Archive for Gennaio, 2009

Ambiente ed Energia, Amministrazione Pubblica

Cosa respiriamo, meglio saperlo!

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Con quest’articolo inizio a fare delle proposte programmatiche rivolte a chi si candiderà a guidare l’Amministrazione del nostro Comune. Come tutti sappiamo, a giugno si terranno le elezioni amministrative e in questo spazio farò un po’ quello avrei voluto fare con il Forum dei Giovani. Ogni tanto lancerò qualche spunto, qualche idea, qualche proposta. Prima che si facciano i programmi ufficiali raccoglierò tutte queste proposte, le sintetizzerò e le proporrò tutte insieme ai candidati sindaco (ovviamente ogni vostra proposta sarà benvenuta e aggiunta alle mie).

Oggi voglio occuparmi di ambiente. In particolare, senza ritornare a parlare dei tristi fatti accaduti nel passato (mi riferisco a depuratori, acqua, ma anche eternit, fumi derivanti da altri luoghi e tanto altro) e che ancora accadono, e volendomi soffermare sul versante atmosferico, voglio concentrarmi sui mezzi che si potrebbero adottare da qui in avanti per prevenire l’inquinamento.

Ritengo fondamentale un principio: la conoscenza è alla base della serenità, la trasparenza genera pace sociale. L’ho sempre sostenuto e credo sia un nostro diritto sapere cosa beviamo, cosa mangiamo, cosa respiriamo. Nello stesso tempo, è un dovere delle istituzioni garantire quella trasparenza che oggi ancora manca e viene negata, soprattutto nel campo ambientale.

Chiedo:
- l’installazione di una centralina di rilevamento di tutte le particelle potenzialmente inquinanti (so che costa, ma qui servirebbe una grande “forza contrattuale” della nuova amministrazione con quelle istituzioni e quegli enti - esempio ARPA - che possono fare tanto su questo fronte. Infatti chiedo che sia la Regione e quindi l’ARPA a provvedere).
- la pubblicazione sul sito internet del Comune dei rilevamenti atmosferici della centralina (oppure, se rientrasse nella rete ARPA, ovviamente sul sito dell’Agenzia).

L’immagine su esposta è la mappa delle centraline di rilevamento dell’ARPA (http://www.arpa.puglia.it/ReteRilevamento/). Non credete anche voi che ne manchi anche geograficamente una nella zona di Melendugno? Io, fossi nei futuri candidati, mi batterei fino allo sfinimento, con i mezzi più opportuni, pur di riuscire ad averla. Per il bene di tutti, che vale molto di più di mille brutte figure… A presto!

Economia e Sviluppo

Alitalia “all’italiana”…

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Prima di scrivere qualcosa attinente al nostro territorio, sento di voler affrontare un argomento di estrema attualità, non solo degli ultimi anni (è sempre stato di attualità…): la vicenda Alitalia.

Mi preme soprattutto mettere dei punti fermi, raccontare i fatti, dire le cose come stanno, visto che in tanti parlano e sparlano di quest’argomento dicendo cose spesso inesatte e contrastanti fra loro. Insomma, tg, quotidiani, ecc.: è un gran caos.

In sintesi: Alitalia nasce nel 1946, è di proprietà statale e fino al 1950 cresce sia dimensionalmente che in termini di risultati economici; è in attivo. Fino agli anni ‘60 è tutto un crescendo, tutto va bene. Il mercato, in questo periodo, dà certezze. La dirigenza è stabile e competente, le strategie di investimento sono ottime, in linea con quelle delle altre grandi compagnie Europee (fra tutte, Air France e British Airways). Negli anni ‘70, il mercato cambia: fattori di crisi (es. crisi petrolifere), spingono in alto i costi della compagnia (come quelli delle altre grandi compagnie) e l’apertura dei mercati alla concorrenza abbassa i prezzi. Il mercato diviene più flessibile. Ovunque, fuorché  in Italia, dove si mantengono in vita voli con un coefficiente di riempimento molto basso. Inizia, quindi, la cattiva gestione, asservita inoltre ad esigenze personali di alcuni politici.

Negli anni ‘80 quasi tutti i grandi Paesi si mobilitano cercando di privatizzare parte delle compagnie (qui ci sarebbe da aprire un nuovo argomento per chiedersi quando è “giusto” privatizzare) e cercare maggiore solidità mediante alleanze strategiche tra operatori. Ovunque, fuorché in Italia, dove Alitalia resta totalmente statale e con grosse difficoltà finanziarie.

Gli anni ‘90 sono pesantissimi. Mentre le tensioni sindacali crescevano e il low cost aumentava, nel ‘96 la situazione di Alitalia era questa: debiti per 3mila miliardi (lire) e perdita costante da dieci anni. Inizia una privatizzazione (il 37% del capitale), mentre si taglia il costo del lavoro: parte delle azioni vennero cedute ai lavoratori invece delle retribuzioni e parte in borsa… Comunque, verso la fine degli anni ‘90, nel triennio 97-99, dopo un Piano di risanamento, i debiti vengono saldati (per 3mila miliardi), si torna all’utile. Ma è un utile fittizio, frutto anche della privatizzazione.

Il grosso problema di Alitalia era, però, il fatto che ancora non avesse un Piano di medio -lungo periodo, che orientasse la compagnia verso una direzione strategica. Nel ‘94-’95 si puntò sul low cost e quindi sul breve raggio (voli di breve percorrenza), nel ‘96-’97 sul lungo raggio… Parlavamo di risultati positivi “fittizi”; infatti, in breve tempo la situazione tornò negativa, e di poneva il bisogno di una ricapitalizzazione, che si stimava necessaria per 3mila miliardi. Ovviamente, chi doveva ricapitalizzare, era lo Stato. In questi casi risulta necessario l’ok dell’UE, dalla quale arriva puntualmente una bocciatura dell’operazione e  questo causa la messa sotto tutela per 4-5 anni della compagnia.

Questo significa blocco totale di ogni strategia, quindi solo “ordinaria amministrazione” per un’azienda che aveva bisogno di “cambiare rotta”. Fatto strano: Air France e Iberia, ottengono l’ok dall’UE per una ricapitalizzazione nonostante presentassero delle condizioni peggiori rispetto ad Alitalia, la quale decide di far ricorso. il ricorso verrà vinto nel 2000, cioè quando oramai è troppo tardi (bancarotta vicina).

Nel 2000 si prova l’alleanza con KLM, subordinata allo sviluppo di Malpensa (punto di estrema attualità ancora oggi). Quello che doveva diventare il nuovo Hub italiano, avrebbe dovuto portare posti di lavoro, infrastrutture di collegamento con Milano e dintorni, ecc. Malpensa non è mai “decollato” e KLM ha preferito addirittura pagare una penale gigantesca pur di sciogliere l’accordo! Nel 2003 si tenta la strada della privatizzazione. Solo Air France ed Alitalia sono ancora controllate dai rispettivi Stati. Ma dal governo francese arriva la decisione di privatizzare e puntare all’accordo con KLM. In Italia, invece, tutti i sindacati sono contro la privatizzazione.

Questi anni sono quelli del tracollo, anche perché due anni prima la strategia era cambiata nuovamente: competere con le compagnie low cost sul breve raggio. Un disastro.

La gestione Cimoli (2003-06) è una delle peggiori di sempre. Opera nuovi tagli al personale.

Già nel 2003 le perdite erano di 1 milione di euro al giorno e l’indebitamento cresceva a dismisura; a fronte di questo, nel 2005 il cda raddoppia lo stipendio di Cimoli (2.791.000 euro, 6 volte lo stipendio dell’amministratore delegato di Air France; 3 volte quello dell’a.d. di British Airways)! Quando viene sostituito (2006), Cimoli chiede la bellezza di 8 milioni di euro di buonuscita!

Si arriva al 2004, quando l’alleanza Air France-KLM è favorevole all’allargamento ad Alitalia a condizione che essa sia risanata e privatizzata. Nel 2007 il Governo valuta Air France-KLM quale unico possibile acquirente di Alitalia. Scontri politici e solite polemiche “all’italiana” fanno ritirare i francesi, pronti, nel 2008, a riaprire le trattative solo dopo le nuove elezioni.

E’ storia recente la vendita a CAI (ci sarebbe da aprire un altro dibattito su cos’è CAI, perché è nata, se per salvare qualche compagnia, leggi Air One, o per altro, ma non si finirebbe più). Ma in che modo?

Il Governo modifica leggi per far si che si possano suddividere gli “assets” della compagnia in negativi e positivi (cioè solo le attività potenzialmente in grado di generare utile). I primi restano in capo allo Stato, cioè agli italiani, mediante un’apposita “bad company” che si accolla tutto il monte debiti da pagare. I secondi vanno a CAI. Qualche giorno fa CAI firma la vendita di parte consistente del capitale (un quarto) ad Air France-KLM, con la soddisfazione del Presidente Berlusconi, che tanto aveva osteggiato l’acquisto da parte dei francesi fino a qualche mese fa (quando i francesi avrebbero acquistato tutto, debiti compresi). C’è più di qualcuno che sente “puzza di bruciato”… ed io sono tra questi.

La compagine di Governo ha gestito molto male la vicenda Alitalia. Dall’altra parte l’opposizione fa silenzio assoluto, in quanto il principale esponente di CAI, Roberto Colaninno, è il papà di chi dovrebbe avere voce in capitolo del “Governo ombra” di Veltroni, ovvero il Ministro per lo Sviluppo Economico ombra Matteo Colaninno, che è sparito dalla circolazione.

Quanto alle motivazioni che hanno portato ai disastri economico-aziendali-finanziari della compagnia, c’è da dire (affermo questo con certezza, poiché insieme ad alcuni colleghi nei mesi scorsi abbiamo fatto uno studio approfondito su Alitalia) che i problemi di Alitalia sono stati, tecnicamente, di tipo “operativo“. Cioè incapacità di produrre un margine positivo con l’attività di produzione ordinaria. Quindi cattiva gestione. Troppi costi per servizi, troppi costi operativi in generale. Inoltre:

- Strategie errate: le aziende con un buon margine sono quelle che puntano sul lungo raggio!! Non si può puntare a competere con le low cost se non si è low cost!
- Mancato sviluppo di Malpensa, che ha portato a mancate alleanze che sarebbero state importantissime!
- Sistema “all’italiana”, che ha portato ad un blocco sistematico di ogni tentativo di privatizzazione, fino alla necessità di farlo perché ormai in fallimento.
- Errore nella mancata vendita ad Air France-KLM l’anno scorso.

Infine, per dire quanto fosse problematica la gestione della compagnia nell’ultimo decennio, compagnia ormai divenuta un ammasso di perdite, sempre nello studio che ho effettuato insieme ad alcuni colleghi, abbiamo effettuato un’ipotesi di scuola (consapevolmente grossolana, con numeri che sembrano piccoli ma che in realtà nascondono cifre immense). Ipotizzando di ridurre le tariffe del 5% e che a tale riduzione corrisponda un aumento della domanda del 10%, con un fatturato che sarebbe cresciuto in media dell’8% (cifre assurde, perciò ipotesi di scuola che però fa capire molte cose), si può affermare che: pur lasciando inalterata la struttura dei costi (cosa di per sé errata, ma importante per capire la conclusione), e aumentando di molto i ricavi i risultati sarebbero rimasti comunque non soddisfacenti.

Da questo capiamo come Alitalia fosse divenuta ormai un “carrozzone” destinato a fallire e quanto fosse utile venderla ad Air France nella prima trattativa alle condizioni della prima trattativa, invece c’è stato qualcuno che non ha voluto bene all’Italia alimentando polemiche e blocchi assurdi.

Tanto più assurdi se pensiamo a come si sono evolute poi le cose. Tenendo presente che chi ha la peggio, in tutta questa vicenda, sono gli italiani e i lavoratori, non di certo Colaninno e soci, che certamente non hanno a cuore le sorti del Paese, ma quelle delle loro tasche. CAI ha presentato un piano ridicolo, basato sulla competizione sul breve raggio.
Ho già spiegato che non è la soluzione che può portare a risultati nel tempo! Anche considerata la sempre maggior diffusione dell’Alta velocità per i treni (Milano-Roma in 3 ore e mezza, in aereo molto di più se si considerano i tempi di check-in, controlli, ritiro bagagli!) Intanto ora quelli di CAI speculano (fanno ciò che avevano in mente), invece i francesi se la ridono e ci deridono! Le sorti del Paese non le hanno a cuore nemmeno certi politici incoscienti, che hanno perso di vista la responsabilità in favore di interessi privati di pochi.

Sociale

Pare che… il mondo gira alla rovescia!

Come primo articolo ho scelto di affrontare delle tematiche di carattere generale, ma per le quali sento molto forte dentro di me il desiderio di esprimere una volontà di cambiamento. Articolo molto semplice, credo sia necessario per creare la giusta base di partenza per affrontare, successivamente, tutti i temi (ma non solo, ovviamente!) in esso espressi. Per ora, credo che procederò al ritmo di 2 articoli per settimana.

Non sono solito apprezzare moltissimo certa musica militante ma questo brano, come tanti di questo gruppo, descrive perfettamente quel senso di rabbia che mi viene quando penso a come vanno le cose nel nostro pazzo mondo…

Prendiamo ad esempio una strofa della canzone (in “romanesco”):
Ce sta quello che li sordi già ce l’ha
Ce ne sta n’artro che je servono assai
Ar primo tutte le banche je li vonno dà
Quell’artro invece no nun li vedrà mai!

Oppure un’altra:
Ce sta quello che davero nun fa niente
Ma ner frattempo come mai lui ce guadagna
Quell’artro invece che lavora pure instancabilmente
Quanno viene sera quasi quasi…manco ce magna!

Non sono solito nemmeno fare d’ogni erba un fascio e odio la demagogia spicciola che molti (anche in politica) fanno quando trattano questi temi, queste difficoltà e questa realtà spesso così poco equa.
Solo che, se devo dire proprio come la penso, molte cose come sono ora proprio non mi piacciono!

Mi riferisco, ad esempio, alla situazione del mercato del lavoro, del modello di economia che in questi ultimi 20 anni ha danneggiato una larga parte della popolazione mondiale (questa fase di difficoltà in economia è proprio frutto dell’aver “tirato troppo la corda” ed ha il sapore di una piccola rivincita da parte della gente comune, visto che i tassi di interesse per i mutui scendono alla grande, il prezzo della benzina anche, ecc., ma ne parleremo…), di tutta quella gente che da sola “non ce la fa” (per ogni tipo di problema), e così via…

In tutto questo, però, sono sempre stato ottimista. E sempre lo sarò. Anche perché credo che abbiamo in un certo senso il dovere di esserlo. L’alternativa è il piagnisteo, la disperazione. No, amici, non possiamo credere che di fronte abbiamo un orizzonte oscuro. Dobbiamo sentirci la generazione che può dare speranza al mondo intero. Dobbiamo credere che ce la faremo!
I segnali positivi sono tanti, tante persone che fanno il loro dovere, tante e sempre di più scoprono la gioia della collaborazione, dell’aprirsi agli altri, della reciprocità!

Insieme, pian piano, cercheremo di proporre nuove soluzioni, partendo da vicino, dalla comunità che ci sta intorno, ma pensando anche a livello globale. La rete è il posto dei sogni. Questo blog voglio che sia il posto della speranza! A presto.

Informazione

Si parte!

Il Blog è ufficialmente attivo!

Ciao a tutti e benvenuti sul mio blog!

Come ho detto ad alcuni, “mio blog” non significa solo mio, infatti mi piacerebbe molto se voi voleste inviarmi dei vostri interventi, dei vostri articoli, per pubblicarli su questo spazio.

Intanto sono felice per la vostra partecipazione tramite la vostra lettura e i vostri commenti.

In altre occasioni ho confessato quanta tristezza avevo nel momento in cui ho dovuto interrompere l’esperienza come Presidente del Forum dei Giovani. Sentivo dentro di me che avrei potuto deludere, con la mia partenza, quanti avevano creduto in me.

Per questo, non ho mai smesso di desiderare intensamente di tornare, dopo l’esaltante esperienza che ho intrapreso un anno fa e che continua ancora con risultati bellissimi, nella nostra terra per dare un contributo fattivo, per continuare a spendermi per “gli altri”.

Non so ancora quando potrò tornare fisicamente, spero presto. Per ora comincio così, con questo strumento.

Da questo blog, dalle pagine che già ci sono e da quello che scriverò, emergerà il mio modo di essere, in modo completamente “trasparente“, così come sono nella realtà. Senza doppi fini, senza strani calcoli, senza rancori, senza pregiudizi…

Ho voglia di dire quello che penso su vari argomenti e in particolare su questioni di grande rilevanza sociale, di grande rilevanza civica, di grande rilevanza umana!

Ho voglia di restare in contatto con voi, ho voglia di esprimere pareri (anche tecnici) sulla gestione del nostro territorio, ho voglia di suggerire strade nuove possibili, ho voglia di cominciare a sognare un riscatto della nostra terra. Insieme a voi.

Un abbraccio forte a tutti, a prestissimo.