Diossina a volontà nel Salento

copersalento

E’ scioccante ciò che si continua a leggere in merito alla situazione ambientale del nostro Salento.

Innanzitutto un grazie alla redazione di LeccePrima per la caparbietà nell’informazione, con l’obiettivo di tenere “svegli” i salentini su una questione cruciale come l’ambiente.

Leggo (articolo dal titolo: “Trovate alte concentrazioni di diossina nel latte ovino“): “Una notizia che desta inquietudine arriva da alcuni allevamenti della provincia di Lecce. Nei dintorni di Maglie e nella vicina Cursi, sono state trovate alte concentrazioni di diossina nel latte di pecora: è stato disposto il sequestro sanitario delle scorte rimaste nelle aziende casearie. Il risultato si evince dalle analisi dell’Asl di Lecce: nel caso di Maglie le concentrazioni sono risultate pari a 7,33 picogrammi per grammo, in quella di Cursi addirittura a 12,33 per grammo”.

Sappiamo, anche grazie ad altri articoli comparsi in merito, del blocco delle attività dell’impianto (inceneritore!) conosciuto come “Copersalento“, situato nella zona industriale di Maglie, per via delle rilevazioni di diossina decisamente sopra la soglia massima consentita. Attività che sono poi riprese alla grande nelle ultime ore. Dall’azienda dicono che si bruciano biomasse (per intenderci, le stesse che saranno bruciate nell’impianto che sta per sorgere nella vicina Calimera). Il dubbio, tuttavia, è legittimo: se si bruciano solo biomasse, da dove deriva una tale quantità di diossina?!

La diossina è stata rilevata anche nel latte degli allevamenti nelle zone limitrofe, facendo emergere una situazione similare a quella di Napoli, del “latte alla diossina”, delle mozzarelle di bufala inquinate, ecc… Non voglio fare collegamenti non provati da evidenze scientifiche, sia chiaro.

Però bisogna fare qualcosa, per decenni l’ambiente è stato distrutto, considerato come aspetto di serie B. Invece esso è, senza dubbio, tra le risorse più importanti per il Salento! Ma, ora che qualcosa si muove, dobbiamo tutti insieme costruire una diga in difesa dell’ambiente. Io, quando ho potuto, ho sempre fatto la mia parte (durante l’esperienza al Forum dei Giovani, ma anche al di fuori). E sempre la farò! E’ un tema di prioritaria importanza.

Questo non significa essere chiusi nei confronti delle necessarie innovazioni, certamente il mix energetico è una di quelle, anche con impianti che utilizzano biomasse per produrre energia. Sono consapevole anch’io di alcune necessità (anche se io punterei soprattutto su altre rinnovabili, quelle autentiche). Però il risultato non può essere aumentare la quantità delle emissioni all’infinito… Inoltre ci vogliono sempre maggiori controlli e la possibilità per associazioni organizzate di cittadini di effettuare continue visite presso tutti gli impianti che hanno impatto ambientale (basso o alto che sia) e seguire attentamente il processo produttivo. Poi, per gli sfalci da potatura e biomasse simili, io sarei per gli impianti di compostaggio, che favorirebbero la possibilità di ampliare di molto la raccolta differenziata. Impianti aperti e gestiti dagli Enti Locali, insieme!

Anche Melendugno deve tenere alta la guardia. Dobbiamo chiedere dei continui rilevamenti ambientali anche da noi!

L’ho sempre detto: dobbiamo passare dal rispetto all’amore verso il nostro territorio! A presto, cari amici.

1 Commento

  1. giorgio serino

    Esattamente questo è il “nimby”.
    Ovviamente i più “scaltri” osservatori non possono non notare che chi promuove (certo, insieme ad alcuni enti pubblici, come no?) la “lotta contro il nimby” è sempre e dovunque un gruppo industriale o finanziario (leggi ad es. Italgest) che ha l’interesse diretto a prendere appalti di costruzione e gestione di impianti. Vi ricordate le giornate dell’energiaa Lecce?

    Il nimby è spacciato come fenomeno socio-economico da molti analisti prezzolati e non, ma è pur sempre un “dare un nome” a qualcosa che fenomeno non è:
    si tratta di semplice (e giustificatissima) diffidenza da parte di tutte quelle popolazioni che non si vogliono lasciar asfaltare di veleno e protestano come indigeni primitivi… Non vogliono il progresso e – soprattutto – non lo vogliono sotto casa, perchè ormai hanno capito che dopo 99 volte che hanno soccombuto a questi spietati speculatori, almeno la 100a volta li mandano a quel paese.

    E’ inutile che società come l’Italgest obblighino i propri dipendenti a volantinare a favore della lotta al nimby, loro sono obbligati altrim minimo perdono il posto, ma tutti noi stiamo con gli occhi aperti.

    Comunque, tengo il conto di quanti politici e industriali dell’energia hanno accettato impianti nel LORO giardino: al momento siamo a zero!

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