<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	>

<channel>
	<title>Il Blog di Carlo Potì</title>
	<atom:link href="http://www.carlopoti.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.carlopoti.it</link>
	<description>...Credo che amministrare sia un'estensione del verbo amare!</description>
	<pubDate>Tue, 15 May 2012 10:27:35 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.5.1</generator>
	<language>en</language>
			<item>
		<title>Realizzare il Programma elettorale</title>
		<link>http://www.carlopoti.it/realizzare-il-programma-elettorale/</link>
		<comments>http://www.carlopoti.it/realizzare-il-programma-elettorale/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 May 2012 19:24:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Amministrazione Pubblica]]></category>

		<category><![CDATA[Melendugno]]></category>

		<category><![CDATA[Politica Locale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.carlopoti.it/?p=44</guid>
		<description><![CDATA[Una sfida per le amministrazioni e per ridare credibilità alla politica
 
(Articolo pubblicato su &#8220;Il Salentino&#8221; del 2 maggio 2012)
Può il programma elettorale essere veramente considerato la bussola di un’amministrazione? Fino a che punto esso risulta credibile e realizzabile? Come ridare credibilità a questa serie di intenti con i quali un partito, una lista, una nuova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Una sfida per le amministrazioni e per ridare credibilità alla politica</em></strong></p>
<p> <img src="http://img39.imageshack.us/img39/1871/programmaelettorale.gif" border="0" alt="" width="294" height="293" /></p>
<p><em>(Articolo pubblicato su &#8220;Il Salentino&#8221; del 2 maggio 2012)</em></p>
<p style="text-align: Justify;">Può il <strong>programma elettorale</strong> essere veramente considerato la <em>bussola</em> di un’amministrazione? Fino a che punto esso risulta credibile e realizzabile? Come ridare credibilità a questa serie di intenti con i quali un partito, una lista, una nuova amministrazione si presentano davanti ai cittadini?</p>
<p style="text-align: Justify;">Un’amministrazione responsabile deve dare risposte a queste domande. Da professionista che affianca le amministrazioni anche per aiutarle a tradurre in azioni concrete piani e programmi, mi sento di voler tracciare delle linee guida utili, lo spero, agli amministratori che inizieranno il loro mandato in seguito alle elezioni di maggio e ai cittadini che giustamente chiederanno che venga rispettato il &#8220;<em>patto</em>&#8221; siglato mediante il programma elettorale, documento fondamentale di <em>pianificazione</em> per la futura attività amministrativa.</p>
<p style="text-align: Justify;">Il <em>programma elettorale</em> (o meglio <em>amministrativo</em>), per acquisire credibilità e trasferire la stessa nell’operato dell’amministrazione, deve contenere intenzioni basate sui<strong> reali bisogni</strong> della comunità di riferimento. Non necessariamente deve esplicitare in concreto tutti i progetti e le azioni mediante le quali realizzare le intenzioni programmatiche; deve in ogni caso far emergere con chiarezza, diretta o indiretta, gli obiettivi da raggiungere. Infatti, poiché la realtà muta continuamente, una folta schiera di azioni potrebbe restare disattesa (come, del resto, si verifica molto spesso). Chi formula il programma, dunque, dovrebbe avere ben chiare le <em>possibilità</em> entro le quali muoversi, in termini finanziari, normativi, organizzativi. Tali vincoli, spesso considerati ostacoli insormontabili, o peggio giustificazione di paralisi amministrative, devono essere analizzati con consapevolezza nella fase di programmazione, potendo così divenire punto di partenza per decisioni strategiche (che prevedano l’impiego di tutte le leve di management possibili) in grado di permettere il conseguimento degli obiettivi.</p>
<p style="text-align: Justify;">Il programma, dunque, dovrebbe essere costruito in seguito ad una ricognizione attenta. I due pilastri devono essere la <strong>coerenza</strong> con le reali esigenze della comunità e la <strong>sostenibilità</strong> con riferimento al profilo dell’ente in termini di risorse umane, tecniche, tecnologiche e finanziarie disponibili. I mezzi finanziari risultano particolarmente importanti per due motivi fondamentali: innanzitutto, si tratta di risorse pubbliche; inoltre, i vincoli sempre più stringenti derivanti da blocchi normativi e patto di stabilità sembrano “strozzare” la capacità di reperimento ed impiego delle risorse finanziarie, con la concomitante circostanza della quasi inesistente possibilità di fare debito per finanziare opere pubbliche. La situazione finanziaria più probabile, infatti, nella quale ci si ritrova appena insediati presenta una <em>spesa corrente</em> (quella che riguarda i servizi) bloccata, una <em>spesa per investimenti</em> difficile da gestire e una capacità di indebitamento pressoché nulla a causa dei vincoli del patto di stabilità. Da questi elementi emerge una difficoltà sempre maggiore a ricorrere alla &#8220;finanza tradizionale&#8221; per finanziare interventi e investimenti pubblici. A tal proposito è necessario acquisire la consapevolezza che solo un fattivo ruolo di <strong>governance</strong> (si vedano sul tema altri interventi pubblicati su questo periodico e sul mio blog) e la capacità di far ricorso a tutte le<em> </em><strong>leve di management</strong> e di finanza (partnership pubblico-private, finanziamenti di enti sovraordinati, ecc.) possono essere la chiave per trasformare i vincoli in opportunità.</p>
<p style="text-align: Justify;">In questo contesto occorre comunque mettere in atto il programma amministrativo. Compito della dirigenza pubblica, del management, è quello di declinare (&#8221;<em>spacchettare</em>&#8220;) il programma in obiettivi strategici, progetti e obiettivi operativi. Costruire, dunque, una <strong>mappa strategica</strong> che divenga il principale documento per stabilire la tabella di marcia dell’attività amministrativa, compresa l’individuazione delle risorse umane, tecniche e finanziarie per ogni singola attività/progetto. Tale mappa deve basarsi su <em>quattro annualità</em>, non cinque: si deve, infatti, tener conto del semestre di insediamento necessario per programmare ed affinare l’attività e dell’ultimo semestre del mandato, nel quale si deve lasciar spazio ad attività ordinarie e ad una corretta rendicontazione sociale dell’operato (sarebbe auspicabile anche farvi rientrare una rilevazione del grado di <em>soddisfazione</em> dei cittadini, attività oggi messa in atto solo da pochi enti virtuosi). Essa deve, inoltre, raccordarsi con gli strumenti di programmazione tipici dell’attività amministrativa e previsti dalla legge (Bilancio di previsione, Relazione previsionale e programmatica, PEG, ecc.). Nello specifico, poi, si individuano anche le unità responsabili e gli obiettivi operativi che divengono la base per la strutturazione di una serie di indicatori-chiave validi per una successiva fase di valutazione e misurazione del grado di raggiungimento degli <strong>obiettivi strategici</strong>. E’ un ciclo che si autoalimenta.</p>
<p style="text-align: Justify;">In conclusione, per avere credibilità sia nei confronti dei cittadini sia nei confronti della struttura amministrativa dell’ente, la sfera politica deve <strong>accettare la sfida della programmazione</strong>. Quest’ultima non va certamente mitizzata, poiché è necessario tenere conto delle novità che quotidianamente si presentano, motivo per cui è importante la cosiddetta strategia &#8220;emergente&#8221;. Per un&#8217;agile ed efficace attività amministrativa non si può (e non si deve) programmare tutto, non si può (e non si deve) valutare tutto. Non si può, però, andare avanti soltanto con il sistema del &#8220;<em>giorno per giorno</em>&#8220;. Infatti, un programma elettorale realizzato per la sua interezza (o quasi) rappresenta la via fondamentale per ridare credibilità alla politica, a quella politica che intende essere la strada per la rappresentazione degli interessi di tutti i cittadini e per la soddisfazione dei loro bisogni reali.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.carlopoti.it/realizzare-il-programma-elettorale/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Il GAL Terra d&#8217;Otranto e i benefici per l&#8217;economia locale</title>
		<link>http://www.carlopoti.it/il-gal-terra-dotranto-e-i-benefici-per-leconomia-locale/</link>
		<comments>http://www.carlopoti.it/il-gal-terra-dotranto-e-i-benefici-per-leconomia-locale/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 13:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Amministrazione Pubblica]]></category>

		<category><![CDATA[Economia e Sviluppo]]></category>

		<category><![CDATA[Melendugno]]></category>

		<category><![CDATA[Politica Locale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.carlopoti.it/?p=42</guid>
		<description><![CDATA[
E&#8217; passato un po&#8217; di tempo dal precedente articolo in materia. Oggi torno a parlare dei GAL, in particolare del GAL Terra d&#8217;Otranto, realtà nella quale mi onoro di operare. Questa volta, da melendugnese, voglio dare un taglio più locale alla questione, cercando di fare emergere l&#8217;impatto del nostro lavoro sull&#8217;economia della nostra città.
Premetto: ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://img845.imageshack.us/img845/574/foto6al.jpg" border="0" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; passato un po&#8217; di tempo dal precedente articolo in materia. Oggi torno a parlare dei GAL, in particolare del <strong>GAL Terra d&#8217;Otranto</strong>, realtà nella quale mi onoro di operare. Questa volta, <span style="text-decoration: underline;">da melendugnese</span>, voglio dare un taglio più locale alla questione, cercando di fare emergere l&#8217;impatto del nostro lavoro sull&#8217;economia della nostra città.</p>
<p style="text-align: justify;">Premetto: <strong>ogni comune del territorio afferente al GAL Terra d&#8217;Otranto</strong> ha gli stessi benefici, accede alle stesse condizioni, ha ed <strong>avrà la stessa ricaduta economica e sociale</strong> grazie alle risorse che vengono e che verranno investite. Oggi voglio fornire un quadro della realtà locale rivolgendo lo sguardo sul territorio melendugnese per ovvie <strong>ragioni affettive</strong>, certo che i lettori cittadini degli altri 23 comuni del territorio-GAL si sentiranno ugualmente soddisfatti, proprio per quanto detto in premessa. Il bello di questi interventi, infatti, sta proprio nel fatto di considerare un <strong>territorio sovracomunale nella sua unità e interezza</strong>!</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo sei mesi di intenso lavoro, posso finalmente dire con viva soddisfazione che <strong>Melendugno</strong> (ripeto, al pari di tutti gli altri comuni del territorio) vedrà movimentare al suo interno risorse pari a circa <strong>3 milioni di euro</strong>! Esse sono destinate a finanziare <strong>20</strong> progetti approvati da realizzare nel territorio melendugnese (alcuni sono già in fase di accredito degli anticipi da parte di AGEA) di riqualificazione, ammodernamento, ristrutturazione, relativi alla nascita di <strong>agriturismo</strong>, <strong>affittacamere</strong>, <strong>masserie didattiche</strong> e <strong>fattorie sociali</strong>, realizzando l&#8217;obiettivo di <em>diversificare l&#8217;attività agricola</em>. Inoltre, gli interventi riguardano la realizzazione di spazi aziendali relativi alla <strong>produzione e commercializzazione di prodotti artigianali</strong>, commercializzazione e promozione dell&#8217;<strong>offerta di turismo rurale</strong>. La maggior parte dei progetti riguarda soggetti del posto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tali risorse riguardano contributi derivanti dall&#8217;Unione Europea, fondo FEASR, con i quali viene finanziato <strong>a fondo perduto</strong> il 50% di un progetto. Il restante 50% è a carico del <strong>privato</strong>. Quindi, dei suddetti circa 3 milioni di euro, la metà è a carico dell&#8217;UE e la metà a carico dei privati. Questo comporterà l&#8217;<span style="text-decoration: underline;">ampliamento di imprese già esistenti, l&#8217;avvio di nuove attività, quindi <strong>nuovi posti di lavoro</strong> e tanto lavoro per ditte fornitrici locali dei settori edile, agricolo, impiantistica elettrica ed idraulica, arredamento, generi alimentari, ecc</span>&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Non finisce qui, nel senso che tantissimi altri interventi si prevedono nei prossimi mesi e anni. Ad esempio (ripreso dall&#8217;articolo precedente): <em>itinerari naturalistici ed enogastronomici </em>(progettati dal GAL con l’attenzione a non sovrapporsi con progetti già in essere)<em>, centri di informazione e accoglienza turistica, agenzia turistica, recupero di elementi tipici del patrimonio rurale (come chiese rurali, furnieddri, pajare, frantoi ipogei, ecc.), recupero di strutture rurali da adibire a piccoli musei/centri culturali-documentali, tutela degli olivi secolari, mini interventi di produzione di energia da fonti rinnovabili, servizi di carattere didattico e ricreativo per giovani, altri servizi di utilità sociale per anziani e disabili (pet therapy, horticulture terapy, agroterapia, ippoterapia, ecc.), artigianato tipico (recupero dei vecchi mestieri)</em> e tanto altro.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione: non sarà la panacea di tutti i mali, non sarà nemmeno la soluzione strutturale ad annosi problemi che riguardano il sistema-Paese a livello globale, non sarà una rivoluzione, tuttavia può essere considerata certamente <strong>una boccata d&#8217;ossigeno</strong> non trascurabile in un momento di forte crisi economica che sta portando sul lastrico numerose famiglie ed imprese, con ripercussioni gravi nel mondo del lavoro. Oltre ovviamente a costituire un&#8217;importante <strong>leva di sviluppo</strong> per il management del territorio, poiché i finanziamenti comunitari restano una delle leve più importanti anche per la finanza locale in un mutato scenario nella gestione degli Enti territoriali.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.carlopoti.it/il-gal-terra-dotranto-e-i-benefici-per-leconomia-locale/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>I Gruppi di Azione Locale e lo sviluppo del territorio: la mia esperienza al GAL Terra d&#8217;Otranto</title>
		<link>http://www.carlopoti.it/i-gruppi-di-azione-locale-e-lo-sviluppo-del-territorio-la-mia-esperienza-al-gal-terra-dotranto/</link>
		<comments>http://www.carlopoti.it/i-gruppi-di-azione-locale-e-lo-sviluppo-del-territorio-la-mia-esperienza-al-gal-terra-dotranto/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 15:27:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Amministrazione Pubblica]]></category>

		<category><![CDATA[Economia e Sviluppo]]></category>

		<category><![CDATA[Melendugno]]></category>

		<category><![CDATA[Politica Locale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.carlopoti.it/?p=40</guid>
		<description><![CDATA[
Cari amici, dopo qualche mese di assenza torno a scrivere su questo mio spazio rivolto a tutti voi, ringraziandovi come sempre per la lettura e per tutti i contributi che vorrete dare.
Oggi voglio informarvi su una realtà che è divenuta molto importante nella mia attività quotidiana ma anche per lo sviluppo della nostra terra. Lo sviluppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://imageshack.us/photo/my-images/692/tdozb.jpg/"><img src="http://img692.imageshack.us/img692/8254/tdozb.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<p>Cari amici, dopo qualche mese di assenza torno a scrivere su questo mio spazio rivolto a tutti voi, ringraziandovi come sempre per la lettura e per tutti i contributi che vorrete dare.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi voglio informarvi su una realtà che è divenuta molto importante nella mia attività quotidiana ma anche per lo sviluppo della nostra terra. Lo <strong>sviluppo locale</strong> del nostro territorio passa, da un po&#8217; di anni, anche dalle <em>politiche</em> e dalle <em>risorse comunitarie</em> in materia di <strong>Sviluppo Rurale</strong>.<br />
Così, nelle varie programmazioni che si sono succedute, tali risorse (Fondo FEASR), unite a quelle nazionali, sono state indirizzate alle varie Regioni che ne hanno programmato la spesa tramite il <strong>Programma di Sviluppo Rurale</strong> (<strong>PSR</strong>). In questa programmazione, 2007-2013, l&#8217;UE e le Regioni hanno fatto tesoro dei punti di debolezza e degli errori del passato.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attuale PSR si articola in <strong>4 Assi</strong> di intervento, suddivisi in diverse Misure. I primi due sono gestiti a livello centrale dalla Regione, gli altri due sono gestiti tramite degli organismi decentrati, operanti nei diversi territori: i <strong>Gruppi di Azione Locale</strong> (<strong>GAL</strong>). Essi sono delle <em>partnership pubblico-private</em> (i soci sono Comuni, Università e Aziende del territorio), di solito nella forma di Società Consortile a Responsabilità Limitata o di Società a Responsabilità Limitata, che hanno il compito principale di fungere da periferia, da organismi di prossimità nei territori per meglio progammarne e realizzarne lo Sviluppo.<br />
In particolare, i GAL programmano e finanziano interventi a valere sulle risorse dell&#8217;Asse III del PSR, in base al cosiddetto &#8220;approccio LEADER&#8221;, che prevede fra l&#8217;altro il coinvolgimento dal basso.</p>
<p style="text-align: justify;">Tali risorse vengono localizzate tramite la redazione ed approvazione per ciascun GAL del <strong>Piano di Sviluppo Locale</strong> (<strong>PSL</strong>) che individua le risorse da impiegare nel territorio di competenza, gli obiettivi, le strategie, le misure e le relative azioni.<br />
In Puglia, in questa programmazione 2007-2013, i GAL sono 25. Melendugno, insieme ad altri 23 Comuni, appartiene al <strong>GAL Terra d&#8217;Otranto</strong> (all&#8217;interno del quale personalmente svolgo il ruolo di <em>Responsabile di Misura</em>).<br />
Ogni GAL finanzia specifiche Misure (ed azioni) alle quali gli operatori del territorio partecipano tramite i <strong>Bandi Pubblici </strong>che periodicamente vengono pubblicati. Si tratta di finanziamenti che prevedono solitamente il <strong>50% a fondo perduto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente il territorio sta rispondendo bene, certamente nel tempo lo farà sempre meglio. L&#8217;interesse e l&#8217;obiettivo di un GAL è finanziare quanti più progetti possibile, nessuno vuol far &#8220;tornare indietro&#8221; risorse comunitarie&#8230; perciò siamo quotidianamente al lavoro senza risparmio di energie e di tempo per realizzare questi obiettivi.<br />
E&#8217; un onore per me poter collaborare con professionisti di grande spessore, esperienza e competenza. Tutti noi amiamo davvero la nostra terra e vogliamo dare il nostro contributo; gli operatori del territorio che quotidianamente entrano in contatto con noi possono testimoniarlo certamente.</p>
<p style="text-align: justify;">I bandi pubblicati dal GAL prevedono una procedura definita come &#8220;<strong>stop and go</strong>&#8220;. Il bando pubblicato resta aperto per un bimestre (salvo proroghe), poi chiude per un mese (periodo nel quale noi verifichiamo la &#8220;ricevibilità&#8221; delle domande, vale a dire una corrispondenza formale con le richieste del bando, e la Commissione Tecnica di Valutazione stila una graduatoria dei punteggi in base alla griglia presente nel bando fino al monte complessivo di risorse). Al termine di questo mese, qualora residuassero risorse (ad esempio perché sono pervenute meno domande rispetto al monte risorse disponibile oppure perché qualcuna è stata dichiarata &#8220;irricevibile&#8221;) il bando si riapre <strong>automaticamente</strong> (contemporaneamente parte la fase di istruttoria tecnico-amministrativa per le domande del bimestre in graduatoria).<br />
Al termine dell&#8217;istruttoria i progetti con esito favorevole sono ammessi a finanziamento e, se tutto va bene, nel giro di qualche settimana i beneficiari possono già fare richiesta di anticipo di pagamento per una percentuale.<br />
Così, il bando si chiude e si riapre fino all&#8217;auspicabile <strong>esaurimento delle risorse</strong> previste per quell&#8217;azione!</p>
<p style="text-align: justify;">Vi dico fin da subito che in ogni caso c&#8217;è un&#8217;<strong>attenzione scrupolosa</strong> affinché tutti i progetti conservino la compatibilità con la propria natura. Tutto questo è un impegno per tutti noi oltre che un dovere (ci sono delle apposite prescrizioni nei bandi e certificazioni o perizie da allegare ai progetti). Anche perché tutto sarà oggetto di controlli in loco oltre che di controlli successivi (vi posso garantire che si tratta di controlli minuziosi da parte delle Autorità Regionali, Nazionali e Comunitarie).</p>
<p style="text-align: justify;">Perciò, l&#8217;attenzione alla qualità, alle esigenze reali del territorio e ad una corretta gestione della spesa, sono i punti cardine del nostro operare. <em>Posso sin da ora affermare che sono molto soddisfatto per il lavoro fin qui svolto e che ci apprestiamo a svolgere nei prossimi mesi ed anni</em>.<br />
Nella <strong>prima istruttoria</strong>, conclusa a fine settembre, le risorse pubbliche destinate ai progetti finanziati (20 progetti per 19 aziende) sono pari a circa <strong>1 milione e mezzo di euro</strong>, per investimenti complessivi pari a circa <strong>3 milioni di euro</strong>. Si tratta di investimenti nell&#8217;intero territorio del GAL mirati alla <strong>diversificazione</strong> dell&#8217;attività dell&#8217;azienda agricola, in particolare nell&#8217;agriturismo e nella commercializzazione di prodotti agricoli e artigianali.<br />
Tutto questo si traduce in un buon <strong>indotto</strong> che si crea per tutti i lavori che saranno effettuati e per i nuovi posti di lavoro che si creeranno.</p>
<p style="text-align: justify;">Si procederà nei prossimi mesi a finanziare progetti di <em>affittacamere, itinerari naturalistici ed enogastronomici </em>(progettati dal GAL con l&#8217;attenzione a non sovrapporsi con progetti già in essere)<em>, centri di informazione e accoglienza turistica, agenzia turistica, recupero di elementi tipici del patrimonio rurale (come chiese rurali, furnieddri, pajare, frantoi ipogei, ecc.), recupero di strutture rurali da adibire a piccoli musei/centri culturali-documentali, tutela degli olivi secolari, mini interventi di produzione di energia da fonti rinnovabili, servizi di carattere didattico e ricreativo per giovani, altri servizi di utilità sociale per anziani e disabili (pet therapy, horticulture terapy, agroterapia, ippoterapia, ecc.), artigianato tipico (recupero dei vecchi mestieri)</em> e tanto altro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.carlopoti.it/i-gruppi-di-azione-locale-e-lo-sviluppo-del-territorio-la-mia-esperienza-al-gal-terra-dotranto/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Servizi Pubblici Locali, nucleare, legittimo impedimento. Perché votare SI ai Referendum</title>
		<link>http://www.carlopoti.it/servizi-pubblici-locali-nucleare-legittimo-impedimento-perche-votare-si-ai-referendum/</link>
		<comments>http://www.carlopoti.it/servizi-pubblici-locali-nucleare-legittimo-impedimento-perche-votare-si-ai-referendum/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 11 Jun 2011 14:08:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente ed Energia]]></category>

		<category><![CDATA[Amministrazione Pubblica]]></category>

		<category><![CDATA[Economia e Sviluppo]]></category>

		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.carlopoti.it/?p=39</guid>
		<description><![CDATA[
Cari amici, ben trovati. Mi scuso in anticipo per la lunghezza! Personalmente non credo che sia sufficiente prendere posizione, ma è necessario che essa sia supportata da una riflessione consapevole e da motivazioni chiare. Vi comunico le mie relativamente ai miei SI ai Referendum del 12 e 13 giugno.
Ritengo opportuno fare una premessa. La mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="ImageShack - Image And Video Hosting" href="http://imageshack.us/photo/my-images/8/referendum2011.jpg/" target="_blank"><img src="http://img8.imageshack.us/img8/6762/referendum2011.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Cari amici, ben trovati. Mi scuso in anticipo per la lunghezza! Personalmente non credo che sia sufficiente prendere posizione, ma è necessario che essa sia supportata da una <strong>riflessione consapevole</strong> e da motivazioni chiare. Vi comunico le mie relativamente ai miei <strong>SI</strong> ai Referendum del 12 e 13 giugno.<br />
Ritengo opportuno fare una premessa. La mia posizione favorevole all’abrogazione delle norme oggetto di Referendum <em>non significa nel modo più assoluto che mi piaccia la situazione precedente</em>. Non credo si possa essere conservatori di una situazione che, è il caso di dire, “<strong>fa acqua da tutte le parti</strong>”. E mi riferisco sia al discorso della gestione dei Servizi Pubblici Locali (dei quali il servizio idrico è solo una parte), sia alla questione energetica.<br />
I <em>Servizi Pubblici Locali</em> sono stati spesso oggetto di tentativi di riforma nel senso di una maggiore liberalizzazione. Nel tempo, infatti, a partire dalle “municipalizzate” fino alle società di stampo privatistico ma di proprietà pubblica, <strong>qualità</strong>, <strong>efficienza</strong> ed <strong>efficacia</strong> del servizio offerto alla collettività sono state in molti casi soppiantate da performance ampiamente negative (<em>sulla questione delle società partecipate potete leggere un articolo da me scritto un po’ di tempo fa cliccando</em> <a href="http://www.carlopoti.it/societa-partecipate-piu-politica-e-piu-management-2/" target="_blank"><strong>qui</strong></a>). Dato il quadro, l’UE ha invitato negli anni i nostri Governi ad operare opportune politiche di “liberalizzazione” nel settore. Già negli anni Novanta sono state approvate leggi importanti in questo senso. Ultimamente anche il ministro Lanzillotta (Governo Prodi) aveva proposto un disegno di legge che avrebbe limitato fortemente l’intervento pubblico nella gestione dei Servizi Pubblici Locali.<br />
Qui subentra una delle grandi questioni del <em>management pubblico</em>, della concezione dell’economia pubblica: come <strong>organizzare la migliore risposta</strong> a bisogni pubblici. Mediante beni e servizi pubblici gestiti dal pubblico? Mediante beni privati ma con finalità pubbliche? Oppure mediante beni pubblici ma gestiti dal privato? Vi sono diversità di punti di vista. Tenendo saldo l’obiettivo di <strong>migliorare la qualità</strong> del servizio e l’<strong>equità</strong> della sua fruizione, nonché delle tariffe, io credo che la via migliore sia una “giusta” liberalizzazione. Ciò significa permettere agli enti locali di scegliere quale sia la via migliore, in base a determinati parametri, per l’organizzazione della risposta ai bisogni pubblici. <strong>Libertà di scelta</strong>, quindi. Ad esempio, se un Comune è virtuoso e ritiene di poter organizzare una risposta di tipo “pubblico” a un bisogno pubblico, lo deve poter fare. Così, se la via migliore è affidare in appalto ad operatori privati la gestione di un servizio, lo deve poter fare. E in parte i provvedimenti susseguitisi nel tempo, comprese parti delle norme oggetto di referendum al quesito N. 1, sono andati in questa direzione.<br />
Fatta questa lunga premessa, occorre precisare dunque che il <strong>quesito N.1</strong> si riferisce a leggi che riguardano tanti Servizi Pubblici Locali dei quali il servizio idrico è parte. Però, poiché l’obiettivo è cancellare questi provvedimenti con esclusivo riferimento all’acqua, al servizio idrico, si deve passare obbligatoriamente dall’abrogazione dell’intero impianto legislativo, per poi far tornare il Parlamento a legiferare sulla materia (escludendo il servizio idrico) relativamente a tutti gli altri Servizi Pubblici Locali nella direzione di una giusta liberalizzazione.<br />
A mio avviso, il<strong> SI al quesito N.1</strong> è giusto in quanto tutto ciò che ho scritto sopra non può essere riferito all’acqua. Ritengo l’<strong>acqua</strong> l’unico bene pubblico la cui gestione dovrà restare per sempre di esclusiva prerogativa del pubblico. Tuttavia <em>la situazione attuale non è confortante</em>. Le reti idriche perdono, nel percorso che va dalla fonte ai nostri rubinetti, mediamente più del 50% dell’acqua che trasportano. Credo, però, che il pubblico sia l’unico soggetto che possa effettuare i dovuti investimenti (che vanno effettuati con urgenza) senza caricarne l’onere, in modo eccessivo e poco equo, sulle tariffe pagate dagli utenti. Solo il pubblico può, con una buona gestione, tenere effettivamente sotto controllo il livello tariffario. Tutto questo non giustifica, però, la gestione scriteriata e disastrosa a cui spesso abbiamo assistito e non solleva gli enti dalla necessità di investire per migliorare questo servizio di primaria importanza.<br />
Il <strong>SI al quesito N.2</strong> è direttamente conseguente al primo. Il Parlamento dovrà escludere l’acqua dall’obbligo di una percentuale minima di <strong>remunerazione del capitale investito</strong> dal privato mediante tariffe. In realtà, laddove si consente l’ingresso del privato nella gestione di un servizio, la remunerazione del capitale investito è una naturale conseguenza. Non si può impedire a un imprenditore di conseguire remunerazione rispetto ai propri investimenti. Perciò, questo principio cade in quanto cade la questione relativa al quesito N.1.<br />
Sul <strong>nucleare</strong>, poco da dire… Nel momento in cui Paesi come la Germania e la Svizzera, che da decenni scommettono sul nucleare, decidono di avviare il processo di smantellamento delle attuali centrali, sembra davvero fuori da ogni logica puntare su una tecnologia che, oltre a non risolvere minimamente il problema energetico, risulta vecchia (soprattutto in termini di produzione di scorie radioattive, che dovranno essere stoccate per sempre in qualche luogo del nostro territorio) e potenzialmente catastrofica. Il <strong>SI al quesito N.3</strong> è un NO netto a questo nucleare, ma anche qui non per fare i conservatori di una situazione che, comunque, necessita di interventi decisivi. Un piano nazionale sull’energia dovrà giustamente prevedere un congruo mix delle varie fonti (sempre meno fossili). Credo che vada previsto uno sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili (uffici pubblici, ospedali, scuole, università, impianti sportivi, abitazioni private), tenendo conto di un maggior rispetto per il territorio. In più si dovrebbe puntare in questo momento sulla ricerca per un nucleare diverso (penso alla <em>“fusione”</em>, ai filoni di ricerca del Nobel Prof. Carlo Rubbia, che è dovuto scappare in Spagna per proseguire il suo lavoro!), che possa anche eliminare il problema dei problemi: le <strong>scorie</strong> (si parla di una possibilità di <em>bruciare le scorie</em> all’interno dello stesso processo). Se non sarà possibile, il nucleare come oggi lo conosciamo non dovrà essere preso mai più in considerazione.<br />
Infine, le motivazioni legate al SI al quesito N. 4 sul “<strong>legittimo impedimento</strong>”. Questa legge (sulla quale è già intervenuta la Corte Costituzionale), in realtà, cesserà presto di produrre effetti. Nonostante ciò, è a mio avviso importante far comprendere come in nessun caso si possa agire per costruire <em>leggi ad personam</em>, soprattutto in materia di giustizia. Questa circostanza si è resa ancora più evidente quando è stata prevista l’estensione della protezione ai Ministri. Poi si può avviare una discussione serena su alcuni punti, ma sgomberando il campo dal dubbio che si tratti di provvedimenti costruiti per casi specifici. Buon voto!!!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.carlopoti.it/servizi-pubblici-locali-nucleare-legittimo-impedimento-perche-votare-si-ai-referendum/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>La Rete è l&#8217;unica possibilità per la riuscita dei Referendum 2011</title>
		<link>http://www.carlopoti.it/la-rete-e-lunica-possibilita-per-la-riuscita-dei-referendum-2011/</link>
		<comments>http://www.carlopoti.it/la-rete-e-lunica-possibilita-per-la-riuscita-dei-referendum-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 May 2011 10:35:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente ed Energia]]></category>

		<category><![CDATA[Amministrazione Pubblica]]></category>

		<category><![CDATA[Economia e Sviluppo]]></category>

		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.carlopoti.it/?p=38</guid>
		<description><![CDATA[
L’occasione dei Referendum del 12 e 13 giugno 2011 assume oggi un’importanza notevole. Lo strumento del Referendum abrogativo (previsto dalla Costituzione, art. 75, come possibilità data al corpo elettorale di abrogare, eliminare, una legge o un atto avente forza di legge per quasi tutte le materie), infatti, rappresenta uno degli strumenti più importanti di democrazia diretta. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="ImageShack - Image And Video Hosting" href="http://imageshack.us/photo/my-images/8/referendum2011.jpg/" target="_blank"><img src="http://img8.imageshack.us/img8/6762/referendum2011.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’occasione dei <strong>Referendum del 12 e 13 giugno 2011</strong> assume oggi un’importanza notevole. Lo strumento del Referendum <strong>abrogativo</strong> (previsto dalla Costituzione, art. 75, come possibilità data al corpo elettorale di abrogare, eliminare, una legge o un atto avente forza di legge per quasi tutte le materie), infatti, rappresenta uno degli strumenti più importanti di <em>democrazia diretta</em>. Tuttavia, perché esso sia valido, è necessario che si raggiunga un minimo di voti espressamente previsto: il cosiddetto “<strong>quorum</strong>”. Si tratta della <strong>maggioranza assoluta degli aventi diritto</strong> (50%+1). E’ evidente come il raggiungimento del quorum non sia cosa semplice. Un po’ per lo scarso interesse che il Referendum in genere suscita in determinate fasce di elettorato; un po’ perché, paradossalmente, nel nostro Paese è presente un “<em>movimento silenzioso</em>” che rema contro, che cerca in tutti i modi di evitare il dibattito, che ha l’obiettivo di mettere tutto “sotto coperta” in modo tale da non far raggiungere il quorum che validerebbe il Referendum.<br />
Come tanti altri, anche questo è un assurdo paradosso del nostro Paese. Si preferisce lo spreco di risorse pubbliche a un momento che dovrebbe rappresentare una bellissima pagina di democrazia.<br />
Ma da chi è rappresentato questo “movimento silenzioso” della disinformazione? Semplice, dal <strong>fronte del NO</strong> (vi ricordo che nel Referendum abrogativo <strong>il SI equivale alla volontà di abrogare</strong>).<br />
Non sarebbe più opportuno, per essi, informare e sostenere le ragioni del NO? Altrettanto semplice, assolutamente no. E’ molto più comodo e “vigliacco” sfruttare la tendenza dell’astensione (già presente in grande misura) per poi sostenere una vittoria che, in realtà, non è tale.<br />
Ormai sembra fiato sprecato, ma tutti dovremmo chiedere a gran voce che si parli di questi Referendum e che il fronte del NO (che dovrebbe essere rappresentato in prima istanza dalla maggioranza parlamentare che ha approvato le leggi e i decreti oggetto di Referendum) abbia il coraggio di uscire allo scoperto e sostenere le proprie ragioni, dando anche al <strong>fronte del SI</strong> la possibilità di opporre le proprie. Ma si sa, il timore di una sconfitta che assumerebbe il carattere politico è enorme!!!<br />
In definitiva, cari amici, spetta a ciascuno di noi, grazie alla <strong>Rete</strong>, ai <strong>Social Network</strong>, ai <strong>Blog</strong>, ecc, questo <strong>dovere morale</strong> e civico di diffondere l’informazione e sostenere una linea, poiché i “potenti” non lo faranno. E la Rete ha dimostrato di essere quel luogo straordinario dove i ruoli e il potere, spesso, possono essere invertiti!<br />
Ora, sinteticamente, fornisco un’informazione sui prossimi Referendum. Come detto si vota nelle giornate del 12 (dalle 8 alle 22) e 13 (dalle 7 alle 15) giugno prossimi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Referendum popolare N.1</strong><br />
Quesito: <em>“Vo­lete voi che sia abro­gato l’art. 23 bis (Ser­vizi pub­blici lo­cali di ri­le­vanza eco­no­mica) del de­creto legge 25 giu­gno 2008 n.112 “Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sempli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tributa­ria” con­ver­tito, con mo­di­fi­ca­zioni, in legge 6 ago­sto 2008, n.133, come mo­di­fi­cato dall’art.30, comma 26 della legge 23 lu­glio 2009, n.99 re­cante “Di­spo­si­zioni per lo svi­luppo e l’internazionalizzazione delle im­prese, non­ché in ma­te­ria di ener­gia” e dall’art.15 del de­creto legge 25 set­tem­bre 2009, n.135, re­cante “Di­spo­si­zioni ur­genti per l’attuazione di ob­bli­ghi comunitari e per l’esecuzione di sen­tenze della corte di giu­sti­zia della Co­mu­nità eu­ro­pea” convertito, con mo­di­fi­ca­zioni, in legge 20 no­vem­bre 2009, n.166, nel te­sto ri­sul­tante a se­guito della sen­tenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”</em>.<br />
La normativa in oggetto prevede che la <strong>gestione del servizio idrico</strong> (non il bene “acqua”, che resterà sempre un bene pubblico! Perciò è tecnicamente scorretto utilizzare slogan del tipo “per l’acqua pubblica”) venga affidata a soggetti <strong>privati</strong> attraverso gara o a società a capitale misto pubblico-privato, dove il privato venga scelto attraverso gara e detenga almeno il 40% del capitale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Referendum popolare N.2</strong><br />
Quesito: <em>“Vo­lete voi che sia abro­gato il comma 1, dell’art. 154 (Ta­riffa del ser­vi­zio idrico integrato) del De­creto Le­gi­sla­tivo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in ma­te­ria am­bien­tale”, limitata­mente alla se­guente parte: “dell’adeguatezza della re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale investito”?”</em>.<br />
Il se­condo que­sito ri­guarda la de­ter­mi­na­zione della <strong>ta­riffa</strong> del ser­vi­zio idrico in­te­grato in base all’adeguata re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale in­ve­stito, con la naturale applicazione di un congruo margine di <strong>profitto</strong>. Naturlamente i primi due quesiti (così come le normative alle quali si riferiscono) vanno considerati come strettamente connessi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Referendum popolare N.3<br />
</strong>Quesito: <em>“Vo­lete voi che sia abro­gato il decreto-legge 25 giu­gno 2008, n. 112, con­ver­tito con modifi­ca­zioni, dalla legge 6 ago­sto 2008, n. 133, nel te­sto ri­sul­tante per ef­fetto di mo­di­fi­ca­zioni ed in­te­gra­zioni suc­ces­sive, re­cante Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria, limitatamente alle se­guenti parti: art. 7, comma 1, let­tera d: rea­liz­za­zione nel ter­ri­to­rio na­zio­nale di im­pianti di pro­du­zione di ener­gia nucleare?”</em>.<br />
Questa è la norma che prevede la realizzazione di <strong>centrali nucleari</strong> nel nostro Paese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Referendum popolare N.4<br />
</strong>Quesito: <em>“Vo­lete voi che siano abro­gati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 non­chè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 nu­mero 51 re­cante “di­spo­si­zioni in ma­te­ria di im­pe­di­mento a com­pa­rire in udienza?”</em>.<br />
Tale quesito è relativo al cosiddetto “<strong>legittimo impedimento</strong>”, cioè una forma di protezione speciale per il Presidente del Consiglio dei Ministri e per i Ministri che possono assentarsi dalle udienze giustificando l’assenza con gli impegni istituzionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Personalmente, <strong>dichiaro pubblicamente che voterò e voterò quattro SI</strong>. In un prossimo articolo spiegherò in modo dettagliato le mie motivazioni.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.carlopoti.it/la-rete-e-lunica-possibilita-per-la-riuscita-dei-referendum-2011/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Quando amministrare è collaborare</title>
		<link>http://www.carlopoti.it/quando-amministrare-e-collaborare/</link>
		<comments>http://www.carlopoti.it/quando-amministrare-e-collaborare/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 Dec 2010 10:57:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Amministrazione Pubblica]]></category>

		<category><![CDATA[Economia e Sviluppo]]></category>

		<category><![CDATA[Politica Locale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.carlopoti.it/?p=37</guid>
		<description><![CDATA[
Vi sono molte situazioni nelle quali l&#8217;amministrazione e gestione dell&#8217;ente o di un territorio richiedono uno sguardo più ampio del solito.
Sempre più spesso, soprattutto negli ultimi anni nei quali nell&#8217;amministrazione il ruolo di &#8220;governance&#8221; ha sopravanzato quello di &#8220;government&#8220;, molte situazioni che in apparenza sembrano competitive (e in realtà lo sono), per portare ad un risultato migliore, dovrebbero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://img696.imageshack.us/i/rete0.jpg/" target="_blank"><img src="http://img696.imageshack.us/img696/1129/rete0.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Vi sono molte situazioni nelle quali l&#8217;amministrazione e gestione dell&#8217;ente o di un territorio richiedono uno sguardo più ampio del solito.<br />
Sempre più spesso, soprattutto negli ultimi anni nei quali nell&#8217;amministrazione il ruolo di &#8220;<em>governance</em>&#8221; ha sopravanzato quello di &#8220;<em>government</em>&#8220;, molte situazioni che in apparenza sembrano competitive (e in realtà lo sono), per portare ad un risultato migliore, dovrebbero essere affrontate in base ad un approccio collaborativo (o semi-collaborativo).<br />
Vi sono situazioni, dunque, nelle quali <strong>amministrare è collaborare</strong>. Quali?</p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo dall&#8217;inquadrare cosa significhi avere un ruolo di governance. Se nei decenni passati il ruolo dell&#8217;amministrazione pubblica era visto essenzialmente dal punto di vista burocratico, del sistema delle regole imposte e fatte applicare, del sistema dei poteri che regola la vita di una comunità (ruolo di <strong>government</strong>), da un po&#8217; di tempo a questa parte le cose sono cambiate a ritmi sostenuti.</p>
<p style="text-align: justify;">La sempre maggiore necessità di programmare a livello sovracomunale, sovraprovinciale, sovraterritoriale in genere, ha comportato la necessità di aprirsi a realtà più ampie rispetto a quella amministrata. E&#8217; qui che oggi si gioca la vera sfida a livello politico e gestionale. Avere un ruolo di <strong>governance</strong> parte dalla consapevolezza che l&#8217;amministrare coinvolga una pluralità di soggetti e interessi distinti che apparentemente sembrano confliggere ma che possono portare ad un risultato utile per tutti se si è in grado di ben rappresentarli e condurli verso obiettivi per quanto possibile condivisi. Oggi si parla molto di &#8220;<strong>reti</strong>&#8220;. Infatti negli ultimi anni si è assistito alla nascita di numerosi sistemi e reti territoriali per programmare e gestire risorse pubbliche e servizi: GAL (<em>Gruppi di Azione Locale</em>), <em>ambiti territoriali</em>, <em>aree vaste</em>, <em>sistemi turistici</em>, e così via.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi sistemi, il vero <strong>leader</strong> è colui che fa <strong>governance</strong>. In queste reti, le classi dirigenti devono comprendere e sviluppare la vera <em>mission</em> del proprio ente (che è, appunto, riconducibile al &#8220;posizionamento&#8221; dell&#8217;ente rispetto ad una realtà allargata e costituita da una pluralità di soggetti ed interessi). Ci si trova certamente in una situazione competitiva, dove tutti cercano il miglior risultato possibile per se stessi, ma chi ottiene un risultato maggiore non è colui il quale immagina già di andare al muro contro muro; bensì chi (e sono pochi!) riuscirà a comprendere che nell&#8217;amministrazione dei territori, come in altre situazioni, esiste un <em>corso degli eventi</em>. Vi sono eventi passati, vi è la situazione presente, vi saranno eventi futuri. Il muro contro muro potrebbe produrre il risultato che non si ottenga un granché oggi ma che non si ottenga nemmeno domani!</p>
<p style="text-align: justify;">Esistono tecniche, esistono strategie, esistono modelli, tutti strumenti da applicare. Ma la vera chiave è l&#8217;approccio, è lo stile di direzione, la capacità di fare network. Queste caratteristiche spesso sono innate in determinate persone e certamente possono essere meglio apprese e sviluppate con l&#8217;esperienza e con l&#8217;umiltà di &#8220;mettersi in ascolto e in gioco&#8221;. In ogni caso, rientrano nella più ampia &#8220;<em>scatola degli attrezzi</em>&#8221; tecnici, professionali, ma soprattutto umani e caratteriali, sempre più necessaria a chi si occupa di rappresentare al meglio l&#8217;interesse pubblico e di mettere il cittadino al centro delle proprie azioni.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.carlopoti.it/quando-amministrare-e-collaborare/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Il Direttore Generale dell&#8217;ente locale</title>
		<link>http://www.carlopoti.it/il-direttore-generale-dellente-locale/</link>
		<comments>http://www.carlopoti.it/il-direttore-generale-dellente-locale/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 14:35:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Amministrazione Pubblica]]></category>

		<category><![CDATA[Politica Locale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.carlopoti.it/?p=36</guid>
		<description><![CDATA[
Prendo spunto da alcune riflessioni, fatte anche su questo blog, per dare spazio all&#8217;approfondimento di una questione sempre attuale nell&#8217;ambito organizzativo-gestionale degli enti locali: il ruolo e la figura del Direttore Generale.
Questa figura, introdotta dalla legislazione in materia di enti locali e dalla prassi negli anni Novanta, può essere descritta come una figura che, laddove venga istituita, opera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="ImageShack - Image And Video Hosting" href="http://img94.imageshack.us/i/dirgen.jpg/" target="_blank"><img src="http://img94.imageshack.us/img94/8128/dirgen.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Prendo spunto da alcune riflessioni, fatte anche su questo blog, per dare spazio all&#8217;approfondimento di una questione sempre attuale nell&#8217;ambito organizzativo-gestionale degli enti locali: il ruolo e la figura del <strong>Direttore Generale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa figura, introdotta dalla legislazione in materia di enti locali e dalla prassi negli anni Novanta, può essere descritta come una figura che, laddove venga istituita, opera in raccordo tra <strong>apparato politico</strong> e <strong>apparato tecnico-amministrativo</strong>. Al DG spettano i compiti di traduzione, in termini gestionali, degli obiettivi politici fissati dall&#8217;Amministrazione. Ruolo non semplice, vista la frequente circostanza che vede il <strong>programma elettorale-amministrativo</strong> quale insieme di principi e obiettivi difficilmente realizzabili o esprimibili in termini operativi, perché spesso non costruito sulla base di una reale fotografia delle condizioni e dello stato di salute dell&#8217;ente.<br />
Il DG cura, a tal fine, l&#8217;<em>assetto organizzativo</em>, la <em>programmazione economico-finanziaria</em> e il <em>controllo di gestione</em>. In sostanza, guida la gestione dell&#8217;ente. Superata la diatriba portata avanti per alcuni anni, tale figura è stata inquadrata quale ruolo dirigenziale dell&#8217;ente. Una sorta di dirigente che coordina settori, servizi, uffici, e li guida verso il raggiungimento degli obiettivi. E&#8217; comprensibile, dunque, il ruolo fiduciario ad esso attribuito.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, il DG è <strong>nominato</strong> dal Sindaco o dal Presidente della Provincia sulla base di alcuni criteri. Uno dei quali è la <strong>fiducia</strong>. In ogni caso, per quanto descritto finora, è necessario che tale ruolo venga ricoperto da professionisti con una notevole <strong>competenza gestionale</strong>, ma caratteristiche che non dovrebbero mancare ad un DG sono certamente: una certa capacità di <em>coordinamento</em>, <em>moderazione</em>, <em>coraggio</em>, <em>lungimiranza</em>, <em>capacità di &#8220;ascolto&#8221;</em> sia verso gli organi politici sia verso quelli amministrativi. Non deve essere un despota, poiché è essenziale <strong>comprendere l&#8217;organizzazione</strong>, le prassi fino a quel momento utilizzate nell&#8217;ente. Non dev&#8217;essere assalito dalla smania di cambiare tutto e subito, ma partendo dall&#8217;ascolto e dalla comprensione dei processi egli dovrà intervenire nel modo appropriato per &#8220;aggiustare&#8221; quegli intoppi che creano inefficienza e caos e introdurre pian piano degli elementi di innovazione e cambiamento sempre adeguati all&#8217;organizzazione che si trova di fronte. In caso contrario (introduzione sempre e comunque di modelli e processi innovativi secondo standard preimpostati), il risultato sarebbe certamente controproducente.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza esser preso dalla voglia di <strong>misurare</strong> tutto, strada che porterebbe a un peggioramento e ad un appesantimento della macchina amministrativa (che ha spesso bisogno di snellimento), deve concentrarsi su una serie limitata ma completa di indicatori e di situazioni. Deve puntare al miglioramento simultaneo dell&#8217;<strong>efficienza</strong> e della <strong>qualità</strong> dei servizi, valutando l&#8217;impatto che essi hanno effettivamente sui <strong>bisogni dei cittadini</strong>. Non bisogna mai dimenticare, infatti, che tutto è indirizzato alla rappresentazione dell&#8217;interesse pubblico volta al soddisfacimento dei bisogni reali dei cittadini. Non serve creare una macchina perfetta se poi non è strumento utile a soddisfare i bisogni dei cittadini; a tal fine, un mio maestro in Bocconi provocatoriamente diceva: <em>anche un campo di concentramento è una &#8220;macchina perfetta ed efficiente&#8221;</em>&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Il DG ha assunto nel tempo la vera e propria veste di <strong>manager</strong> (alcuni lo definiscono, appunto, &#8220;city-manager&#8221;, prendendo in prestito un&#8217;espressione impiegata nel mondo anglosassone). In alcune situazioni è stato volano di cambiamento e miglioramento, di efficacia e di efficienza. In altre, solo una figura istituita come &#8220;riciclo&#8221; politico, della quale si poteva fare tranquillamente a meno. <em>Questo motivo è sufficiente a spiegare i recenti cambiamenti legislativi che di fatto limitano moltissimo il ricorso a tale figura? </em></p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è da specificare, infatti, che il DG, introdotto nel 1997, legge n. 127 poi confluita nel <strong>TUEL</strong> (d.lgs. 267/2000) art. 108, poteva essere nominato, oltre che dal Presidente della Provincia, dal Sindaco di un Comune con popolazione superiore a 15.000 abitanti (o gruppo di Comuni che insieme superassero tale soglia). Con la motivazione dei tagli alla spesa per gli enti locali, la <strong>Legge Finanziaria 2010</strong> (art. 2, comma 186 lettera d)) ne ha previsto la <strong>soppressione</strong> per quanto concerne i <strong>Comuni</strong>. Successivamente,  il d.l. n.2 del 25 gennaio 2010 ha modificato tale disposizione generale, prevedendo la <strong>soglia dei 100.000 abitanti</strong> quale condizione per la possibile nomina del DG (tale decreto è stato convertito in legge il 26 marzo 2010, legge n.42).</p>
<p style="text-align: justify;">Di fatto, dunque, mentre per le Province non cambia nulla, da quest&#8217;anno il DG potrà essere nominato soltanto nei Comuni con popolazione superiore ai 100.000 abitanti.<br />
Personalmente son convinto che, sebbene ci sia certamente stato in alcune situazioni un ricorso esagerato a tale figura, anche nelle organizzazioni in cui poteva essere evitato, nella stragrande maggioranza dei casi questa figura, <em>se ricoperta da professionisti validi e rispondenti alle caratteristiche sopra descritte</em>, ha apportato un <strong>miglioramento decisivo</strong> e sostanziale anche negli enti di media e medio/piccola dimensione. Il pensiero del legislatore è stato evidentemente diverso, ritenendo questa (e non auto blu, cellulari di servizio, viaggi, computer e i-pad in regalo, ecc. ecc.) la prima spesa da tagliare.</p>
<p style="text-align: justify;">Vedremo, a questo punto, dal momento che tale figura era nata da un&#8217;<strong>esigenza</strong> precisa e riconosciuta nel mondo degli enti locali, quali saranno <strong>le conseguenze</strong> della quasi totale cancellazione di questa professionalità.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.carlopoti.it/il-direttore-generale-dellente-locale/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>La manovra-Tremonti</title>
		<link>http://www.carlopoti.it/la-manovra-tremonti/</link>
		<comments>http://www.carlopoti.it/la-manovra-tremonti/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 11:37:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Economia e Sviluppo]]></category>

		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.carlopoti.it/?p=34</guid>
		<description><![CDATA[Dalle motivazioni alle principali misure adottate per il triennio 2011-2013.

[Articolo pubblicato su "Il Salentino" del 15/06/2010]
La “manovra di finanza pubblica” 2011-2013 è il tema più ricorrente, in queste settimane, negli spazi di informazione.
Il Governo, infatti, accanto a classici provvedimenti di una manovra finanziaria, ha messo a punto una serie di misure di politica fiscale ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Dalle motivazioni alle principali misure adottate per il triennio 2011-2013.</em></p>
<p><a href="http://img39.imageshack.us/i/conferenzatremontiberlu.jpg/" target="_blank"><img src="http://img39.imageshack.us/img39/7352/conferenzatremontiberlu.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>[Articolo pubblicato su "Il Salentino" del 15/06/2010]</em></p>
<p style="text-align: justify;">La “<strong>manovra di finanza pubblica</strong>” 2011-2013 è il tema più ricorrente, in queste settimane, negli spazi di informazione.<br />
Il Governo, infatti, accanto a <em>classici</em> provvedimenti di una manovra finanziaria, ha messo a punto una serie di misure di politica fiscale ed economica per intervenire nella situazione di crisi internazionale che ha investito in particolare l’area-euro a partire dal default della Grecia.<br />
In seguito alla crisi greca il nostro Paese era considerato, insieme a Irlanda, Portogallo e Spagna, ad <strong>alto rischio</strong> (anche se c’è da dire che, rispetto agli altri tre Paesi, il nostro presenta una situazione complessiva, di sistema, decisamente migliore, dimostrata dal contenuto sforamento del rapporto Deficit/Pil). I mercati avrebbero potuto “aggredire” l’Italia anche con l’avanzata della speculazione. Infatti, l’impennata dei cosiddetti <em>credit default swap</em> (che sono scommesse sul fallimento, sull’insolvenza del debito pubblico) è indice di un attacco da parte dei mercati che, qualora perdurasse nel tempo, abbatterebbe la qualità del credito con gravi conseguenze. Di fatto, siamo in presenza di una nuova “bolla”.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è presentata, dunque, ancora una volta, l’urgenza di agire sulla riduzione del <strong>debito pubblico</strong>. Tuttavia, questa strada si sarebbe dovuta percorrere ugualmente, in ogni caso. Alcune misure si sono rese più urgenti, ma è la condizione strutturale del nostro Paese a richiedere, senza poter più rimandare, tali scelte drastiche.<br />
Tante volte, anche in precedenti interventi su questo giornale, ho sottolineato l’ineludibilità di intervenire su una situazione oramai insostenibile del debito pubblico. Sin dagli anni 80, è un “<em>serpente che si morde la coda</em>”.<br />
Per agire sul debito nell’immediato, è necessario agire sul versante della <strong>spesa</strong>, in particolare sulla spesa di tipo corrente, poiché negli ultimi anni si è assistito (anche a causa della prima ondata di crisi che ha comportato una riduzione delle entrate fiscali) ad un saldo sempre più negativo da finanziare mediante deficit. Risultato netto: più debito pubblico (ad oggi il rapporto Debito/Pil è sopra il 118%, lontanissimo dall’obiettivo del 60% verso il quale l’Italia, come tutti gli altri Paesi dell’area-euro, deve tendere).<br />
Vi sono studiosi che sono contrari ai tagli di spesa sociale poiché, affermano, produrrebbero arretramenti nella qualità della vita civile (tale filone di studi suggerisce anche l’ipotesi di affidare parte del debito pubblico dei vari Paesi ad un unico governo centrale europeo, unica misura forse in grado di scongiurare realmente il rischio di attacchi speculativi). Tuttavia, in questo spazio mi limito a dire che, in termini concreti, una riduzione del deficit e del debito nell’immediato, nell’attesa e nella speranza di recuperare ingenti entrate dalla lotta all’evasione fiscale, passa senza dubbio da una riduzione della spesa.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Si poteva fare meglio</em>, soprattutto per quanto concerne il sostegno parallelo alla <em>crescita</em> (data l’entità della manovra, circa 25 miliardi di euro). Molti provvedimenti non comportano in realtà grossi risparmi, servirebbe più coraggio sul fronte dei famosi <em>costi della politica</em> per i “piani alti”. In ogni caso nella manovra ci sono delle misure che vanno nella giusta direzione, approvate anche dall’OCSE e dal FMI: in particolare, sul versante della riduzione della spesa e sulla lotta all’evasione fiscale.<br />
Si tratta certamente di misure dolorose, alcune delle quali discutibili; ma rappresentano un solco importante lungo il quale muoversi, un’<em>inversione di tendenza</em>, un cambio “culturale” nella gestione della finanza pubblica in senso più rigoroso. Esse andranno ad impattare col federalismo fiscale. Staremo a vedere.<br />
Intanto, un’importanza notevole viene assunta dalle misure di contrasto all’<strong>evasione fiscale</strong>. La speranza è che si continui in questa direzione, perché <em>si può fare di più</em> e poiché è da lì che possono arrivare entrate inattese, che nel medio termine possono portare ad un riequilibrio dei conti e ad un nuovo ampliamento della spesa per generare benessere nel sistema socio-economico. Ampliamento che, questa volta, sarebbe mirato e qualificato.<br />
Di seguito, per grandi linee, alcune delle più importanti misure contenute nella manovra:</p>
<p style="text-align: justify;">- Obbligo di <em>comunicazione telematica</em> al Fisco delle operazioni rilevanti ai fini IVA dai 3.000 euro in su. Scende a 5.000 euro la soglia della <em>tracciabilità del contante</em>.<br />
- Sale al 33% la <em>compartecipazione dei Comuni</em> all’accertamento dell’evasione fiscale.<br />
- Nuovo “<em>Redditometro</em>”: l’accertamento scatta quando i redditi dichiarati sono inferiori del 20% rispetto alle indicazioni del “Redditometro”.<br />
- Gli <em>utili</em> e i <em>dividendi</em> realizzati negli anni 2011 e 2012 da Società partecipate dallo Stato e da Istituti di diritto pubblico saranno destinati, fino a un massimo di 500 milioni di euro, ad un apposito Fondo che servirà a pagare gli <em>interessi sul debito pubblico</em>.<br />
- Aumento dell’imposizione fiscale sulle <em>stock option</em>.<br />
- Provvedimenti per evitare i fenomeni delle imprese che <em>aprono</em> e <em>chiudono</em> entro un anno e vigilare sulle imprese in costante situazione di <em>perdita</em> (potrebbe esserci precisa volontà di evasione delle imposte sui redditi).<br />
- Provvedimenti per l’individuazione e la regolarizzazione degli “<em>immobili fantasma</em>”.<br />
- Lotta ai “<em>falsi invalidi</em>” e contrasto all’<em>indebita percezione</em> di prestazioni sociali agevolate (anche quelle relative al diritto allo studio).<br />
- Leggero aumento della soglia per i pensionamenti anticipati.<br />
- Tagli alla <em>spesa della P.A.</em>, in particolare per la formazione, riduzione del 10% delle indennità dei manager e consulenti pubblici; tagli ai compensi per consigli d’amministrazione di società ed enti partecipati e revisori. Tagli ai buoni taxi e noleggi auto.<br />
- Aumento dei <em>pedaggi autostradali</em>.<br />
- Soppressi alcuni <em>enti ritenuti inutili</em>. Il personale a tempo indeterminato sarà assorbito da altri enti o ministeri.<br />
- Taglio del 10% delle dotazioni finanziarie dei Ministeri.<br />
- Taglio dei “<em>costi della politica</em>”: meno 10% ai compensi di Ministri e Sottosegretari che non sono anche parlamentari (per questi ultimi si rimanda a futuri provvedimenti delle Camere). Stessa riduzione per i componenti del CSM e del Cnel. Ridotti i rimborsi ai partiti. Soppresse le indennità dei consiglieri circoscrizionali, amministratori di Comunità montane, Unioni dei Comuni ed organismi territoriali gestori di servizi pubblici. I gettoni di presenza non potranno superare i 30 euro a seduta.<br />
- Agevolazioni alle reti d’impresa.</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente, un principio dovrà essere chiaro alla classe dirigente, attuale e futura. L’Italia dovrà essere un Paese il cui sistema di <em>welfare</em> si basi di più sui <em>sussidi temporanei</em> e sugli <em>ammortizzatori sociali</em>, relativi all’inserimento lavorativo e ai periodi di disoccupazione, e non più sui <em>falsi invalidi</em> e sugli <em>evasori fiscali</em>. La crescita dovrà ripartire dai nuovi settori, ad alto tasso di immaterialità e di <em>innovazione</em>, dalla <em>ricerca</em>. Con il controllo rigoroso sui conti, perché il debito non rappresenti più quella montagna che oggi sembra insormontabile ostacolo alla crescita e alla speranza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.carlopoti.it/la-manovra-tremonti/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>La Legge taglia-Consiglieri e Assessori tra dubbi e speranze</title>
		<link>http://www.carlopoti.it/la-legge-taglia-consiglieri-e-assessori-tra-dubbi-e-speranze/</link>
		<comments>http://www.carlopoti.it/la-legge-taglia-consiglieri-e-assessori-tra-dubbi-e-speranze/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 18:07:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Amministrazione Pubblica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.carlopoti.it/?p=33</guid>
		<description><![CDATA[
Foto: Camera dei Deputati - Fonte: www.camera.it
Con l’approvazione al Senato dello scorso 23 marzo, è stato convertito in Legge il decreto (con alcune modifiche apportate alla Camera) che prevede la riduzione significativa di molti ruoli e organismi che fanno riferimento agli enti locali. La Legge ha previsto anche altre misure in favore della Città di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="ImageShack - Image And Video Hosting" href="http://img208.imageshack.us/i/camerab.jpg/" target="_blank"><img src="http://img208.imageshack.us/img208/8093/camerab.jpg" border="0" alt="" /></a><br />
Foto: Camera dei Deputati - Fonte: www.camera.it</p>
<p style="text-align: justify;">Con l’approvazione al Senato dello scorso 23 marzo, è stato convertito in Legge il decreto (con alcune modifiche apportate alla Camera) che prevede la <strong>riduzione significativa</strong> di molti ruoli e organismi che fanno riferimento agli enti locali. La Legge ha previsto anche altre misure in favore della Città di Roma, di particolari categorie di Comuni, ulteriori sostegni finanziari per L’Aquila, e deroghe al Patto di Stabilità interno per alcune tipologie di spese e di entrate. Tuttavia, in quest’articolo affronto esclusivamente la questione relativa al cosiddetto “<em>taglia-poltrone</em>”.<br />
Di seguito riporto in modo ordinato le principali misure previste dalla legge:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>TAGLIO DI CONSIGLIERI E ASSESSORI</strong><br />
A partire dal <strong>2011</strong> (rinviate di un anno, dunque, le misure previste in finanziaria 2010) il numero dei <strong>Consiglieri</strong> comunali e provinciali sarà ridotto del <strong>20%</strong> (complessivamente si tratterà di circa 40mila unità); il numero degli <strong>Assessori</strong>, invece, vedrà una riduzione del <strong>25%</strong>. Per una maggiore chiarezza, è possibile visionare in maniera analitica queste riduzioni cliccando sul link seguente:</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Previsione delle riduzioni di Consiglieri e Assessori" href="http://www.carlopoti.it/doc/elenco dati riduzioni consigli e giunte.pdf" target="_blank">Previsione delle riduzioni di Consiglieri e Assessori</a> (*)</p>
<p style="text-align: justify;">Relativamente ai tagli degli Assessori, il provvedimento vale <strong>già da quest’anno</strong> per i Comuni e le Province chiamati alle urne. Infatti, la legge prevede che il loro numero non sia superiore ad un quarto dei Consiglieri.<br />
Per fare un esempio, per il Comune di <strong>Melendugno</strong> i Consiglieri eletti tra quattro anni saranno 12 invece degli attuali 16, mentre gli Assessori saranno 3 invece degli attuali 6. (*)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>TAGLIO DI ALTRI RUOLI E ORGANISMI</strong><br />
Dal prossimo anno salteranno numerosi altri ruoli ed organismi che nel tempo erano stati creati all’interno o a supporto degli enti.<br />
In particolare: i <strong>difensori civici</strong> dei Comuni (effettivamente in molti casi un ruolo mai decollato, quasi sempre frutto di spartizione partitica), le Autorità <strong>ATO</strong> (Ambito Territoriale Ottimale, che finora si sono occupate della gestione di rifiuti e acqua), le <strong>Circoscrizioni</strong> nelle città con meno di 250mila abitanti (effettivamente spesso divenuti luoghi per piazzare personaggi non eletti nei Consigli), i <strong>Direttori Generali</strong> negli enti sotto i 100mila abitanti (tuttavia si aspetterà la scadenza del loro mandato), i <strong>Consorzi</strong> fra enti locali. Per il taglio ai Consorzi di Bonifica, invece, si rimanda al Codice delle Autonomie.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal momento che il mio approccio alle questioni relative alle Pubbliche Amministrazioni (lo sottolineo ancora una volta) è manageriale, strategico, e non burocratico, normativo, mi interessa capire se un provvedimento può funzionare o meno. Cioè, comprendere in profondità le modifiche che avvengono sul piano <strong>organizzativo</strong>, dei <strong>processi</strong>, della <strong>buona gestione</strong>. In definitiva, le modifiche che intervengono sulla capacità dell’ente di organizzarsi per rispondere al meglio ai bisogni dell’utente-cittadino e alle esigenze strategiche che si pongono nella programmazione degli interventi da mettere in atto.<br />
Pertanto se quanto sopra descritto, in prima analisi, può sembrare assolutamente positivo, <strong>non è detto</strong> che lo sia nell’applicazione. Certamente <strong>positive</strong>, già a prima vista, sono le soppressioni di enti intermedi inutili che gestiscono materie tranquillamente gestibili senza la necessità di moltiplicare le strutture. Così, è certamente positiva la riduzione del numero dei Consiglieri nei Comuni e nelle Province di medie e grandi dimensioni (che costituiscono una piccola fetta dei Comuni italiani).<br />
Da <strong>mettere alla prova</strong>, invece, i tagli agli Assessori nei Comuni della fascia di popolazione tra i 3mila e i 10mila abitanti (fascia nella quale rientra il Comune di Melendugno), oppure quella leggermente superiore. Oggi, a fronte di una carenza di personale, spesso gli Assessori si trovano a svolgere un lavoro molto dispendioso in termini di tempo (a volte svolgendo mansioni di competenza degli uffici). <em>Potrebbe accadere</em> che, tagliando il loro numero, venga meno anche una parte di attività indispensabili.<br />
Anche la figura del <strong>Direttore Generale</strong>, spesso, è divenuta insostituibile nell’ottica del miglioramento organizzativo e gestionale, nonché del conseguimento di efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa. Certamente non lo è nel momento in cui esso diviene un ruolo puramente affidato a qualcuno “da accontentare”, che magari non è riuscito ad essere eletto in Consiglio, anziché a persone competenti.<br />
Comunque, sarà tutto da sperimentare. Non vanno trascurati gli aspetti positivi del provvedimento, ma occorre prestare attenzione a tutti gli effetti che esso produrrà, tenendo presente sempre la direzione maestra: l’ente va pensato e regolato, nelle sue articolazioni, nell’ottica di <strong>strumento</strong> adeguato per la soddisfazione dell’interesse pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">*********************************************<br />
(*) 18/02/2011: <em>Il <strong>Dipartimento affari interni e territoriali</strong> del Ministero dell&#8217;Interno ha emanato una Circolare che definisce i tagli effettivi a Consiglieri ed Assessori a partire dalle prossime Elezioni Amministrative di maggio 2011. La Circolare modifica leggermente le previsioni inserite nell&#8217;articolo. </em>Per leggere la circolare clicca <a href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/20/0299_lettera_riduzione_consiglieri.pdf" target="_blank"><strong>qui</strong></a>. Nell&#8217;esempio del Comune di Melendugno, dunque, gli assessori saranno <strong>4</strong> invece degli attuali 6.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.carlopoti.it/la-legge-taglia-consiglieri-e-assessori-tra-dubbi-e-speranze/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Non decolla il Project Finance negli enti locali</title>
		<link>http://www.carlopoti.it/non-decolla-il-project-finance-negli-enti-locali/</link>
		<comments>http://www.carlopoti.it/non-decolla-il-project-finance-negli-enti-locali/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 22:43:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Amministrazione Pubblica]]></category>

		<category><![CDATA[Politica Locale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.carlopoti.it/?p=32</guid>
		<description><![CDATA[Dalla Bocconi i risultati di uno studio su 2.236 progetti. La causa: un approccio ancora troppo giuridico allo strumento.

Fonte immagine: www.scuolaedilelecce.it
[Articolo pubblicato su "Il Salentino" del 20/09/2009]
La realtà delle operazioni di Project Finance negli enti locali italiani è impietosa: si osserva, infatti, una mortalità di quasi il 90% di tali operazioni.
E’ il risultato fornito da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dalla Bocconi i risultati di uno studio su 2.236 progetti. La causa: un approccio ancora troppo giuridico allo strumento.</em></p>
<p><a href="http://img23.imageshack.us/i/cantiere2.jpg/"><img src="http://img23.imageshack.us/img23/9240/cantiere2.jpg" border="0" alt="Image Hosted by ImageShack.us" /></a><br />
<em>Fonte immagine: www.scuolaedilelecce.it</em></p>
<p><em>[Articolo pubblicato su "Il Salentino" del 20/09/2009]</em></p>
<p style="text-align: justify;">La realtà delle operazioni di <strong>Project Finance</strong> negli enti locali italiani è impietosa: si osserva, infatti, una <strong>mortalità di quasi il 90%</strong> di tali operazioni.<br />
E’ il risultato fornito da una ricerca realizzata e pubblicata in un rapporto dell’OCAP (Osservatorio sul Cambiamento delle Amministrazioni Pubbliche) dal nome “<em>Le operazioni di project finance: stato dell’arte e indicazioni per il futuro</em>”, a cura del Prof. Fabio Amatucci e della Prof.ssa Veronica Vecchi (area <em>Public Management and Policy</em> – SDA Bocconi).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Project Finance, tradotto spesso in italiano con i termini “finanza di progetto”, è uno strumento impiegato per il <strong>finanziamento</strong> di <em>opere pubbliche</em> che già da molto tempo viene utilizzato in altri Paesi e la cui diffusione nelle Pubbliche Amministrazioni italiane è stata, in questi anni, notevole. Per fare un esempio, lo scorso anno si calcolava un totale di circa 80 operazioni per Aziende Ospedaliere e di circa 4.000 operazioni riguardanti enti locali.<br />
Purtroppo, però, nonostante in sé lo strumento presenti tutte le caratteristiche affinché, se impiegato in modo coerente, nelle <strong>operazioni opportune</strong> e con tutte le <strong>analisi preliminari</strong> di cui necessita, possa essere considerato validissimo nel finanziamento (a <em>impatto “zero”</em> per le Amministrazioni Pubbliche) di opere che possono migliorare in modo sostanziale la qualità della vita dei cittadini, il <strong>90%</strong> delle operazioni dell’ultimo triennio non ha trovato realizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Data la sempre maggiore <em>scarsità di risorse finanziarie</em> a disposizione degli enti locali e i vincoli stringenti del <em>Patto di Stabilità</em> (nato per arginare la crescita della spesa pubblica e garantire la compartecipazione degli enti territoriali agli equilibri generali di finanza pubblica), il Project Finance può rappresentare una leva molto valida per finanziare, mediante <strong>capitali privati</strong>, investimenti di certe dimensioni e con determinate caratteristiche. Il privato <em>recupera</em>, poi, i mezzi finanziari investiti mediante i ricavi e gli utili derivanti dalla <strong>gestione</strong> dell’opera (ad esempio, le tariffe di un parcheggio, i canoni di locazione di un edificio pubblico). Pertanto, perché l’operazione possa realizzarsi pienamente, è necessario che il progetto presenti una certa <em>validità</em> in termini <strong>economico-finanziari</strong>. Le opere per le quali si trova maggiore applicazione dello strumento sono: impianti sportivi, parcheggi, ospedali, cimiteri, edifici pubblici.<br />
Alle motivazioni precedentemente espresse, si possono aggiungere ragioni di natura qualitativa dei progetti o, ancora, di riduzione dei tempi che vanno dalla progettazione al cantiere.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla ricerca in questione, però, emerge il ritratto di una Pubblica Amministrazione ancorata a <strong>vecchi principi</strong> di gestione. Un approccio <strong>strategico-manageriale</strong> stenta ancora a diffondersi nei livelli direzionali degli enti locali italiani in favore di un più diffuso approccio <strong>giuridico-burocratico</strong> alle questioni, in questo caso agli <em>strumenti di finanziamento</em>.<br />
Comprendiamo meglio queste affermazioni analizzando brevemente i dati presentati nella ricerca.<br />
Una precisazione: le operazioni di Project Finance si suddividono in operazioni a <em>iniziativa privata</em> (il privato presenta la proposta di progetto per la realizzazione e successiva gestione dell’opera pubblica) e operazioni a <em>iniziativa pubblica</em> (l’ente presenta un progetto preliminare al quale il privato deve conformarsi).<br />
La ricerca prende in esame le 2.236 operazioni avviate tra il 2005 e il 2008. Tra queste, solo<strong> 274</strong> sono state aggiudicate. Il resto (circa il 90%, appunto) si è <em>“perso”</em> nelle fasi intermedie, comportando comunque il sostenimento di costi che si sono poi rivelati inutili, con evidente sperpero di denaro pubblico. Più della metà delle operazioni in esame riguardano iniziativa privata. Tra queste, soltanto il 9% aveva alla base uno <strong>studio di fattibilità</strong> realizzato dalla stazione appaltante (l’ente).</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le operazioni non realizzate sono fallite perché presentano comprovate <em>mancanze</em> da parte delle relative Amministrazioni. Ne cito alcune. La ricerca dimostra come nella maggior parte dei casi si è trattato di scarsa <em>verifica della pre-fattibilità</em>, dei <em>rischi</em> e <em>dell’impatto nel medio/lungo termine</em> relativi al progetto. Un’altra grave mancanza è attribuibile alla <em>mancanza di chiarezza</em> da parte dell’ente, che ha comportato un’assenza di proposte dei promotori e, quindi, un fallimento dell’intera operazione. Ancora, va sottolineata una<em> scadente programmazione</em> delle finalità dell’investimento con riferimento al contesto territoriale.<br />
Presentati questi dati della ricerca, possiamo riprendere il giudizio sulla questione ed affermare nuovamente e con maggior convinzione che negli enti locali italiani <strong>manca</strong> ancora un <strong>approccio manageriale</strong> (attenzione: non va identificato con &#8220;il far quadrare i conti!!&#8221;) alle politiche da intraprendere in favore delle comunità amministrate ed agli strumenti necessari per poterle realizzare.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel caso specifico risulta evidente, ma non si corre alcun rischio se si fa un tentativo di generalizzazione: gli strumenti di finanziamento, in particolare il Project Finance (ma si potrebbe fare l’esempio di tanti altri strumenti finanziari che si è cercato di introdurre negli ultimi anni nella P.A.), vengono ancora osservati e gestiti sottoforma di <em>operazioni giuridiche</em>, sotto l’aspetto puramente <strong>procedurale</strong>, trascurando gli aspetti e le valutazioni economiche essenziali per la loro validità. La speranza è che in futuro gli enti acquisiscano e impieghino sempre maggiori competenze in tali valutazioni. Anche perché, come affermano i due docenti della Bocconi a commento dei risultati, “<em>l’approfondimento di tali aspetti darebbe <strong>maggior potere negoziale</strong> alle Amministrazioni Pubbliche nei confronti dei privati</em>” e, dico io, in un momento in cui gli enti sembrano perdere credibilità ed autorevolezza nell’ambiente di riferimento, non è certamente un fatto trascurabile.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.carlopoti.it/non-decolla-il-project-finance-negli-enti-locali/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
	</channel>
</rss>

