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Ambiente ed Energia, Amministrazione Pubblica, Economia e Sviluppo, Informazione

Servizi Pubblici Locali, nucleare, legittimo impedimento. Perché votare SI ai Referendum

Cari amici, ben trovati. Mi scuso in anticipo per la lunghezza! Personalmente non credo che sia sufficiente prendere posizione, ma è necessario che essa sia supportata da una riflessione consapevole e da motivazioni chiare. Vi comunico le mie relativamente ai miei SI ai Referendum del 12 e 13 giugno.
Ritengo opportuno fare una premessa. La mia posizione favorevole all’abrogazione delle norme oggetto di Referendum non significa nel modo più assoluto che mi piaccia la situazione precedente. Non credo si possa essere conservatori di una situazione che, è il caso di dire, “fa acqua da tutte le parti”. E mi riferisco sia al discorso della gestione dei Servizi Pubblici Locali (dei quali il servizio idrico è solo una parte), sia alla questione energetica.
I Servizi Pubblici Locali sono stati spesso oggetto di tentativi di riforma nel senso di una maggiore liberalizzazione. Nel tempo, infatti, a partire dalle “municipalizzate” fino alle società di stampo privatistico ma di proprietà pubblica, qualità, efficienza ed efficacia del servizio offerto alla collettività sono state in molti casi soppiantate da performance ampiamente negative (sulla questione delle società partecipate potete leggere un articolo da me scritto un po’ di tempo fa cliccando qui). Dato il quadro, l’UE ha invitato negli anni i nostri Governi ad operare opportune politiche di “liberalizzazione” nel settore. Già negli anni Novanta sono state approvate leggi importanti in questo senso. Ultimamente anche il ministro Lanzillotta (Governo Prodi) aveva proposto un disegno di legge che avrebbe limitato fortemente l’intervento pubblico nella gestione dei Servizi Pubblici Locali.
Qui subentra una delle grandi questioni del management pubblico, della concezione dell’economia pubblica: come organizzare la migliore risposta a bisogni pubblici. Mediante beni e servizi pubblici gestiti dal pubblico? Mediante beni privati ma con finalità pubbliche? Oppure mediante beni pubblici ma gestiti dal privato? Vi sono diversità di punti di vista. Tenendo saldo l’obiettivo di migliorare la qualità del servizio e l’equità della sua fruizione, nonché delle tariffe, io credo che la via migliore sia una “giusta” liberalizzazione. Ciò significa permettere agli enti locali di scegliere quale sia la via migliore, in base a determinati parametri, per l’organizzazione della risposta ai bisogni pubblici. Libertà di scelta, quindi. Ad esempio, se un Comune è virtuoso e ritiene di poter organizzare una risposta di tipo “pubblico” a un bisogno pubblico, lo deve poter fare. Così, se la via migliore è affidare in appalto ad operatori privati la gestione di un servizio, lo deve poter fare. E in parte i provvedimenti susseguitisi nel tempo, comprese parti delle norme oggetto di referendum al quesito N. 1, sono andati in questa direzione.
Fatta questa lunga premessa, occorre precisare dunque che il quesito N.1 si riferisce a leggi che riguardano tanti Servizi Pubblici Locali dei quali il servizio idrico è parte. Però, poiché l’obiettivo è cancellare questi provvedimenti con esclusivo riferimento all’acqua, al servizio idrico, si deve passare obbligatoriamente dall’abrogazione dell’intero impianto legislativo, per poi far tornare il Parlamento a legiferare sulla materia (escludendo il servizio idrico) relativamente a tutti gli altri Servizi Pubblici Locali nella direzione di una giusta liberalizzazione.
A mio avviso, il SI al quesito N.1 è giusto in quanto tutto ciò che ho scritto sopra non può essere riferito all’acqua. Ritengo l’acqua l’unico bene pubblico la cui gestione dovrà restare per sempre di esclusiva prerogativa del pubblico. Tuttavia la situazione attuale non è confortante. Le reti idriche perdono, nel percorso che va dalla fonte ai nostri rubinetti, mediamente più del 50% dell’acqua che trasportano. Credo, però, che il pubblico sia l’unico soggetto che possa effettuare i dovuti investimenti (che vanno effettuati con urgenza) senza caricarne l’onere, in modo eccessivo e poco equo, sulle tariffe pagate dagli utenti. Solo il pubblico può, con una buona gestione, tenere effettivamente sotto controllo il livello tariffario. Tutto questo non giustifica, però, la gestione scriteriata e disastrosa a cui spesso abbiamo assistito e non solleva gli enti dalla necessità di investire per migliorare questo servizio di primaria importanza.
Il SI al quesito N.2 è direttamente conseguente al primo. Il Parlamento dovrà escludere l’acqua dall’obbligo di una percentuale minima di remunerazione del capitale investito dal privato mediante tariffe. In realtà, laddove si consente l’ingresso del privato nella gestione di un servizio, la remunerazione del capitale investito è una naturale conseguenza. Non si può impedire a un imprenditore di conseguire remunerazione rispetto ai propri investimenti. Perciò, questo principio cade in quanto cade la questione relativa al quesito N.1.
Sul nucleare, poco da dire… Nel momento in cui Paesi come la Germania e la Svizzera, che da decenni scommettono sul nucleare, decidono di avviare il processo di smantellamento delle attuali centrali, sembra davvero fuori da ogni logica puntare su una tecnologia che, oltre a non risolvere minimamente il problema energetico, risulta vecchia (soprattutto in termini di produzione di scorie radioattive, che dovranno essere stoccate per sempre in qualche luogo del nostro territorio) e potenzialmente catastrofica. Il SI al quesito N.3 è un NO netto a questo nucleare, ma anche qui non per fare i conservatori di una situazione che, comunque, necessita di interventi decisivi. Un piano nazionale sull’energia dovrà giustamente prevedere un congruo mix delle varie fonti (sempre meno fossili). Credo che vada previsto uno sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili (uffici pubblici, ospedali, scuole, università, impianti sportivi, abitazioni private), tenendo conto di un maggior rispetto per il territorio. In più si dovrebbe puntare in questo momento sulla ricerca per un nucleare diverso (penso alla “fusione”, ai filoni di ricerca del Nobel Prof. Carlo Rubbia, che è dovuto scappare in Spagna per proseguire il suo lavoro!), che possa anche eliminare il problema dei problemi: le scorie (si parla di una possibilità di bruciare le scorie all’interno dello stesso processo). Se non sarà possibile, il nucleare come oggi lo conosciamo non dovrà essere preso mai più in considerazione.
Infine, le motivazioni legate al SI al quesito N. 4 sul “legittimo impedimento”. Questa legge (sulla quale è già intervenuta la Corte Costituzionale), in realtà, cesserà presto di produrre effetti. Nonostante ciò, è a mio avviso importante far comprendere come in nessun caso si possa agire per costruire leggi ad personam, soprattutto in materia di giustizia. Questa circostanza si è resa ancora più evidente quando è stata prevista l’estensione della protezione ai Ministri. Poi si può avviare una discussione serena su alcuni punti, ma sgomberando il campo dal dubbio che si tratti di provvedimenti costruiti per casi specifici. Buon voto!!!

Ambiente ed Energia, Amministrazione Pubblica, Economia e Sviluppo, Informazione

La Rete è l’unica possibilità per la riuscita dei Referendum 2011

L’occasione dei Referendum del 12 e 13 giugno 2011 assume oggi un’importanza notevole. Lo strumento del Referendum abrogativo (previsto dalla Costituzione, art. 75, come possibilità data al corpo elettorale di abrogare, eliminare, una legge o un atto avente forza di legge per quasi tutte le materie), infatti, rappresenta uno degli strumenti più importanti di democrazia diretta. Tuttavia, perché esso sia valido, è necessario che si raggiunga un minimo di voti espressamente previsto: il cosiddetto “quorum”. Si tratta della maggioranza assoluta degli aventi diritto (50%+1). E’ evidente come il raggiungimento del quorum non sia cosa semplice. Un po’ per lo scarso interesse che il Referendum in genere suscita in determinate fasce di elettorato; un po’ perché, paradossalmente, nel nostro Paese è presente un “movimento silenzioso” che rema contro, che cerca in tutti i modi di evitare il dibattito, che ha l’obiettivo di mettere tutto “sotto coperta” in modo tale da non far raggiungere il quorum che validerebbe il Referendum.
Come tanti altri, anche questo è un assurdo paradosso del nostro Paese. Si preferisce lo spreco di risorse pubbliche a un momento che dovrebbe rappresentare una bellissima pagina di democrazia.
Ma da chi è rappresentato questo “movimento silenzioso” della disinformazione? Semplice, dal fronte del NO (vi ricordo che nel Referendum abrogativo il SI equivale alla volontà di abrogare).
Non sarebbe più opportuno, per essi, informare e sostenere le ragioni del NO? Altrettanto semplice, assolutamente no. E’ molto più comodo e “vigliacco” sfruttare la tendenza dell’astensione (già presente in grande misura) per poi sostenere una vittoria che, in realtà, non è tale.
Ormai sembra fiato sprecato, ma tutti dovremmo chiedere a gran voce che si parli di questi Referendum e che il fronte del NO (che dovrebbe essere rappresentato in prima istanza dalla maggioranza parlamentare che ha approvato le leggi e i decreti oggetto di Referendum) abbia il coraggio di uscire allo scoperto e sostenere le proprie ragioni, dando anche al fronte del SI la possibilità di opporre le proprie. Ma si sa, il timore di una sconfitta che assumerebbe il carattere politico è enorme!!!
In definitiva, cari amici, spetta a ciascuno di noi, grazie alla Rete, ai Social Network, ai Blog, ecc, questo dovere morale e civico di diffondere l’informazione e sostenere una linea, poiché i “potenti” non lo faranno. E la Rete ha dimostrato di essere quel luogo straordinario dove i ruoli e il potere, spesso, possono essere invertiti!
Ora, sinteticamente, fornisco un’informazione sui prossimi Referendum. Come detto si vota nelle giornate del 12 (dalle 8 alle 22) e 13 (dalle 7 alle 15) giugno prossimi.

Referendum popolare N.1
Quesito: “Vo­lete voi che sia abro­gato l’art. 23 bis (Ser­vizi pub­blici lo­cali di ri­le­vanza eco­no­mica) del de­creto legge 25 giu­gno 2008 n.112 “Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sempli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tributa­ria” con­ver­tito, con mo­di­fi­ca­zioni, in legge 6 ago­sto 2008, n.133, come mo­di­fi­cato dall’art.30, comma 26 della legge 23 lu­glio 2009, n.99 re­cante “Di­spo­si­zioni per lo svi­luppo e l’internazionalizzazione delle im­prese, non­ché in ma­te­ria di ener­gia” e dall’art.15 del de­creto legge 25 set­tem­bre 2009, n.135, re­cante “Di­spo­si­zioni ur­genti per l’attuazione di ob­bli­ghi comunitari e per l’esecuzione di sen­tenze della corte di giu­sti­zia della Co­mu­nità eu­ro­pea” convertito, con mo­di­fi­ca­zioni, in legge 20 no­vem­bre 2009, n.166, nel te­sto ri­sul­tante a se­guito della sen­tenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”.
La normativa in oggetto prevede che la gestione del servizio idrico (non il bene “acqua”, che resterà sempre un bene pubblico! Perciò è tecnicamente scorretto utilizzare slogan del tipo “per l’acqua pubblica”) venga affidata a soggetti privati attraverso gara o a società a capitale misto pubblico-privato, dove il privato venga scelto attraverso gara e detenga almeno il 40% del capitale.

Referendum popolare N.2
Quesito: “Vo­lete voi che sia abro­gato il comma 1, dell’art. 154 (Ta­riffa del ser­vi­zio idrico integrato) del De­creto Le­gi­sla­tivo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in ma­te­ria am­bien­tale”, limitata­mente alla se­guente parte: “dell’adeguatezza della re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale investito”?”.
Il se­condo que­sito ri­guarda la de­ter­mi­na­zione della ta­riffa del ser­vi­zio idrico in­te­grato in base all’adeguata re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale in­ve­stito, con la naturale applicazione di un congruo margine di profitto. Naturlamente i primi due quesiti (così come le normative alle quali si riferiscono) vanno considerati come strettamente connessi.

Referendum popolare N.3
Quesito: “Vo­lete voi che sia abro­gato il decreto-legge 25 giu­gno 2008, n. 112, con­ver­tito con modifi­ca­zioni, dalla legge 6 ago­sto 2008, n. 133, nel te­sto ri­sul­tante per ef­fetto di mo­di­fi­ca­zioni ed in­te­gra­zioni suc­ces­sive, re­cante Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria, limitatamente alle se­guenti parti: art. 7, comma 1, let­tera d: rea­liz­za­zione nel ter­ri­to­rio na­zio­nale di im­pianti di pro­du­zione di ener­gia nucleare?”.
Questa è la norma che prevede la realizzazione di centrali nucleari nel nostro Paese.

Referendum popolare N.4
Quesito: “Vo­lete voi che siano abro­gati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 non­chè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 nu­mero 51 re­cante “di­spo­si­zioni in ma­te­ria di im­pe­di­mento a com­pa­rire in udienza?”.
Tale quesito è relativo al cosiddetto “legittimo impedimento”, cioè una forma di protezione speciale per il Presidente del Consiglio dei Ministri e per i Ministri che possono assentarsi dalle udienze giustificando l’assenza con gli impegni istituzionali.

Personalmente, dichiaro pubblicamente che voterò e voterò quattro SI. In un prossimo articolo spiegherò in modo dettagliato le mie motivazioni.

Economia e Sviluppo, Informazione

La manovra-Tremonti

Dalle motivazioni alle principali misure adottate per il triennio 2011-2013.

[Articolo pubblicato su "Il Salentino" del 15/06/2010]

La “manovra di finanza pubblica” 2011-2013 è il tema più ricorrente, in queste settimane, negli spazi di informazione.
Il Governo, infatti, accanto a classici provvedimenti di una manovra finanziaria, ha messo a punto una serie di misure di politica fiscale ed economica per intervenire nella situazione di crisi internazionale che ha investito in particolare l’area-euro a partire dal default della Grecia.
In seguito alla crisi greca il nostro Paese era considerato, insieme a Irlanda, Portogallo e Spagna, ad alto rischio (anche se c’è da dire che, rispetto agli altri tre Paesi, il nostro presenta una situazione complessiva, di sistema, decisamente migliore, dimostrata dal contenuto sforamento del rapporto Deficit/Pil). I mercati avrebbero potuto “aggredire” l’Italia anche con l’avanzata della speculazione. Infatti, l’impennata dei cosiddetti credit default swap (che sono scommesse sul fallimento, sull’insolvenza del debito pubblico) è indice di un attacco da parte dei mercati che, qualora perdurasse nel tempo, abbatterebbe la qualità del credito con gravi conseguenze. Di fatto, siamo in presenza di una nuova “bolla”.

Si è presentata, dunque, ancora una volta, l’urgenza di agire sulla riduzione del debito pubblico. Tuttavia, questa strada si sarebbe dovuta percorrere ugualmente, in ogni caso. Alcune misure si sono rese più urgenti, ma è la condizione strutturale del nostro Paese a richiedere, senza poter più rimandare, tali scelte drastiche.
Tante volte, anche in precedenti interventi su questo giornale, ho sottolineato l’ineludibilità di intervenire su una situazione oramai insostenibile del debito pubblico. Sin dagli anni 80, è un “serpente che si morde la coda”.
Per agire sul debito nell’immediato, è necessario agire sul versante della spesa, in particolare sulla spesa di tipo corrente, poiché negli ultimi anni si è assistito (anche a causa della prima ondata di crisi che ha comportato una riduzione delle entrate fiscali) ad un saldo sempre più negativo da finanziare mediante deficit. Risultato netto: più debito pubblico (ad oggi il rapporto Debito/Pil è sopra il 118%, lontanissimo dall’obiettivo del 60% verso il quale l’Italia, come tutti gli altri Paesi dell’area-euro, deve tendere).
Vi sono studiosi che sono contrari ai tagli di spesa sociale poiché, affermano, produrrebbero arretramenti nella qualità della vita civile (tale filone di studi suggerisce anche l’ipotesi di affidare parte del debito pubblico dei vari Paesi ad un unico governo centrale europeo, unica misura forse in grado di scongiurare realmente il rischio di attacchi speculativi). Tuttavia, in questo spazio mi limito a dire che, in termini concreti, una riduzione del deficit e del debito nell’immediato, nell’attesa e nella speranza di recuperare ingenti entrate dalla lotta all’evasione fiscale, passa senza dubbio da una riduzione della spesa.

Si poteva fare meglio, soprattutto per quanto concerne il sostegno parallelo alla crescita (data l’entità della manovra, circa 25 miliardi di euro). Molti provvedimenti non comportano in realtà grossi risparmi, servirebbe più coraggio sul fronte dei famosi costi della politica per i “piani alti”. In ogni caso nella manovra ci sono delle misure che vanno nella giusta direzione, approvate anche dall’OCSE e dal FMI: in particolare, sul versante della riduzione della spesa e sulla lotta all’evasione fiscale.
Si tratta certamente di misure dolorose, alcune delle quali discutibili; ma rappresentano un solco importante lungo il quale muoversi, un’inversione di tendenza, un cambio “culturale” nella gestione della finanza pubblica in senso più rigoroso. Esse andranno ad impattare col federalismo fiscale. Staremo a vedere.
Intanto, un’importanza notevole viene assunta dalle misure di contrasto all’evasione fiscale. La speranza è che si continui in questa direzione, perché si può fare di più e poiché è da lì che possono arrivare entrate inattese, che nel medio termine possono portare ad un riequilibrio dei conti e ad un nuovo ampliamento della spesa per generare benessere nel sistema socio-economico. Ampliamento che, questa volta, sarebbe mirato e qualificato.
Di seguito, per grandi linee, alcune delle più importanti misure contenute nella manovra:

- Obbligo di comunicazione telematica al Fisco delle operazioni rilevanti ai fini IVA dai 3.000 euro in su. Scende a 5.000 euro la soglia della tracciabilità del contante.
- Sale al 33% la compartecipazione dei Comuni all’accertamento dell’evasione fiscale.
- Nuovo “Redditometro”: l’accertamento scatta quando i redditi dichiarati sono inferiori del 20% rispetto alle indicazioni del “Redditometro”.
- Gli utili e i dividendi realizzati negli anni 2011 e 2012 da Società partecipate dallo Stato e da Istituti di diritto pubblico saranno destinati, fino a un massimo di 500 milioni di euro, ad un apposito Fondo che servirà a pagare gli interessi sul debito pubblico.
- Aumento dell’imposizione fiscale sulle stock option.
- Provvedimenti per evitare i fenomeni delle imprese che aprono e chiudono entro un anno e vigilare sulle imprese in costante situazione di perdita (potrebbe esserci precisa volontà di evasione delle imposte sui redditi).
- Provvedimenti per l’individuazione e la regolarizzazione degli “immobili fantasma”.
- Lotta ai “falsi invalidi” e contrasto all’indebita percezione di prestazioni sociali agevolate (anche quelle relative al diritto allo studio).
- Leggero aumento della soglia per i pensionamenti anticipati.
- Tagli alla spesa della P.A., in particolare per la formazione, riduzione del 10% delle indennità dei manager e consulenti pubblici; tagli ai compensi per consigli d’amministrazione di società ed enti partecipati e revisori. Tagli ai buoni taxi e noleggi auto.
- Aumento dei pedaggi autostradali.
- Soppressi alcuni enti ritenuti inutili. Il personale a tempo indeterminato sarà assorbito da altri enti o ministeri.
- Taglio del 10% delle dotazioni finanziarie dei Ministeri.
- Taglio dei “costi della politica”: meno 10% ai compensi di Ministri e Sottosegretari che non sono anche parlamentari (per questi ultimi si rimanda a futuri provvedimenti delle Camere). Stessa riduzione per i componenti del CSM e del Cnel. Ridotti i rimborsi ai partiti. Soppresse le indennità dei consiglieri circoscrizionali, amministratori di Comunità montane, Unioni dei Comuni ed organismi territoriali gestori di servizi pubblici. I gettoni di presenza non potranno superare i 30 euro a seduta.
- Agevolazioni alle reti d’impresa.

Sicuramente, un principio dovrà essere chiaro alla classe dirigente, attuale e futura. L’Italia dovrà essere un Paese il cui sistema di welfare si basi di più sui sussidi temporanei e sugli ammortizzatori sociali, relativi all’inserimento lavorativo e ai periodi di disoccupazione, e non più sui falsi invalidi e sugli evasori fiscali. La crescita dovrà ripartire dai nuovi settori, ad alto tasso di immaterialità e di innovazione, dalla ricerca. Con il controllo rigoroso sui conti, perché il debito non rappresenti più quella montagna che oggi sembra insormontabile ostacolo alla crescita e alla speranza.

Informazione, Melendugno, Politica Locale

Comunali 2009, i risultati e la nuova “squadra”

Cari amici, eccomi di nuovo con voi a dare uno sguardo agli esiti delle elezioni comunali 2009. Cercherò di analizzare i dati sotto alcuni, immediati, punti di vista. A mio avviso è stata una competizione avvincente, come si prospettava, del resto, alla vigilia.

Innanzitutto, i voti complessivi delle due liste sono stati i seguenti:
LISTA N. 1: “Per Melendugno e Borgagne”  - 3.533
LISTA N. 2: “UNITI per Melendugno e Borgagne”  - 3.182
Pertanto, per la differenza di 351 voti, il nuovo Sindaco di Melendugno è Vittorio Potì.

Le somme precedenti possono suddividersi come segue.

voti ai soli candidati sindaci (voti dati solo alla lista barrando il simbolo) sono stati i seguenti:
Vittorio Potì - “Per Melendugno e Borgagne”  - 448
Luigi Roberto Felline - “UNITI per Melendugno e Borgagne”  - 518

voti di preferenza ai candidati al Consiglio Comunale sono stati (i voti in grassetto corrispondono ai nuovi componenti dell’assise cittadina):

Candidati LISTA N. 1: “Per Melendugno e Borgagne”  (totale 3.085 - 2.150 a Melendugno, 935 a Borgagne)
1. BUFANO Fabio - 275
2. CISTERNINO Oronzo Maurizio - 267
3. CONTE Niceta (detta “Tina”) - 65
4. CORVINO Niceta - 179
5. DE RINALDIS Ezio Antonio - 99
6. DIMA Luca Maria - 256
7. DIMA Simone - 138
8. DORIA Massimo - 95
9. DURANTE Antonio (detto “Uccio”) - 188
10. GALASSO Erlene - 92
11. MANGIACAVALLO Alberto - 135
12. MAZZEO Oronzo Giuseppe - 106
13. POTENZA Sandro - 238
14. PRETE Anna Elisa - 287
15. RUSSO Mauro - 478
16. SERINO Luigi - 187

Candidati LISTA N. 2: “UNITI per Melendugno e Borgagne” (totale 2.664 - 2.224 a Melendugno, 440 a Borgagne)
1. CANDIDO Francesco (detto “Franco”) - 154
2. CANDIDO Pantaleo (detto “Leo”) - 80
3. CARRA Luigi - 53
4. CARROZZO Lara - 86
5. DEGAETANI Luigi - 214
6. DURANTE Cherubino - 338
7. GALATI Angelo - 351
8. GIAUSA Marino Francesco Giulio - 286
9. MARRA Giuseppe - 164
10. MARRA Pietro (detto “Piero”) - 188
11. MONTINARO Andrea - 209
12. PETRACHI Sonia - 97
13. SERINO Giuliana - 102
14. STELLA Francesco - 189
15. TROVE’ Fernando Antonio - 91
16. VERI Alessandro - 62
(oltre ai 4 precedenti contrassegnati dal grassetto, della minoranza in Consiglio fa parte anche Roberto Felline)

Volendo suddividere il voto tra Melendugno e Borgagne, complessivamente la situazione è:
- Melendugno: Lista n. 2 > Lista n. 1 (136 voti)
- Borgagne: Lista n. 1 > Lista n. 2 (487 voti)
La differenza è, ovviamente, quella indicata in principio: 351 voti.

Da parte mia l’augurio di un buon lavoro alla nuova maggioranza e al nuovo Sindaco, con l’augurio speciale che la futura azione amministrativa sia sempre indirizzata verso l’obiettivo vero: migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini, in ogni senso. Alla futura opposizione (ruolo a mio avviso importantissimo), tanti auguri di buon lavoro di controllo costante e impegno propositivo, sempre dalla parte dei cittadini.
Io sarò sempre qui con immutato senso civico cercando di essere sempre informato su tutto ciò che accadrà nella nostra Melendugno e continuando a rappresentare, anche grazie a questo blog, valori forti (come la verità), diritti e doveri dei cittadini con tutti i loro bisogni.

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Varata la nuova Giunta Comunale:
- Mauro Russo (vicesindaco, deleghe al Patrimonio, Affari Generali, Servizi Tecnologici, Sviluppo del Territorio, Decoro urbano)
- Luigi Serino (Politiche Sociali)
- Antonio Durante (Lavori Pubblici, Urbanistica, Edilizia Residenziale Pubblica)
- Niceta Corvino (Organizzazione degli Uffici e dei Servizi, Personale, Politiche Comunitarie)
- Fabio Bufano (Bilancio, Controllo interno di Gestione, Attività Produttive)
- Annaelisa Prete (Politiche Culturali, Pubblica Istruzione, Archivio e Biblioteca)

Assessori dell’Unione dei Comuni:
- Luca Dima
-
 Maurizio Cisternino 
Essi ricevono inoltre delle deleghe speciali da Consiglieri Comunali. Il primo si occuperà di Tutela dell’Ambiente e delle Energie Rinnovabili. Il secondo si occuperà di Vigili Urbani, Sport, Attività Turistiche e Commerciali, Spettacoli estivi nelle marine.
Un’altra delega speciale è quella alle Politiche Giovanili, affidata al Consigliere Simone Dima.

Presidente del Consiglio Comunale sarà Alberto Mangiacavallo (figura nuova per Melendugno, finora era stato il Sindaco a dirigere i lavori del Consiglio Comunale). Invece il Capogruppo di Maggioranza in Consiglio sarà Sandro Potenza.

Informazione

La mia esperienza a L’Aquila [di Leandro Candido]

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[Ricevo e pubblico un articolo da parte di Leandro Candido. Amico, nostro concittadino, laureato in Ingegneria e brillante studente dell'Alta Scuola Politecnica - Milano. Ci racconta la sua esperienza a L'Aquila con un articolo ricco di particolari tecnici ed umani...]

Carissimi amici,
penso sia un gesto carino condividere con tutti voi la mia esperienza a L’Aquila dopo il tragico evento sismico dello scorso 6 Aprile. Per tale motivo ho deciso di scrivere e di mettervi a disposizione la presentazione che ho esposto ai miei colleghi del corso di Costruzioni in zona sismica. Ringrazio vivamente Carlo per la generosità con cui presta il suo spazio all’uso pubblico.

Tutto è cominciato con la speciale opportunità di intraprendere un lavoro di tesi nell’ambito di un progetto di ricerca sul comportamento di elementi strutturali sottoposti a carichi sismici in cui è coinvolto il noto Prof. Spacone, che insegna all’Università di Pescara. Grazie a lui, ho avuto la possibilità di visitare L’Aquila due volte nell’arco di un mese a pochissimi giorni di distanza dal terremoto.
In particolare, il 16 Aprile ho preso parte alle operazioni di verifica dell’agibilità antisismica degli edifici siti in Assergi, piccola frazione di L’Aquila distante 4 km, mentre il 24 Aprile mi sono unito ad una squadra di esplorazione di ingegneri che quasi in modo piratesco è andata per le vie di L’Aquila (ma non in centro, blindatissimo!) a caccia di strutture danneggiate che potessero essere di interesse didattico e scientifico.

Qui ho potuto osservare tipologie costruttive del tutto differenti.
Ad esempio ho visto abitazioni dei centri storici di antica origine, dove praticamente le case erano appoggiate una all’altra e dove si è verificata la maggiore distruzione. Per darvi un’idea, pensate che queste case avevano delle “tegole” fermate da massi e pietre posizionate al di sopra di esse, e che le scosse hanno catapultato per strada. Nei centri storici ho visto anche molte case costruite tra i primi del novecento e gli anni ’40, in cui lo schema era quello classico a volte, esattamente come quelle delle case dei nostri nonni a Melendugno. Bene, la maggior parte di queste volte non avevano “catene” orizzontali che servono principalmente a contenere la spinta che la pesante volta stessa impone ai muri cui si poggia. Inoltre le volte lavorano molto bene se compresse, ma il sisma, nel suo caratteristico scuotimento in tutte le direzioni, inverte le forze all’interno delle strutture causando la rottura e spesso il collasso delle stesse. Essendo inoltre i materiali antichi, si capisce come queste strutture siano crollate molto presto e come in questi casi solo la provvidenza ha potuto scegliere quali abitazioni salvare. Lo stesso tipo di comportamento è stato dimostrato dagli edifici costruiti in muratura “a sacco”, cioè gettando senza regola pietre e malta cementizia dentro delle casseforme che danno la forma desiderata agli elementi.

Niente a che fare con le case in muratura di recente costruzione. Ho visto infatti, una tipologia di costruzione che ha retto magnificamente agli attacchi del sisma. Si tratta di edifici costruiti con blocchetti pieni di calcestruzzo (per intendersi, come i mattoni che vediamo nelle case in costruzione nella nostra zona, ma completamente pieni). Queste strutture, non più alte di tre piani, non hanno avuto danni per due motivi essenziali. In primo luogo le forze sono state uniformemente distribuite lungo tutta la struttura, e in secondo luogo erano state costruite dai proprietari stessi, che ci avevano messo molta attenzione ed esperienza, e che non si erano di certo risparmiati nell’uso dei materiali. Queste strutture sono state decisamente più efficaci confrontate ad altre equivalenti costruite con telai in calcestruzzo armato.

Venendo a queste ultime, si tratta delle costruzioni di maggiore interesse scientifico perché costruite in tempi più recenti e in accordo ai criteri normativi che si sono succeduti dal dopoguerra. Qui si possono distinguere nettamente due categorie: le strutture pre-1984 e quelle post. Le prime infatti, sono state costruite in totale assenza di criteri normativi attenti agli aspetti sismici, in quanto la conoscenza dei fenomeni era limitata e la sensibilità e l’approccio a tali eventi erano significativamente meno razionali e razionalizzati. In questo caso quindi, non si può parlare di negligenza o imperizia da parte dei progettisti di quegli edifici che sono crollati o almeno parzialmente collassati. Diverso è, invece, il caso delle costruzioni post-1984. Infatti, il terremoto dell’Irpinia scosse l’opinione pubblica e spinse i centri universitari e i governi verso l’adozione di criteri che aprissero alla prevenzione degli eventi sismici, iniziando con una prima classificazione e mappatura del territorio italiano. Le strutture post-1984, e quindi piuttosto recenti, non sarebbero dovute collassare, ma subire tutta una serie di danni, che sono assolutamente nelle regole del gioco. La tipica rottura a croce che si verifica sui muri, la caduta degli stessi e il danneggiamento di tutti quegli elementi che non hanno la funzione di reggere la struttura è consentita, sebbene sia comunque alto il rischio che qualcuno possa essere colpito. Lo scopo dell’ “ossatura” di un edificio in caso di evento sismico non è altro che quello di evitare il collasso. Anche spostamenti e deformazioni sono leciti purchè la fuga sia garantita e purchè non vi sia il crollo!

Eventi tragici come questi mostrano come l’esigenza della sicurezza dei cittadini porga una priorità ai governi, nella direzione dell’adozione dei pacchetti normativi più recenti e che sono in grado di essere continuamente aggiornati. In Italia, purtroppo, si assiste alla tendenza inversa, cioè a rimandare l’entrata in vigore e l’adozione degli Eurocodici, che sono la norma di riferimento a livello europeo e di cui solo parte è contemplata nelle nuove Norme Tecniche per le Costruzioni (del 2008 ma non ancora cogenti). Nei comuni in zona 4, quelli a minor rischio, come Melendugno, è ancora consentito progettare con il criterio delle Tensioni Ammissibili che appartengono alla scuola tradizionale di progettazione ma che è stata ampiamente superata in tutti gli stati europei. Si registra una forte resistenza da parte della categoria dei Professionisti ad evolvere verso i nuovi criteri.

Termino questa prima parte di analisi osservando che la responsabilità principale dei crolli delle strutture recenti è imputabile in alcuni casi ad errori progettuali e in altri alle imprese esecutrici che spesso hanno speculato sui “dettagli costruttivi” cercando di risparmiare sui ferri e di allungare con acqua il cemento, contravvenendo alle prescrizioni progettuali e confidando sul fatto che ad opera fatta solo l’involucro è visibile. Nella presentazione che vi allego e che manca delle animazioni, potrete scendere nel dettaglio delle problematiche citate. Non abbiate paura, sono principalmente immagini.

Vorrei ora abbandonare gli aspetti tecnici e raccontare quelli umani, per condividere con voi quali siano state le sensazioni vissute sul posto. Il giorno della verifica di agibilità ho incontrato le popolazioni locali presso le tendopoli, dove erano stati allestiti i centri di organizzazione della Protezione Civile e dove la gente viveva collettivamente il momento tragico lasciando che l’unione li rafforzasse nella loro identità. La gente è stata molto calda e in ogni momento traspariva la loro capacità di essere ospitali e la loro richiesta di conforto. Se la PC ci chiedeva di verificare l’agibilità degli edifici la gente ci chiedeva quanto sarebbe durato ancora. A molte case abbiamo assegnato un’agibilità completa con effetto immediato di rientro perché erano praticamente illese. Bene, i proprietari ci hanno confessato che non sarebbero tornati a dormire perché avevano troppa paura e che avrebbero trascorso le nottate in macchina in cui si sentivano più sicuri. Alla domanda, “quanto pensa sia durato?” la risposta più frequente è stata “2-3 minuti, anche più!”. Si è trattato invece di soli 20 secondi. Di fatto, la combinazione del moto ondulatorio con quello sussultorio è stata micidiale per chi l’ha vissuta e questo da solo giustifica il trauma che ha colpito la gente. Anche i più forti hanno ceduto, perché il fatto che la terra sia ferma sotto nostri piedi è una convinzione ancestrale e inconscia prima che razionale.

Altro aspetto importante è quello della Solidarietà. Questa è arrivata a tutti i livelli e immediatamente. Nei giorni successivi al sisma le strade principali sono rimaste chiuse per controlli. Bene, le uniche vie accessibili erano quelle secondarie di collegamento tra i paesi. La gente delle città vicine ha raccontato come raggiungere L’Aquila è stato impossibile nei giorni immediatamente successivi al primo, perché le strade erano completamente intasate dai camion di primo soccorso e di primo ristoro che arrivavano spontaneamente da tutta Italia. Anche gli ingegneri che si sono occupati dell’agibilità antisismica delle strutture meritano un particolare ringraziamento, perché a titolo completamente volontario e gratuito, hanno lasciato i propri lavori per prestare la loro opera professionale al fine di consentire alla gente di rientrare al più presto nelle proprie case lì dove possibile.

Anche se ci sarebbe molto ancora da raccontare, soprattutto di storie tristi, intendo affrontare un ultimo aspetto. Si tratta di un prodotto secondario ma non trascurabile della vita in tendopoli. Posso testimoniare personalmente e quindi confermare il servizio televisivo delle Iene, che raccontava di come nella tragedia collettiva e nella necessità si sia rafforzato il tessuto sociale abruzzese e in particolare dell’aquilano. La vita nelle tende, spesso condivise tra vicini di casa, e la possibilità di partecipare attivamente al lavoro necessario a portare avanti le tendopoli stesse ha costituito un elemento di arricchimento personale e collettivo. Gli anziani e i bambini si sono allontanati dalle tv e i ragazzi hanno abbandonato face book e i prodotti della tecnologia per assaporare il gusto della vita tradizionale della famiglia allargata tipica del mezzogiorno italiano. La gente pur avendo perso tutto, si è sentita confortata dall’abbraccio della solidarietà e dal sentimento di rivincita e sfida per il futuro. E’ stato bello per me, dopo una giornata intensa, consumare un pasto insieme a questa gente e provare la tipica “colazione di pasqua”, un mix dolce-salato di pane arricchito con uvette e un saporitissimo salame abruzzese.

So di essermi appropriato di una buona fetta del vostro tempo, ma spero di averlo reso un momento interessante e, almeno in parte, di avervelo fatto vivere con me. Rimango a disposizione di tutti per eventuali approfondimenti, materiale e confronti.

Leandro Candido

Informazione, Melendugno, Politica Locale

Elezioni Comunali 2009: liste e programmi

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Cari amici, ci siamo quasi: le elezioni Comunali sono vicine e, con l’intento di dare a tutti voi un’informazione utile, pubblico le due liste che si affronteranno in questa competizione elettorale e i loro programmi amministrativi (così come presentati insieme alle candidature, non nella veste grafica nella quale saranno distribuiti agli elettori). Come tutti sappiamo, ormai, a contendersi la carica di Sindaco ci saranno Roberto Felline e Vittorio Potì.

LISTA N. 1: “Per Melendugno e Borgagne” 
Presentazione: venerdì 15 maggio a Borgagne (scuole elementari), sabato 16 a Melendugno (piazza Vittorio Emanuele III).

Candidato Sindaco:
POTI’ Vittorio
Candidati al Consiglio Comunale:
1. BUFANO Fabio
2. CISTERNINO Oronzo Maurizio
3. CONTE Niceta (detta “Tina”)
4. CORVINO Niceta
5. DE RINALDIS Ezio Antonio
6. DIMA Luca Maria
7. DIMA Simone
8. DORIA Massimo
9. DURANTE Antonio (detto “Uccio”)
10. GALASSO Erlene
11. MANGIACAVALLO Alberto
12. MAZZEO Oronzo Giuseppe
13. POTENZA Sandro
14. PRETE Anna Elisa
15. RUSSO Mauro
16. SERINO Luigi

LISTA N. 2: “UNITI per Melendugno e Borgagne”
Presentazione: domenica 17 maggio a Melendugno (villa comunale), lunedì 18 a Borgagne (scuole elementari), martedì 19 a San Foca (Piazza Fiume).

Candidato Sindaco:
FELLINE Roberto Luigi
Candidati al Consiglio Comunale:
1. CANDIDO Francesco (detto “Franco”)
2. CANDIDO Pantaleo (detto “Leo”)
3. CARRA Luigi
4. CARROZZO Lara
5. DEGAETANI Luigi
6. DURANTE Cherubino
7. GALATI Angelo
8. GIAUSA Marino Francesco Giulio
9. MARRA Giuseppe
10. MARRA Pietro (detto “Piero”)
11. MONTINARO Andrea
12. PETRACHI Sonia
13. SERINO Giuliana
14. STELLA Francesco
15. TROVE’ Fernando Antonio
16. VERI Alessandro

Ecco i programmi presentati dalle due liste:
Programma amministrativo Lista N. 1
Programma amministrativo Lista N. 2

Per concludere, voglio fare una cosiderazione: leggete i programmi; vedrete che, in ogni caso e complessivamente, non sono il risultato di scopiazzature o roba simile, ma sono riferiti al nostro territorio, con le sue peculiarità. Questo è positivo.
Inoltre, voglio da subito sottolineare che la differenza, tra i due programmi, c’è. Soprattutto in alcuni ambiti.

Buona informazione a tutti, dunque. E buona campagna elettorale!
Vorrei interrompere la pubblicazione di articoli per qualche settimana, ma vi chiedo di dare uno sguardo al blog quotidianamente… Potrebbero esserci delle sorprese dagli appuntamenti di campagna elettorale…

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