevamenti della provincia di Lecce. Nei dintorni di Maglie e nella vicina Cursi, sono state trovate alte concentrazioni di diossina nel latte di pecora: è stato disposto il sequestro sanitario delle scorte rimaste nelle aziende casearie. Il risultato si evince dalle analisi dell’Asl di Lecce: nel caso di Maglie le concentrazioni sono risultate pari a 7,33 picogrammi per grammo, in quella di Cursi addirittura a 12,33 per grammo”.

Sappiamo, anche grazie ad altri articoli comparsi in merito, del blocco delle attività dell’impianto (inceneritore!) conosciuto come “Copersalento“, situato nella zona industriale di Maglie, per via delle rilevazioni di diossina decisamente sopra la soglia massima consentita. Attività che sono poi riprese alla grande nelle ultime ore. Dall’azienda dicono che si bruciano biomasse (per intenderci, le stesse che saranno bruciate nell’impianto che sta per sorgere nella vicina Calimera). Ma se si bruciano solo biomasse, da dove deriva tutta quella diossina??? Ma dai, non prendeteci in giro!

Ora la diossina è stata rilevata anche nel latte degli allevamenti nelle zone limitrofe, facendo emergere una situazione simile a quella di Napoli, del latte alla diossina, delle mozzarelle di bufala inquinate, ecc… Non voglio fare collegamenti senza prove scientifiche, è chiaro.

Però bisogna fare qualcosa, per decenni l’ambiente è stato distrutto. Ed è tra le risorse più importanti per il Salento! Ma ora che qualcosa si muove, dobbiamo tutti insieme formare una diga in difesa dell’ambiente. Io, quando ho potuto, ho sempre fatto la mia parte (durante l’esperienza al Forum dei Giovani, ma anche al di fuori). E sempre la farò! E’ un tema di prioritaria importanza.

Questo non significa essere chiusi nei confronti delle necessarie innovazioni, certamente il mix energetico è una di quelle, anche con impianti che utilizzano biomasse per produrre energia. Sono consapevole anch’io di alcune necessità (anche se io punterei soprattutto su altre rinnovabili, quelle autentiche). Però il risultato non può essere aumentare la quantità delle emissioni all’infinito… Inoltre ci vogliono sempre maggiori controlli e la possibilità per associazioni organizzate di cittadini di effettuare continue visite presso tutti gli impianti che hanno impatto ambientale (basso o alto che sia) e seguire attentamente il processo produttivo. Poi, per gli sfalci da potatura e biomasse simili, io sarei per gli impianti di compostaggio, che favorirebbero la possibilità di ampliare di molto la raccolta differenziata. Impianti aperti e gestiti dagli Enti Locali, insieme!

Anche Melendugno deve tenere alta la guardia. Dobbiamo chiedere dei continui rilevamenti ambientali anche da noi! Non possiamo dimenticare che anche noi siamo stati continuamente vittima di criticità ambientali nei decenni passati: basti pensare alla situazione dell’acqua rossa, dei depuratori, dell’Ecolio.

Spero che tutti ne teniamo conto e, soprattutto, ce ne ricordiamo ogni volta che andiamo a votare, scegliendo le persone anche e soprattutto in base alla loro “garanzia” di onestà.

Se facciamo il contrario, poi non lamentiamoci delle conseguenze! L’ho sempre detto: dobbiamo passare dal rispetto all’amore verso il nostro territorio! A presto, amici miei.

Economia e Sviluppo, Sociale

Più soldi in tasca ai lavoratori!

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Oltre alle misure sul sistema finanziario globale che auspicavo nei precedenti articoli, oltre ai vostri suggerimenti preziosi, credo davvero che sia necessario, in questo momento storico caratterizzato da una difficoltà economica notevole (difficoltà che si ripercuote sulla fiducia e sulla speranza nel futuro), considerare un dato. L’attuale crisi non può far andare in secondo piano l’evidenza sul fatto che moltissimi lavoratori già avvertono da tempo difficoltà a sostenere l’aumento del costo della vita.

Tutta quella fascia di lavoratori non può essere dimenticata o lasciata in balia di misure una tantum solo perché oggi la “crisi” globale detiene il primato tra le notizie e le preoccupazioni. Io credo che una misura assolutamente opportuna sia indirizzare denaro pubblico per finanziare la riduzione del cosiddetto cuneo fiscale, ma in modo davvero percepito, reale, consistente.

La strada che si era intrapresa qualche anno fa, sotto questo punto di vista, è a mio parere molto opportuna! Andava perseguita!

Ridurre il “cuneo fiscale”, cioè le somme prelevate dallo Stato sugli stipendi e i salari dei lavoratori (sia lato datore di lavoro che lato lavoratore) che si sostanziano in contributi e imposte, significa lasciare nelle tasche dei lavoratori più soldi. Inoltre, una parte di riduzione andrebe sul lato datore di lavoro, facendo incidere meno il lavoratore sui costi dell’azienda ed evitando, in tal modo, numerosi eventuali licenziamenti. Visto il dibattito di questi giorni su “soldi veri/soldi falsi”, potremmo dire che quelli sono soldi verissimi e…utilissimi! Sono un aiuto indiretto ma concreto!
Poiché di solito un aumento del cuneo fiscale è valutato come maggiore equità, poiché aumenta il ruolo redistributivo del sistema fiscale, e viceversa una sua riduzione è segno di un orientamento verso maggior efficienza allocativa a scapito dell’equità (per il noto trade-off tra equità/efficienza sempre presente nelle grandi scelte di politica economica e fiscale), per recuperare equità occorrerebbe orientare la maggior riduzione del cuneo prioritariamente verso quei lavoratori con reddito complessivo familiare inferiore.

Inoltre, verso tante altre situazioni andrebbero orientati i fondi pubblici che ora sono impiegati in misure tampone ma che esauriranno prestissimo la loro funzione. Ad esempio, non si può più pensare che possa andare avanti la situazione di migliaia di ricercatori universitari che fanno la fame! Alcuni vanno avanti per mesi senza vedere un soldo, poi cominciano a percepire una miseria come 600-700-800 euro al mese… E’ uno scandalo!
Per non parlare, poi, della moda che oggi ha preso il sopravvento: è diventato “normale” chiedere a qualcuno di lavorare gratis, per mesi e mesi, sottoforma di stage e formule simili!

Queste ma tante altre misure sono necessarie oggi più di ieri! E la crisi globale non può e non deve oscurare la situazione di migliaia di persone che non possono più aspettare per vedere riconosciuto il loro diritto a vivere una vita dignitosa!

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