Alitalia “all’italiana”…

Prima di scrivere qualcosa attinente al nostro territorio, sento di voler affrontare un argomento di estrema attualità, non solo degli ultimi anni (è sempre stato di attualità…): la vicenda Alitalia.

Mi preme soprattutto mettere dei punti fermi, raccontare i fatti, dire le cose come stanno, visto che in tanti parlano e sparlano di quest’argomento dicendo cose spesso inesatte e contrastanti fra loro.

In sintesi: Alitalia nasce nel 1946, è di proprietà statale e fino al 1950 cresce sia dimensionalmente che in termini di risultati economici; è in attivo. Fino agli anni ’60 si assiste a una continua crescita, tutto va bene. Il mercato, in questo periodo, dà certezze. La dirigenza è stabile e competente, le strategie di investimento sono ottime, in linea con quelle delle altre grandi compagnie Europee (fra tutte, Air France e British Airways). Negli anni ’70, il mercato cambia: fattori di crisi (es. crisi petrolifere), spingono in alto i costi della compagnia (come quelli delle altre grandi compagnie) e l’apertura dei mercati alla concorrenza abbassa i prezzi. Il mercato diviene più flessibile. Ovunque, fuorché in Italia, dove si mantengono in vita voli con un “coefficiente di riempimento” molto basso. Inizia, quindi, la cattiva gestione, asservita inoltre ad esigenze personali di alcuni politici.

Negli anni ’80 quasi tutti i grandi Paesi si mobilitano cercando di privatizzare parte delle compagnie (qui ci sarebbe da aprire un nuovo argomento per chiedersi quando è “giusto” privatizzare) e cercare maggiore solidità mediante alleanze strategiche tra operatori. Ovunque, fuorché in Italia, dove Alitalia resta totalmente statale e con grosse difficoltà finanziarie.

Gli anni ’90 sono pesantissimi. Mentre le tensioni sindacali crescono e il low cost aumenta, nel ’96 la situazione di Alitalia è disastrosa: la compagnia presenta debiti per 3mila miliardi (in lire) ed è in perdita costante da dieci anni. Inizia, così, una fase di privatizzazione (per il 37% del capitale), mentre si taglia il costo del lavoro: parte delle azioni viene ceduta ai lavoratori in sostituzione delle retribuzioni e parte viene collocata in Borsa. Comunque, verso la fine degli anni ’90, nel triennio 97-99, dopo un Piano di risanamento, i debiti vengono saldati (per 3mila miliardi) e l’azienda torna all’utile. Tuttavia si tratta un utile fittizio, puramente contabile, frutto anche della privatizzazione.

Il grosso problema di Alitalia era, però, riconducibile all’assenza di un Piano di medio-lungo periodo, che orientasse la compagnia verso una chiara direzione strategica: nel ’94-’95 l’azienda punta sul low cost e quindi sul breve raggio (voli di breve percorrenza), nel ’96-’97 nuovamente sul lungo raggio. Parlavamo di risultati positivi “fittizi”: in breve tempo, infatti, la situazione tornò negativa; si poneva, quindi. l’esigenza di una ricapitalizzazione, che si stimava necessaria per 3mila miliardi. Ovviamente, il soggetto preposto alla ricapitalizzazione, era lo Stato. In questi casi, per gli Stati membri, risulta necessario ottenere il parere positivo dell’UE, che comunicò prontamente una bocciatura dell’operazione, con la conseguente messa sotto tutela della compagnia per 4-5 anni.

A questo punto, dunque, avviene un blocco totale di ogni strategia: solo “ordinaria amministrazione” per un’azienda che, invece, aveva bisogno urgente di “cambiare rotta”. In Europa, tuttavia, accadono strane circostanze: Air France e Iberia, al contrario della nostra compagnia di bandiera, ottengono l'”ok” dall’UE per una ricapitalizzazione, nonostante presentino condizioni peggiori rispetto ad Alitalia, che sceglie, quindi, di presentare un ricorso nei confronti dell’UE. Tale ricorso verrà, poi, vinto nel 2000, quando oramai è troppo tardi e la dichiarazione di bancarotta è molto vicina.

Nel 2000 Alitalia tenta l’alleanza con KLM, subordinata allo sviluppo di Malpensa (punto di estrema attualità ancora oggi), che sarebbe dovuto diventare il nuovo Hub strategico italiano, portando nuovi posti di lavoro, infrastrutture di collegamento con Milano e dintorni, ecc. Il sistema-Malpensa, purtroppo, non è mai “decollato” e KLM ha clamorosamente preferito pagare una penale gigantesca pur di sciogliere il predetto accordo! Nel 2003 si tenta la strada della privatizzazione. Solo Air France ed Alitalia sono ancora controllate dai rispettivi Stati, ma ben presto dal governo francese arriva la decisione di privatizzare e puntare all’accordo con KLM. In Italia, invece, tutti i sindacati sono contrari alla privatizzazione.

Sono questi gli anni del tracollo. Negli ultimi due anni la strategia di Alitalia era cambiata nuovamente, con il tentativo competere con le compagnie low cost sul breve raggio: un disastro, considerata l’assenza di condizioni per il successo di tale strategia.

La gestione Cimoli (2005-08) è considerata una delle peggiori di sempre. Si assiste a nuovi tagli al personale e al continuo peggioramento dei risultati.

Già nel 2003 le perdite erano di 1 milione di euro al giorno e l’indebitamento cresceva a dismisura; a fronte di questo, nel 2005 il CdA raddoppia lo stipendio di Cimoli (2.791.000 euro, pari a ben 6 volte lo stipendio dell’amministratore delegato di Air France e a 3 volte quello dell’a.d. di British Airways)! Quando viene sostituito (nel 2008), con la compagnia di fatto in bancarotta, Cimoli si auto-assegna una buonuscita di 3 milioni di euro!

Per spiegare gli ultimi accadimenti torniamo per un momento al 2004, quando l’alleanza Air France-KLM è favorevole all’allargamento dell’accordo ad Alitalia, a condizione che essa venga risanata e privatizzata. Nel 2007 il Governo valuta Air France-KLM quale unico possibile acquirente di Alitalia. Scontri politici e solite polemiche “all’italiana” comportano la ritirata dei francesi, pronti tuttavia, nel 2008, a riaprire le trattative solo dopo le nuove elezioni.

E’ storia recente la vendita a CAI (ci sarebbe da aprire un altro dibattito su cos’è CAI, perché è nata, se per salvare qualche compagnia, leggi Air One, o per altro, ma non si finirebbe più). Ma in che modo?

Il Governo modifica alcune leggi per far si che si possano suddividere gli “asset” della compagnia in negativi e positivi (cioè solo le attività potenzialmente in grado di generare utile). I primi restano in capo allo Stato, cioè agli italiani, mediante un’apposita “bad company” che si accolla tutto il monte debiti da pagare. I secondi vanno a CAI. Qualche giorno fa CAI firma la vendita di parte consistente del capitale (un quarto) ad Air France-KLM, con la soddisfazione del Presidente Berlusconi, che tanto aveva osteggiato l’acquisto da parte dei francesi fino a qualche mese fa (quando i francesi avrebbero acquistato tutto, debiti compresi).

La compagine di Governo ha gestito molto male la vicenda Alitalia. Dall’altra parte l’opposizione fa silenzio assoluto (per la cronaca, Matteo Colaninno è il ministro per lo sviluppo economico del “Governo ombra” di Veltroni).

Quanto alle motivazioni che hanno portato ai disastri economico-aziendali-finanziari della compagnia, c’è da dire (affermo questo con certezza, poiché insieme ad alcuni colleghi, qui a Milano, nei mesi scorsi abbiamo realizzato un report approfondito sulla vicenda Alitalia) che i problemi di Alitalia sono stati, tecnicamente, di tipo “operativo“. In particolare: incapacità di produrre un margine positivo con l’attività di produzione ordinaria, troppi costi per servizi, troppi costi operativi in generale. Quindi si è trattato, senza dubbio, di cattiva gestione. Inoltre:

Strategie errate: le aziende con un buon margine sono quelle che puntano sul lungo raggio. Non si può puntare a competere con le low cost se non si è low cost!
Mancato sviluppo di Malpensa, che ha portato a mancate alleanze che sarebbero state importantissime.
Sistema “all’italiana”, che ha comportato un blocco sistematico di ogni tentativo di privatizzazione, fino alla necessità di farlo perché ormai in fallimento.
– Errore nella mancata vendita ad Air France-KLM l’anno scorso.

Infine, per sottolineare quanto fosse problematica la gestione della compagnia nell’ultimo decennio (compagnia ormai divenuta un ammasso di perdite) sempre nello studio che ho effettuato insieme ad alcuni colleghi, abbiamo effettuato un’ipotesi di scuola, consapevolmente grossolana, con numeri che sembrano piccoli ma che in realtà nascondono cifre immense. Ipotizzando di ridurre le tariffe del 5%, e che a tale riduzione corrisponda un aumento della domanda del 10%, con un fatturato cresciuto in media dell’8%, si può affermare che: pur lasciando inalterata la struttura dei costi (cosa di per sé errata, ma importante per capire l’analisi), e aumentando considerevolmente i ricavi con strategie di prezzo basso, i risultati sarebbero rimasti comunque non soddisfacenti.

Da questo si comprende come Alitalia fosse divenuta, ormai, un “carrozzone” destinato a fallire e quanto fosse utile venderla ad Air France (o ad un’altra grande società che garantisse una gestione efficiente nella competizione di un mercato internazionale) nella prima trattativa alle condizioni della prima trattativa, invece abbiamo assistito a decisioni contrarie al bene dell’Italia, che hanno alimentato polemiche e blocchi assurdi.

Tanto più assurdi se pensiamo a come si sono evolute, poi, le cose. Tenendo presente che chi ha la peggio, in tutta questa vicenda, sono gli italiani e i lavoratori, non di certo Colaninno e soci, che certamente non hanno a cuore le sorti del Paese, ma quelle delle loro tasche. CAI ha presentato un piano ridicolo, basato sulla competizione sul breve raggio.
Ho già spiegato perché non è la soluzione che può portare a risultati nel tempo! Anche considerata la sempre maggior diffusione dell’Alta Velocità per i treni (Milano-Roma in 3 ore e mezza, in aereo molto di più se si considerano i tempi di check-in, controlli, ritiro bagagli). Intanto ora quelli di CAI speculano, invece i francesi se la ridono e ci deridono! Le sorti del Paese non le hanno a cuore nemmeno certi politici incoscienti, che hanno perso di vista la responsabilità in favore di interessi privati di pochi.

9 Commenti

  1. alessandro calò

    Infatti, non a caso qualche giorno fa un giornale francese, a proposito di Alitalia, titolava:” Merci, Silvio”…ciao.bravo Carlo.

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  2. Angelo

    Beh c’è da dire che quando i francesi fecero la proposta durante la campagna elettorale, era una proposta con tagli al personale molto più di quelli che in realtà sono avvenuti oggi con CAI.
    Se non erro non era prevista nemmeno la cassa-integrazione per chi avrebbe perduto il posto di lavoro.

    C’è da dire che un periodo così lungo di cassa-integrazione a lavoratori nessun governo non lo aveva mai concesso prima (sette anni se non sbaglio).

    C’è da dire che l’Air France, quando ha fatto l’offerta, voleva portare la sede legale in Francia; insomma avrebbe trasformato un pò la questione e quello che adesso è ancora “italiano” per i due terzi, sarebbe diventato zero.

    C’è da dire che ci sono hostess che vanno in tv con il cappio e si scopre che prendono 3200 euro al mese, andando a sculettare sull’aereo portando l’acqua.
    C’è da dire che i nostri piloti sono tra i più “equipaggiati” a livello di confort aziendali (cellulari, auto, alloggi ecc..).
    C’è da dire che il personale dell’Alitalia, forse, non ha mai lavorato per un mese tutto intero, dato i “corposi” scioperi.
    C’è da dire che il governo, nella faccenda, è stato coinvolto e chiamato in causa addirittura quando il personale, senza avvertire, inizia a fare scioperi violando qualsiasi legge di “garanzia delle minime prestazioni”.
    C’è da dire che ci sono stati piloti che, raccogliendo una decina di firme e facendo dei movimenti, pretendevano di andare a discutere con il governo..

    C’è da dire che Alitalia è ancora Italiana e che Berlusconi si è fidato da chi, come Colaninno, è “legato” all’opposizione e quindi avrebbe potuto creare scompiglio nella faccenda solo per fini politici.

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  3. Angelo

    Per il resto è una precisa e attenta analisi “tecnica”.

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  4. Alex

    Bella analisi Carlo, ma mi verrebbe da dire una cosa: tanto per dirla alla Remarque, nulla di nuovo sul fronte occidentale.
    Tour 2005, Beppe Grillo annunciava la “S”vendita di Alitalia ad Air France… il prechè? Semplice, perchè Lunardi concede l’alta velocità Torino-Lione.
    C’è anche da dire questo.
    E se lo sapevo lui… perchè ci stupiamo per quello che sta succedendo ora e che succede da mesi a questa parte?
    Un abbaccio forte, vi voglio bene e sempre Pace e Amore…

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  5. Carlo

    Ciao ragazzi, grazie per aver riportato i vostri punti di vista.

    Volevo solo rendere onore alla verità, perché questo sta nello spirito di del blog, su alcuni punti (anche rispetto ad alcune cose scritte nel primo commento):
    – Gli esuberi di CAI sono molti di più di quelli che avrebbe fatto Air France (e la cassa integrazione, ovviamente, c’era, anche se non per sette anni);
    – Vendere allora Alitalia avrebbe evitato la liquidazione di un’azienda che perdeva più di un milione di euro al giorno (addirittura ora si vendono all’asta i quadri);
    – Non si capisce perché i francesci ringrazino (“Merci Silvio”) se le cose non fossero per loro strafavorevoli (loro avrebbero acquistato Alitalia tutta intera, debiti compresi, quelli che oggi paghiamo noi);
    – Air France avrebbe effettuato molti più voli nazionali rispetto a quelli di CAI.
    – Quanto ai costi per il personale, quelli di Alitalia in rapporto al fatturato, negli anni passati dove sono stati operati costanti tagli, sono sempre stati molto più bassi di quelli delle altre grandi compagnie;
    – Non è che berlusconi si è fidato di Colaninno, era rimasta l’unica proposta (secondo me c’era già l’accordo con Air France, che secondo i maggiori studiosi della materia, diventerà padrona assoluta di Alitalia fra qualche anno, quando potrà essere venduta la maggioranza delle azioni; con la differenza che chi ci avrà guadagnato sono Colaninno e soci, chi ci avrà perso i cittadini).

    Ciao e grazie ancora, arricchisce molto osservare tutti i punti di vista, sempre nella verità dei fatti!

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  6. Angelo

    Bah non per nulla, ma mi chiedevo se Air France, una volta avuta l’intera compagnia italiana, organizzasse rotte cercando di sviluppare il turismo francese, oppure quello Italiano.
    Mi chiedevo se Alitalia, adesso che è italiana seppur con quota francese, organizza rotte sviluppando il turismo italiano oppure quello francese.

    Siccome si parla spesso di turismo, io mi ponevo queste domande… Sai io credo che se fossi amministratore di Alitalia e di Air France, cercherei di fare delle rotte in maniera tale che se un americano vuole andare in costa azzurra, spenderebbe di meno fare “New York-Roma-Montecarlo”, anziché “New York-Parigi-Montecarlo”.
    Questo io che sono furbo e che cercherei di dare una mano allo sviluppo del mio territorio.

    Se poi all’ingresso della sede di Air France ci sia scritto “fate bene fratelli” e aiuterebbero il territorio italiano gestendo la COMPAGNIA DI BANDIERA ITALIANA, beh allora è un altro discorso.

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  7. giorgio serino

    Bella analisi, Carlo. Sarà molto utile a chi vorrà approfondire le proprie informazioni su alitalia. Dissento con angelo circa il destino dei lavoratori e il numero di licenziamenti nella prima trattativa, perchè le cose non stanno – ovviamente -come dice lui; i licenziamenti sarebbero stati nettamente di meno e la novità della rinegoziazione dei contratti, successivamente alla estinzione dei precedenti è stata un’alchimia becera e maldestra. Condivido la tua onestà intellettuale nel chiarire ben benino che le responsabilità sono di tutto l’arco costituzionale e non di alcune parti come – spesso – angelo tenta di far passare. Tra l’altro pure “l’italianità” come fattore positivo è tutto da dimostrare.
    Complimenti Carlo, a te e ai tuoi colleghi, il quadro è esauriente e onesto. Dobbiamo fare i conti con la media culturale e civica di chi ci governa. Un giorno introduci pure una discussione su “privatizzare, quando, come e perchè”, sono curioso. A presto. giorgio

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  8. Angelo Mingiano

    Complimenti per il lavoro fatto. Veramente interessante, semplice nella forma e sintetico il giusto. Posso pubblicarlo sul mio sito con chiaro riferimento a questo blog?
    E ovviamente complimenti per il blog

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  9. Carlo

    Ciao cari amici, grazie!!
    Certamente l’articolo, pur essendo lungo per un blog “snello”, è molto sintetico, il dossier che abbiamo realizzato è di una quarantina di pagine. Con simulazioni aziendali annesse.

    Angelo (Mingiano), fai pure! Sono sostenitore della libera informazione e libera circolazione (e accesso) della conoscenza. Complimenti anche a te per il tuo sito…
    Ciao Giorgio, sempre molto preciso e preparato! Cercherò di soddisfare presto la tua curiosità…

    A presto con il prossimo articolo!

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