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Ambiente ed Energia, Amministrazione Pubblica, Economia e Sviluppo, Informazione

Servizi Pubblici Locali, nucleare, legittimo impedimento. Perché votare SI ai Referendum

Cari amici, ben trovati. Mi scuso in anticipo per la lunghezza! Personalmente non credo che sia sufficiente prendere posizione, ma è necessario che essa sia supportata da una riflessione consapevole e da motivazioni chiare. Vi comunico le mie relativamente ai miei SI ai Referendum del 12 e 13 giugno.
Ritengo opportuno fare una premessa. La mia posizione favorevole all’abrogazione delle norme oggetto di Referendum non significa nel modo più assoluto che mi piaccia la situazione precedente. Non credo si possa essere conservatori di una situazione che, è il caso di dire, “fa acqua da tutte le parti”. E mi riferisco sia al discorso della gestione dei Servizi Pubblici Locali (dei quali il servizio idrico è solo una parte), sia alla questione energetica.
I Servizi Pubblici Locali sono stati spesso oggetto di tentativi di riforma nel senso di una maggiore liberalizzazione. Nel tempo, infatti, a partire dalle “municipalizzate” fino alle società di stampo privatistico ma di proprietà pubblica, qualità, efficienza ed efficacia del servizio offerto alla collettività sono state in molti casi soppiantate da performance ampiamente negative (sulla questione delle società partecipate potete leggere un articolo da me scritto un po’ di tempo fa cliccando qui). Dato il quadro, l’UE ha invitato negli anni i nostri Governi ad operare opportune politiche di “liberalizzazione” nel settore. Già negli anni Novanta sono state approvate leggi importanti in questo senso. Ultimamente anche il ministro Lanzillotta (Governo Prodi) aveva proposto un disegno di legge che avrebbe limitato fortemente l’intervento pubblico nella gestione dei Servizi Pubblici Locali.
Qui subentra una delle grandi questioni del management pubblico, della concezione dell’economia pubblica: come organizzare la migliore risposta a bisogni pubblici. Mediante beni e servizi pubblici gestiti dal pubblico? Mediante beni privati ma con finalità pubbliche? Oppure mediante beni pubblici ma gestiti dal privato? Vi sono diversità di punti di vista. Tenendo saldo l’obiettivo di migliorare la qualità del servizio e l’equità della sua fruizione, nonché delle tariffe, io credo che la via migliore sia una “giusta” liberalizzazione. Ciò significa permettere agli enti locali di scegliere quale sia la via migliore, in base a determinati parametri, per l’organizzazione della risposta ai bisogni pubblici. Libertà di scelta, quindi. Ad esempio, se un Comune è virtuoso e ritiene di poter organizzare una risposta di tipo “pubblico” a un bisogno pubblico, lo deve poter fare. Così, se la via migliore è affidare in appalto ad operatori privati la gestione di un servizio, lo deve poter fare. E in parte i provvedimenti susseguitisi nel tempo, comprese parti delle norme oggetto di referendum al quesito N. 1, sono andati in questa direzione.
Fatta questa lunga premessa, occorre precisare dunque che il quesito N.1 si riferisce a leggi che riguardano tanti Servizi Pubblici Locali dei quali il servizio idrico è parte. Però, poiché l’obiettivo è cancellare questi provvedimenti con esclusivo riferimento all’acqua, al servizio idrico, si deve passare obbligatoriamente dall’abrogazione dell’intero impianto legislativo, per poi far tornare il Parlamento a legiferare sulla materia (escludendo il servizio idrico) relativamente a tutti gli altri Servizi Pubblici Locali nella direzione di una giusta liberalizzazione.
A mio avviso, il SI al quesito N.1 è giusto in quanto tutto ciò che ho scritto sopra non può essere riferito all’acqua. Ritengo l’acqua l’unico bene pubblico la cui gestione dovrà restare per sempre di esclusiva prerogativa del pubblico. Tuttavia la situazione attuale non è confortante. Le reti idriche perdono, nel percorso che va dalla fonte ai nostri rubinetti, mediamente più del 50% dell’acqua che trasportano. Credo, però, che il pubblico sia l’unico soggetto che possa effettuare i dovuti investimenti (che vanno effettuati con urgenza) senza caricarne l’onere, in modo eccessivo e poco equo, sulle tariffe pagate dagli utenti. Solo il pubblico può, con una buona gestione, tenere effettivamente sotto controllo il livello tariffario. Tutto questo non giustifica, però, la gestione scriteriata e disastrosa a cui spesso abbiamo assistito e non solleva gli enti dalla necessità di investire per migliorare questo servizio di primaria importanza.
Il SI al quesito N.2 è direttamente conseguente al primo. Il Parlamento dovrà escludere l’acqua dall’obbligo di una percentuale minima di remunerazione del capitale investito dal privato mediante tariffe. In realtà, laddove si consente l’ingresso del privato nella gestione di un servizio, la remunerazione del capitale investito è una naturale conseguenza. Non si può impedire a un imprenditore di conseguire remunerazione rispetto ai propri investimenti. Perciò, questo principio cade in quanto cade la questione relativa al quesito N.1.
Sul nucleare, poco da dire… Nel momento in cui Paesi come la Germania e la Svizzera, che da decenni scommettono sul nucleare, decidono di avviare il processo di smantellamento delle attuali centrali, sembra davvero fuori da ogni logica puntare su una tecnologia che, oltre a non risolvere minimamente il problema energetico, risulta vecchia (soprattutto in termini di produzione di scorie radioattive, che dovranno essere stoccate per sempre in qualche luogo del nostro territorio) e potenzialmente catastrofica. Il SI al quesito N.3 è un NO netto a questo nucleare, ma anche qui non per fare i conservatori di una situazione che, comunque, necessita di interventi decisivi. Un piano nazionale sull’energia dovrà giustamente prevedere un congruo mix delle varie fonti (sempre meno fossili). Credo che vada previsto uno sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili (uffici pubblici, ospedali, scuole, università, impianti sportivi, abitazioni private), tenendo conto di un maggior rispetto per il territorio. In più si dovrebbe puntare in questo momento sulla ricerca per un nucleare diverso (penso alla “fusione”, ai filoni di ricerca del Nobel Prof. Carlo Rubbia, che è dovuto scappare in Spagna per proseguire il suo lavoro!), che possa anche eliminare il problema dei problemi: le scorie (si parla di una possibilità di bruciare le scorie all’interno dello stesso processo). Se non sarà possibile, il nucleare come oggi lo conosciamo non dovrà essere preso mai più in considerazione.
Infine, le motivazioni legate al SI al quesito N. 4 sul “legittimo impedimento”. Questa legge (sulla quale è già intervenuta la Corte Costituzionale), in realtà, cesserà presto di produrre effetti. Nonostante ciò, è a mio avviso importante far comprendere come in nessun caso si possa agire per costruire leggi ad personam, soprattutto in materia di giustizia. Questa circostanza si è resa ancora più evidente quando è stata prevista l’estensione della protezione ai Ministri. Poi si può avviare una discussione serena su alcuni punti, ma sgomberando il campo dal dubbio che si tratti di provvedimenti costruiti per casi specifici. Buon voto!!!

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La Rete è l’unica possibilità per la riuscita dei Referendum 2011

L’occasione dei Referendum del 12 e 13 giugno 2011 assume oggi un’importanza notevole. Lo strumento del Referendum abrogativo (previsto dalla Costituzione, art. 75, come possibilità data al corpo elettorale di abrogare, eliminare, una legge o un atto avente forza di legge per quasi tutte le materie), infatti, rappresenta uno degli strumenti più importanti di democrazia diretta. Tuttavia, perché esso sia valido, è necessario che si raggiunga un minimo di voti espressamente previsto: il cosiddetto “quorum”. Si tratta della maggioranza assoluta degli aventi diritto (50%+1). E’ evidente come il raggiungimento del quorum non sia cosa semplice. Un po’ per lo scarso interesse che il Referendum in genere suscita in determinate fasce di elettorato; un po’ perché, paradossalmente, nel nostro Paese è presente un “movimento silenzioso” che rema contro, che cerca in tutti i modi di evitare il dibattito, che ha l’obiettivo di mettere tutto “sotto coperta” in modo tale da non far raggiungere il quorum che validerebbe il Referendum.
Come tanti altri, anche questo è un assurdo paradosso del nostro Paese. Si preferisce lo spreco di risorse pubbliche a un momento che dovrebbe rappresentare una bellissima pagina di democrazia.
Ma da chi è rappresentato questo “movimento silenzioso” della disinformazione? Semplice, dal fronte del NO (vi ricordo che nel Referendum abrogativo il SI equivale alla volontà di abrogare).
Non sarebbe più opportuno, per essi, informare e sostenere le ragioni del NO? Altrettanto semplice, assolutamente no. E’ molto più comodo e “vigliacco” sfruttare la tendenza dell’astensione (già presente in grande misura) per poi sostenere una vittoria che, in realtà, non è tale.
Ormai sembra fiato sprecato, ma tutti dovremmo chiedere a gran voce che si parli di questi Referendum e che il fronte del NO (che dovrebbe essere rappresentato in prima istanza dalla maggioranza parlamentare che ha approvato le leggi e i decreti oggetto di Referendum) abbia il coraggio di uscire allo scoperto e sostenere le proprie ragioni, dando anche al fronte del SI la possibilità di opporre le proprie. Ma si sa, il timore di una sconfitta che assumerebbe il carattere politico è enorme!!!
In definitiva, cari amici, spetta a ciascuno di noi, grazie alla Rete, ai Social Network, ai Blog, ecc, questo dovere morale e civico di diffondere l’informazione e sostenere una linea, poiché i “potenti” non lo faranno. E la Rete ha dimostrato di essere quel luogo straordinario dove i ruoli e il potere, spesso, possono essere invertiti!
Ora, sinteticamente, fornisco un’informazione sui prossimi Referendum. Come detto si vota nelle giornate del 12 (dalle 8 alle 22) e 13 (dalle 7 alle 15) giugno prossimi.

Referendum popolare N.1
Quesito: “Vo­lete voi che sia abro­gato l’art. 23 bis (Ser­vizi pub­blici lo­cali di ri­le­vanza eco­no­mica) del de­creto legge 25 giu­gno 2008 n.112 “Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sempli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tributa­ria” con­ver­tito, con mo­di­fi­ca­zioni, in legge 6 ago­sto 2008, n.133, come mo­di­fi­cato dall’art.30, comma 26 della legge 23 lu­glio 2009, n.99 re­cante “Di­spo­si­zioni per lo svi­luppo e l’internazionalizzazione delle im­prese, non­ché in ma­te­ria di ener­gia” e dall’art.15 del de­creto legge 25 set­tem­bre 2009, n.135, re­cante “Di­spo­si­zioni ur­genti per l’attuazione di ob­bli­ghi comunitari e per l’esecuzione di sen­tenze della corte di giu­sti­zia della Co­mu­nità eu­ro­pea” convertito, con mo­di­fi­ca­zioni, in legge 20 no­vem­bre 2009, n.166, nel te­sto ri­sul­tante a se­guito della sen­tenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”.
La normativa in oggetto prevede che la gestione del servizio idrico (non il bene “acqua”, che resterà sempre un bene pubblico! Perciò è tecnicamente scorretto utilizzare slogan del tipo “per l’acqua pubblica”) venga affidata a soggetti privati attraverso gara o a società a capitale misto pubblico-privato, dove il privato venga scelto attraverso gara e detenga almeno il 40% del capitale.

Referendum popolare N.2
Quesito: “Vo­lete voi che sia abro­gato il comma 1, dell’art. 154 (Ta­riffa del ser­vi­zio idrico integrato) del De­creto Le­gi­sla­tivo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in ma­te­ria am­bien­tale”, limitata­mente alla se­guente parte: “dell’adeguatezza della re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale investito”?”.
Il se­condo que­sito ri­guarda la de­ter­mi­na­zione della ta­riffa del ser­vi­zio idrico in­te­grato in base all’adeguata re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale in­ve­stito, con la naturale applicazione di un congruo margine di profitto. Naturlamente i primi due quesiti (così come le normative alle quali si riferiscono) vanno considerati come strettamente connessi.

Referendum popolare N.3
Quesito: “Vo­lete voi che sia abro­gato il decreto-legge 25 giu­gno 2008, n. 112, con­ver­tito con modifi­ca­zioni, dalla legge 6 ago­sto 2008, n. 133, nel te­sto ri­sul­tante per ef­fetto di mo­di­fi­ca­zioni ed in­te­gra­zioni suc­ces­sive, re­cante Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria, limitatamente alle se­guenti parti: art. 7, comma 1, let­tera d: rea­liz­za­zione nel ter­ri­to­rio na­zio­nale di im­pianti di pro­du­zione di ener­gia nucleare?”.
Questa è la norma che prevede la realizzazione di centrali nucleari nel nostro Paese.

Referendum popolare N.4
Quesito: “Vo­lete voi che siano abro­gati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 non­chè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 nu­mero 51 re­cante “di­spo­si­zioni in ma­te­ria di im­pe­di­mento a com­pa­rire in udienza?”.
Tale quesito è relativo al cosiddetto “legittimo impedimento”, cioè una forma di protezione speciale per il Presidente del Consiglio dei Ministri e per i Ministri che possono assentarsi dalle udienze giustificando l’assenza con gli impegni istituzionali.

Personalmente, dichiaro pubblicamente che voterò e voterò quattro SI. In un prossimo articolo spiegherò in modo dettagliato le mie motivazioni.

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Liberiamoci dall’amianto!

Cari amici, quanto amianto ancora ci circonda. Siamo pieni di pannelli, tetti, coperture in eternit. Nonostante sia obbligatorio smaltirlo, nonostante sia stato dichiarato fuorilegge, l’amianto è ancora molto presente in mezzo a noi.

Facendo un giro nel nostro territorio ho potuto costatare quante coperture in eternit ancora vi siano tra le abitazioni di campagna ma anche nei centri abitati. Quante tubazioni sono ancora in cemento-amianto.
Sappiamo che questi materiali diventano pericolosi nel momento in cui si logorano, si danneggiano, liberando nell’aria che poi noi respiriamo fibre di amianto altamente cancerogene. Allora, a quanti ancora gettano via l’eternit nelle campagne facendolo a pezzettini dico: fermatevi! Basta!
A quanti ancora hanno le coperture in eternit di parti di case, garage e aziende, dico: vi imploro, fate sparire questo materiale e smaltitelo adeguatamente! Ci sono anche incentivi per lo smaltimento dell’amianto!

Forse non siamo ancora abbastanza consapevoli dei danni che esso può procurare… Forse non sappiamo… Allora, siccome sono profondamente convinto che la conoscenza sia fondamentale per il miglioramento comune, vi invito a guardare il video. Si riferisce al processo iniziato qualche tempo fa che vede coinvolta la fabbrica Eternit, che in Italia aveva stabilimenti a Casale Monferrato (la fabbrica è stata chiusa nel 1986). L’amianto liberato durante la produzione in fabbrica ha ucciso 2.889 lavoratori!! Una strage! Complessivamente sono quasi 3.000 le persone uccise per aver respirato polveri di amianto dentro e fuori dalla fabbrica! E ce ne sono ancora quasi 500 ammalate in quella zona! Pensate che anche le persone che venivano in contatto con gli indumenti dei lavoratori si ammalavano! E succede ancora in tutta Italia a chiunque respiri fibre di amianto.

La malattia, neanche a dirlo, è il cancro. Il mesotelioma ha ucciso tutte queste persone e continua ad uccidere! E’ scientificamente provato che la causa è l’amianto!! Ma esso provoca anche tumori in tutto l’apparato respiratorio. Il pericolo è ancora alto.

Viaggiando da Lecce a Milano, attraversando l’Italia, è incredibile vedere quanto di questo materiale sia ancora presente nel nostro Paese. Da decine di anni ci stiamo facendo del male da soli. Infatti l’incidenza di queste malattie è aumentata incredibilmente. Oggi il mesotelioma (tumore della pleura selettivamente indotto dall’amianto) colpisce in Italia 1.350 persone l’anno!!

Amici, cominciamo noi a ribellarci a tutto questo. Cerchiamo di costruire un ambiente migliore per una vita migliore. Per noi, per i nostri familiari, per il futuro!

Ambiente ed Energia, Sociale

Gli incivili!

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Sono anni che mi dispero su uno dei più grandi segni dell’inciviltà che caratterizza molta nostra gente, troppa ancora! Mi riferisco ai tanti luoghi pubblici, molti immersi nella splendida natura, in meravigliosi angoli di macchia mediterranea, presi di mira dagli incivili che li utilizzano come discariche!

La foto riguarda una notizia di alcuni giorni fa: la scoperta, da parte dei Carabinieri di Melendugno, di alcune persone (non so chi siano) che scaricavano in una campagna materiale edile di risulta.
Ovviamente questo è solo uno dei tanti episodi che si ripetono nel nostro territorio. Oggi ho fatto un giro per le strade di campagna (ma lo spettacolo si può assistere anche vicino a molti cassonetti nelle marine) e ho potuto costatare come la situazione sia sempre la stessa: si può trovare tutto ciò che si vuole, frigoriferi, cucine, divani, materassi, water e bidet, lavandini, tubi di ogni tipo, sfalci di potatura a volontà, materiale di risulta, sacchetti d’immondizia e, scandaloso e criminale, parti di coperture in Eternit (spezzettate e perciò pericolossissime, perché rilasciano fibre d’amianto altamente cancerogene e causa di numerose malattie inguaribili!) che, sappiamo, è fuorilegge e va smaltito obbligatoriamente con particolare cura. E chi più ne ha più ne metta…

Voglio rivolgere un appello a questi vigliacchi e incivili che continuano, mese dopo mese, a danneggiarci: basta, basta con questo disastro ambientale, basta con l’idea che è sufficiente liberarsi di una cosa per essere con la coscienza a posto. Sappiate che ogni volta che fate un gesto simile create problemi all’ambiente, alla salute di tutti i cittadini, all’immagine del territorio (scommetto che siete gli stessi che si lamentano perché non c’è turismo!), alle casse comunali (pagate voi stessi ugualmente)!!! Sappiate che danneggiate anche voi stessi, i vostri familiari, i vostri amici!

Basta!

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Diossina a volontà nel Salento!

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Questa mattina, come ogni giorno, mi trovo a leggere gli articoli di LeccePrima. E’ scioccante ciò che si continua a leggere in merito alla situazione ambientale del nostro Salento!

Innanzitutto un grazie alla redazione di LeccePrima per la caparbietà nell’informazione, con l’obiettivo di tenere svegli i salentini su una questione cruciale come l’ambiente!

Leggo (articolo dal titolo: “Trovate alte concentrazioni di diossina nel latte ovino“): “Una notizia che desta inquietudine arriva da alcuni allevamenti della provincia di Lecce. Nei dintorni di Maglie e nella vicina Cursi, sono state trovate alte concentrazioni di diossina nel latte di pecora: è stato disposto il sequestro sanitario delle scorte rimaste nelle aziende casearie. Il risultato si evince dalle analisi dell’Asl di Lecce: nel caso di Maglie le concentrazioni sono risultate pari a 7,33 picogrammi per grammo, in quella di Cursi addirittura a 12,33 per grammo”.

Sappiamo, anche grazie ad altri articoli comparsi in merito, del blocco delle attività dell’impianto (inceneritore!) conosciuto come “Copersalento“, situato nella zona industriale di Maglie, per via delle rilevazioni di diossina decisamente sopra la soglia massima consentita. Attività che sono poi riprese alla grande nelle ultime ore. Dall’azienda dicono che si bruciano biomasse (per intenderci, le stesse che saranno bruciate nell’impianto che sta per sorgere nella vicina Calimera). Ma se si bruciano solo biomasse, da dove deriva tutta quella diossina??? Ma dai, non prendeteci in giro!

Ora la diossina è stata rilevata anche nel latte degli allevamenti nelle zone limitrofe, facendo emergere una situazione simile a quella di Napoli, del latte alla diossina, delle mozzarelle di bufala inquinate, ecc… Non voglio fare collegamenti senza prove scientifiche, è chiaro.

Però bisogna fare qualcosa, per decenni l’ambiente è stato distrutto. Ed è tra le risorse più importanti per il Salento! Ma ora che qualcosa si muove, dobbiamo tutti insieme formare una diga in difesa dell’ambiente. Io, quando ho potuto, ho sempre fatto la mia parte (durante l’esperienza al Forum dei Giovani, ma anche al di fuori). E sempre la farò! E’ un tema di prioritaria importanza.

Questo non significa essere chiusi nei confronti delle necessarie innovazioni, certamente il mix energetico è una di quelle, anche con impianti che utilizzano biomasse per produrre energia. Sono consapevole anch’io di alcune necessità (anche se io punterei soprattutto su altre rinnovabili, quelle autentiche). Però il risultato non può essere aumentare la quantità delle emissioni all’infinito… Inoltre ci vogliono sempre maggiori controlli e la possibilità per associazioni organizzate di cittadini di effettuare continue visite presso tutti gli impianti che hanno impatto ambientale (basso o alto che sia) e seguire attentamente il processo produttivo. Poi, per gli sfalci da potatura e biomasse simili, io sarei per gli impianti di compostaggio, che favorirebbero la possibilità di ampliare di molto la raccolta differenziata. Impianti aperti e gestiti dagli Enti Locali, insieme!

Anche Melendugno deve tenere alta la guardia. Dobbiamo chiedere dei continui rilevamenti ambientali anche da noi!

L’ho sempre detto: dobbiamo passare dal rispetto all’amore verso il nostro territorio! A presto, amici miei.

Ambiente ed Energia, Amministrazione Pubblica, Melendugno, Politica Locale

Piano-fotovoltaico per Melendugno

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Ritorno a proporre qualcosa per il bene di Melendugno.
Oggi parlo di energia prodotta da fonti rinnovabili (quelle veramente rinnovabili), in particolare di fotovoltaico. Premetto che io sono molto favorevole all’eolico e soprattutto mi chiedo per quale motivo non sia giunto ancora il momento di stilare un vero e concreto Piano regionale e provinciale sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, individuando quali luoghi siano idonei per l’eolico, e così via. In questo momento c’è un marasma e un’anarchia, con il potere lasciato in mano a soggetti in periferia che spesso non guardano oltre il proprio orto. Così si rischia di lasciare al caso ed avere effetti contrari!

Cominciamo con ordine: in attesa di un vero Piano (migliore di quelli attuali), propongo un mini-Piano per la nostra città. Dato il principio in cui credo, e cioè che le comunità, i villaggi, le città dovrebbero tendere verso l’autonomia energetica mediante l’impiego di fonti rinnovabili (in altri luoghi ho specificato che sono consapevole come si possa solo “tendere”, in generale, all’autonomia e che i consumi industriali, per ora, non possono essere soddisfatti soltanto con fonti rinnovabili), credo che la sfida di oggi sia proprio questa. E nei piccoli Comuni come Melendugno, la sfida può condurre ad una svolta epocale!

Se Melendugno desse valore e seguito ad una Società di proprietà pubblica (già costituita ma lasciata, ad oggi, dormiente - descriverò presto questa idea con numeri e dati alla mano) che gestisse i servizi al turismo, gestendo anche lidi, complessi sportivi e (sognando) edilizia residenziale turistica, si potrebbe dar vita con facilità a questo progetto: “Un piano-fotovoltaico per 300 famiglie di Melendugno“, progetto sperimentale.

In concreto (per maggiore chiarezza ho realizzato uno schema, come potete vedere nell’immagine):
1) Il Comune, tramite la sua Società, contrae un mutuo a tasso agevolato con un Istituto di credito.
2) Essa acquista e installa, mediante il finanziamento bancario e in parte con risorse comunali e comunitarie, pannelli sui tetti delle case di 300 famiglie di Melendugno e sui locali pubblici (scuole, uffici comunali, prossima caserma, cinema, museo, biblioteca) per un totale di Kw di granlunga oltre il fabbisogno delle stesse famiglie. Io vorrei che fossero le 300 famiglie con reddito più basso e che non godano già di altri incentivi assimilabili.
3) L’energia in più prodotta viene immessa e venduta nella rete.
4) Le famiglie pagheranno solo un piccolo contributo mensile (circa 1/5 della bolletta media precedente).
5) I ricavi di vendita  vanno alla Società che li impiega (in modo vincolato) per il pagamento della rata all’istituto di credito o, mediante rinegoziazione del mutuo, ad ulteriori acquisti di pannelli per tante altre famiglie. Creando, così, un circolo virtuoso che produrrà molti introiti finanziari sufficienti ad allargare enormemente la sfera di famiglie che usufruiranno del fotovoltaico.

Nota: il ritorno dell’investimento, in generale, si prevede in circa 16-18 anni.

Risultati:
1) Abbattimento immediato delle bollette per energia elettrica delle famiglie (se si volesse fare una politica di maggiore equità verso altre famiglie che magari hanno bisogno di sostegno economico, si potrebbe distribuire parte di vantaggio anche verso di esse), diciamo almeno del 60%;
2) Tendere sempre più verso l’autonomia energetica;
3) Quando il ritorno dall’investimento sarà progressivamente completato, i relativi pannelli diventeranno di proprietà della Società, con evidenti vantaggi: poiché l’impianto può funzionare ancora per parecchi anni (con una buona manutenzione), da quel momento in poi, il ricavato sarà totalmente a beneficio delle casse della Società e quindi della collettività!! Da quel momento le famiglie non pagheranno più nulla di energia elettrica, gli alti ricavi di vendita dall’energia immessa nella rete saranno impiegati nel riacquisto di altri pannelli per ampliare ancora la platea di cittadini fruitori o per sostituire i vecchi. In questo il mio progetto si differenzia da quelli visti in alcune (pochissime) località italiane.
4) Il tutto, per le famiglie, è gratuito!

Per fare questo c’è bisogno di:
- Un grande progetto, di ampio respiro, indirizzato anche al reperimento di finanziamenti comunitari;
- Generazioni di Amministratori con entusiasmo, competenza, volontà politica e coscienza civica tali da volere fortemente che esso si realizzi.

Spero che non ci renderemo ridicoli lasciandoci sfuggire l’occasione di impiegare il fotovoltaico ora che rende e che le istituzioni pubbliche incentivano, anche con buoni ritorni finanziari.
Per il bene di Melendugno e dei melendugnesi.

P.S.: Conosco anche gli aspetti negativi del fotovoltaico, dal fatto che la loro produzione implichi a sua volta emissioni allo smaltimento, ma credo che non raggiungano mai quelli dei combustibili fossili….!!!!

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